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Da "Umanità Nova" n. 26 del 13 luglio 2003

Repressione in Grecia
Rischiano da 7 a 25 anni gli arrestati a Salonicco



La polizia greca ha recitato un ruolo ormai entrato nelle tristi consuetudini delle polizie di ogni dove in occasione delle contestazioni ai vertici dei potenti: arresti di massa, torture, molestie sessuali, umiliazioni ed insulti ai danni di tutti coloro che hanno la sfortuna di capitare tra le loro grinfie.

Un americano del Vermont racconta che dopo l'arresto è stato portato in commissariato dove i poliziotti disposti su due file lo hanno picchiato con bastoni minacciando di stuprarlo. A Carlos, un compagno spagnolo, sono stati strappati i capelli mentre veniva trascinato di peso. Un ragazza, Alessia, arrestata durante un presidio di solidarietà con i fermati svoltosi a il 22 giugno, è stata condannata a due anni, multata ed espulsa dalla Grecia dopo un processo sommario in cui sono state dichiarate "armi da guerra" un trapano, una saldatrice, qualche bullone e una fionda, gli attrezzi da lavoro di un compagno francese che era in auto con lei.

A Salonicco, gli arrestati ed i fermati durante e dopo le manifestazioni del 19, 20 e 21 giugno in occasione della riunione dei primi ministri dell'Unione Europea a Porto Carras nella penisola Calcidica sono stati oltre un centinaio. La maggior parte sono stati rilasciati nelle ore e giorni successivi senza denunce, 19 tra i rilasciati dovranno tornare in Grecia per il processo a loro carico mentre 7 sono stati trattenuti con accuse gravissime. Tutti e sette dovranno rispondere di rissa, resistenza a pubblico ufficiale, possesso di esplosivi.

La posizione più grave è quella di un sindacalista siriano che risiedeva, pur senza avere il permesso di soggiorno, da molti anni a Creta. Souleiman Dadouk, detto Kastro, rischia la morte nelle galere siriane in caso di estradizione nel suo paese d'origine. Subirebbe la stessa sorte di Mohammad Said Al-Sahri che, nel novembre scorso, dopo aver chiesto inutilmente asilo politico in Italia, è stato deportato in Siria dove è morto sotto tortura in un carcere alle porte di Damasco.

Tutti gli arrestati rischiano in ogni caso sino a 18 mesi di galera preventiva. Nei loro confronti si è scatenata la canea della stampa greca che li assimila a terroristi. I compagni in galera, oltre al siriano, sono due spagnoli, uno della CNT di Madrid e l'altro della Castilla e Leon, tre greci minorenni e un inglese, Simon Chapman, che le riprese della TV di stato dimostrano essere stato incastrato con prove costruite apposta. Al momento dell'arresto, come tutti gli altri, è stato picchiato selvaggiamente e, particolare ben evidenziato dalle immagini TV, gli sono state poste accanto tre borse nere piene di molotov che al momento del fermo non aveva con se. A carico dei due spagnoli, uno dei quali, Carlos di Madrid, descritto dai giornali, sebbene non risulti nessun mandato a suo carico, come un pericoloso anarchico ricercato internazionalmente in tre paesi, solo le testimonianze di poliziotti e le solite borse che compaiono e scompaiono secondo la necessità della polizia.

In base alla legge greca i compagni rischiano da sette a venticinque anni di reclusione. L'Europa dei padroni, delle polizie e delle galere non tollera dissenso.

Mortisia

Il carcere in cui sono detenuti i compagni, cui si possono inviare libri, pubblicazioni, abiti è: Dikastikes Fylakesdiabata Thessaloniki 54012 - Grecia

 

 

 


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