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Da "Umanità Nova"
n. 28 del 14 settembre 2003 D-istruzione programmata
Scuola: soldi alle private, tagli nelle pubbliche
Il Decreto Moratti - Tremonti con cui viene erogato il
bonus alle famiglie degli studenti che frequentano le scuole private
rappresenta l'ennesima tappa nel processo di smantellamento della scuola
pubblica.
Mai come quest'anno la riapertura delle scuole appare carica di problemi; a
cominciare dalla riforma dei cicli, approvata ma ancora per due anni
applicabile a livello sperimentale nelle elementari, assolutamente non
condivisa dal mondo della scuola (si pensi alle molte prese di posizione dei
collegi docenti che hanno respinto la sperimentazione); una riforma malamente
verniciata a nuovo con attività peraltro già praticate, come
l'inglese e l'informatica, per le quali comunque non sono state attivate
risorse nuove significative, mirata solamente a parcellizzare l'educazione
(vedi portfolio delle competenze degli studenti sino dalla scuola materna), a
tagliare risorse (abbattimento del tempo pieno, introduzione del maestro
unico), a gerarchizzare il lavoro (docente tutor, insegnante
prevalente…..). Ma i problemi non sono certo circoscritti alle elementari:
la situazione è insostenibile in ogni grado di scuola, soprattutto per
effetto della Legge finanziaria e delle disposizioni in materia di organici.
Aumento del numero di alunni per classe (non più 15, ma 20 il numero
minimo per costituire una classe), saturazione dell'orario di insegnamento,
sparizione degli spezzoni di cattedra e delle conseguenti possibilità di
lavoro per i precari, taglio degli organici dei docenti, dei posti di sostegno,
del personale amministrativo e dei collaboratori scolastici.
Ci sarà non solo un peggioramento della qualità didattica e una
restrizione del diritto allo studio, ma anche difficoltà di gestione
organizzativa, sia per la sostituzione del personale assente sia per la
fruizione dei diritti minimi previsti dal contratto di lavoro (permessi di
aggiornamento, ferie, motivi familiari). E intanto qualche dirigente scolastico
in cerca di rogna sta già parlando di straordinari obbligatori…
Dove vadano a finire le risorse sottratte alla scuola pubblica è persino
troppo evidente: immissione in ruolo massiccia degli insegnanti di religione;
finanziamento diretto alle famiglie che scelgono la scuola privata. In questo
contesto il decreto che stanzia 30 miliardi di euro l'anno per erogare il bonus
rappresenta certamente un'iniziativa vessatoria e provocatoria: bene fa lo
schieramento della sinistra ad indignarsi; altrettanto bene fanno i
costituzionalisti a strapparsi i capelli per l'ennesima beffa ai danni del
benemerito articolo della Costituzione. Non va dimenticato tuttavia che con
queste misure si sta semplicemente attuando la legge di parità. E
siccome un po' di ripasso non guasta mai, pur senza voler minimizzare la
gravità del recentissimo decreto Moratti-Tremonti, è bene
tuttavia ricordare che la legge 62, nota come legge di parità, venne
approvata dal centrosinistra il 2 marzo dell'anno giubilare 2000, sotto il
ministero di Berlinguer, al termine di un lungo iter monopolizzato dal
Vaticano, in cui la sinistra, che aveva a suo tempo inserito la parità
nel programma dell'Ulivo, si affannò a cercare l'escamotage con cui
aggirare l'ostacolo costituzionale. Il risultato fu davvero pregevole. Qualcosa
che accontentava le smanie clericali e che si conciliava col processo di
aziendalizzazione della scuola pubblica tanto caro al centro sinistra
così come alla CGIL (autrice del maxiemendamento che consentì
l'approvazione della legge), per non parlare di settori politici e sindacali
paraconfindustriali. Nacque così il sistema integrato pubblico-privato
dell'istruzione, fondato sul teorema che la scuola non è altro che un
servizio, reso tanto dal privato quanto dal pubblico: da ciò la presunta
legittimità di finanziare entrambe, o meglio, di spogliare l'una per
rimpannucciare l'altra. Nessun finanziamento diretto alle scuole private, nel
rispetto della costituzione, ma abbondanti finanziamenti alle scuole paritarie
(nuova denominazione), che chiedono di far parte del sistema integrato. La
legge 62 nacque con un impianto assai vago, una allarmante deregulation che si
è andata a normare strada facendo nei tre anni successivi alla sua
approvazione, quelli - manco a dirlo - del governo delle destre.
Nel 2002 le risorse economiche della scuola pubblica, oltre a svariate
penalizzazioni, subiscono il taglio del 6% rispetto all'anno precedente, per
semplici misure integrative di sostegno alle scuole private. Mentre pesanti
riduzioni si abbattono sugli organici della scuola pubblica, le private
paritarie finanziate mantengono mano libera sugli organici, sui criteri di
formazione delle classi, sulle modalità discrezionali di reclutamento,
ricevono finanziamenti diretti per l'handicap senza l'obbligo di attivare
insegnanti di sostegno, attuano contratti sotto tutela triplicando la
percentuale del ricorso ai CoCoCo rispetto al già cospicuo 25%
vergognosamente previsto dalla legge di parità. È in questo modo
e con tappe crescenti che si arriva all'ennesimo episodio, rappresentato dalla
recentissima istituzione del bonus; che poi altro non è che una replica
di quanto molte regioni, anche amministrate dalle sinistre, hanno stabilito da
tempo con loro delibere o di quanto a suo tempo, l'ineffabile ministro
Berlinguer propose per addolcire le proteste studentesche alla vigilia
dell'approvazione della legge di parità (un bonus anche per gli studenti
della scuola pubblica, purché "bisognosi e/o meritevoli").
Detto questo, conviene, che sulla questione e sulle problematiche generali
della scuola si sviluppi mobilitazione; sono già state individuate
alcune scadenze, come la giornata del 6 ottobre; altre si costruiranno, ma
occorre assolutamente evitare errori già commessi. L'anno passato, il
decreto di settembre anticipò la legge finanziaria, istituendo
l'esecutività dei licenziamenti per i soprannumerari, il rientro forzato
a scuola del personale dichiarato inidoneo per motivi di salute, la saturazione
dell'orario cattedra e la conseguente compressione degli organici; il tutto fu
messo al riparo in un decreto, sottraendolo sia al dibattito parlamentare sia,
soprattutto, alle possibili mobilitazioni sulla finanziaria che avrebbero
potuto condizionare l'iter della finanziaria; una preoccupazione forse
eccessiva, visto che l'anno passato le mobilitazioni furono dirottate
sull'articolo 18 e una delle peggiori leggi finanziarie per la scuola
passò come aria fresca; chi osò contrastare la manovra fu
lasciato da solo e tacciato di corporativismo. La situazione ora si ripropone:
un decreto pesante, già emanato, ed una finanziaria alle porte che
presumibilmente consoliderà quanto già decretato in questi
giorni. La ripresa della scuola deve coincidere con una generale ripresa delle
lotte in difesa dell'istruzione, contro lo smantellamento della scuola
pubblica, per il blocco dei finanziamenti alle private, senza nessuna fiducia
in chi ha la responsabilità politica di avere spalancato la porta alle
scuole dei preti e dei padroni.
Patrizia Nesti
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