![]() Da "Umanità Nova" n. 24 del 29 giugno 2003 Lanterna Magica: "S'era tutti sovversivi"
Nella ricorrenza dei trent'anni dalla morte di Franco Serantini, il giovane anarchico colpito dalla polizia mentre a Pisa si opponeva a un comizio fascista, diverse sono state le iniziative intraprese per ricordarlo, soprattutto a Pisa, sua città d'adozione che, ancora oggi, mantiene viva la memoria anche tra strati popolari non direttamente coinvolti nella lotta politica, nei gruppi dell'impegno militante e nei partiti politici. Vogliamo qui ricordare le iniziative legate alla Biblioteca Franco Serantini, costituita da compagni anarchici di Pisa, nel 1979 allo scopo di divulgarne la memoria e di promuovere lo studio sulla storia dell'anarchismo e dei movimenti antiautoritari. Due principalmente le iniziative promosse dalla BFS: la ristampa del libro di Corrado Stajano, Il sovversivo, uscito nel 1975 presso la casa editrice Einaudi di Torino e il convegno su L'età della rivolta svoltosi a Pisa il 10 e 11 maggio 2002 sui movimento sociali e le avanguardie artistiche degli anni Sessanta e Settanta. In quell'occasione, presso l'università, in una sala affollata, era stato proiettato il video in questione prodotto dal regista Giacomo Verde che oggi viene proposto e divulgato grazie alla coproduzione tra la BFS e le edizioni A che stampano l'omonima rivista A, la quale nel maggio 2002 ha pubblicato un apposito dossier sul caso dal titolo Franco Serantini. Storia di un sovversivo (e di un assassinio di Stato), ristampato e allegato alla videocassetta. Franco Serantini, giovane studente, come tanti suoi coetanei di quel periodo aveva scoperto, partendo dall'indignazione etica e morale verso le ingiustizie sociali, l'impegno e la militanza politica approdando al gruppo anarchico pisano, che vantava una presenza storica nella città e che stava rinnovando i suoi componenti incrociando i vecchi militanti con i giovanissimi in eskimo, jeans e capelli lunghi, venuti dalla ribellione esistenziale e beat degli anni Sessanta e dalla scoperta della politica rivoluzionaria col movimento studentesco e le pratiche inaugurate dai gruppi extraparlamentari. Nel 1972 un'area giovanile, radicale ed estremista in senso sociologico, si era consolidata a Pisa attorno a gruppi costituitisi di recente, come Lotta Continua, o rinvigorendo quelli già esistenti, come nel caso degli anarchici. Si trattava di una partecipazione alla politica totale, felice, volontaria, militante e piena di generosità, tipica dell'età giovanile, tesa a superare quella che a loro appariva l'ipocrisia della scissione delle parole dai fatti. Pratica e teoria dovevano coincidere; così l'antifascismo doveva diventare militante, non essere un oggetto da narrare e da reclamare ma, assieme e contemporaneamente, una pratica di lotta contro gli eredi di quell'ideologia e di quella storia: il MSI. È in questa situazione che matura la decisione di contestare (o meglio di provare ad impedire) il comizio di Giuseppe Niccolai del MSI il 5 di maggio del 1972, a pochissimi giorni dalle prime elezioni politiche anticipate della storia dell'Italia repubblicana. I giovani "extraparlamentari" scendono in piazza, si verificano vari scontri con la polizia, durante una carica Franco Serantini viene aggredito, selvaggiamente picchiato, portato in cella e lasciato morire senza alcuna cura o visita medica che, probabilmente, lo avrebbe salvato. La mobilitazione di tanti compagni e compagne, le controinchieste mirate a smentire le non verità delle dichiarazioni ufficiali delle autorità, contribuirono a far si che la verità non venisse nascosta, così come era già accaduto per Giuseppe Pinelli e Pietro Valpreda. Questo, in breve, il contesto temporale in cui s'inserisce la vita e la morte di Franco Serantini, ricostruito dal video, che raccoglie numerose testimonianze di quell'epoca, senza indulgere al sentimentalismo o alla retorica della celebrazione del martire, ripropone le vicende e l'atmosfera di quegli anni di grandi lotte e di intensa tensione etica. Attraverso le immagini, i racconti, le canzoni (La revolution, Hasta siempre!, La caccia alle streghe, La ballata di Pinelli e altre ancora), le emozioni che ancora i ricordi suscitano in chi racconta, è possibile ricostruire sogni, speranze, lotte di una rivoluzione esistenziale e di stili di vita di una generazione che ha vissuto in prima persona fatti e situazioni oggi diventati storia. La narrazione risulta gradevole, perché rifugge i toni epici e lirici, ma determinata nel ribadire connotazioni, giudizi, accadimenti, e le personalità dei vari testimoni (Corrado Stajano, Luciano e Valeria Della Mea, Soriano Ceccanti, Adriano Sofri e altri) ci appare ancora viva, vivace, incontaminata, capace di restituirci quello che in filosofia si chiama lo spirito del tempo. Diego Giachetti
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