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Da "Umanità Nova" n. 30 del 28 settembre 2003

WTO e agricoltura/2
Protezionisti in casa, liberisti hard fuori


I paesi ricchi assicurano il completo protezionismo attraverso una varietà di strumenti. Per questo le politiche commerciali sono risultate altamente discriminatorie verso i coltivatori dei paesi sottosviluppati. È tale l'estensione del protezionismo, che la benevolenza esibita dall'OCSE come aiuto allo sviluppo dei paesi poveri – per un totale di 52 miliardi di dollari – scompare di fronte ai monumentali sussidi di 311 miliardi di dollari che questi paesi hanno assicurato alla propria agricoltura nel 2001. Non è neppure il caso di dire che danno con una mano per riprendere con l'altra: in effetti i paesi ricchi concedono gli aiuti a quelli poveri per convincere l'opinione pubblica dei loro paesi della loro generosità verso le sofferenze umane, nella sostanza utilizzando questi aiuti per una penetrazione a senso unico dei paesi dell'OCSE nei mercati del resto del mondo.

La varietà dei colori delle scatole – scatola verde, scatola blu e scatola ambra – si è rivelata un abile strumento per i paesi ricchi per proteggere i propri sussidi all'agricoltura, e allo stesso tempo scaricare le loro eccedenze in tutto il mondo. Considerando che i prezzi delle merci sono ovunque inadeguati a consentire ai produttori di viverci, questi sussidi sono in sostanza la causa dell'eccedenza di prodotti sul mercato mondiale, che risultano in una tendenza al ribasso dei prezzi. Inoltre, secondo l'AoA (Accordo sull'Agricoltura), agli Stati Uniti è permesso di sostenere l'esportazione di frumento e farina di frumento con 363 milioni di dollari, mentre l'UE può arrivare a 1,4 miliardi all'anno. Al tempo stesso gli USA dispongono di altri 478 milioni di dollari all'anno col Programma di Sostegno all'Esportazione (EEP) che non è soggetto ad alcuna restrizione.

Avendo a disposizione tutti questi sostegni, le multinazionali agroalimentari trovano facile ed economico esportare. I crediti all'esportazione, utilizzati principalmente dagli Stati Uniti, e non conteggiati come sussidi all'esportazione, sono raddoppiati in un solo anno ed hanno raggiunto 5,9 miliardi di dollari nel 1998. I sussidi ed i crediti all'esportazione sono dunque sotto stretto controllo delle compagnie che esportano generi alimentari. Negli Usa per esempio, più dell'80% delle esportazioni di grano è in mano a tre ditte: Cargill, ADM e Zen Noh. Il livello di invasione dei mercati dei soli USA oscillano attorno al 40 per cento per il frumento, 30 per cento per la soia, dal 25 al 30 per cento per il mais e 57 per cento per il cotone. Ancora, ogni tonnellata di frumento o zucchero che la Gran Bretagna vende sul mercato internazionale ha un prezzo fra il 40 ed il 60 per cento inferiore al reale costo di produzione.

Questi incredibili livelli di invasione dei mercati non sono ben compresi nelle loro orrende conseguenze e nell'impatto che hanno sui contadini del terzo mondo a causa della scaltre manipolazioni che avvengono nel WTO. USA e UE hanno fatto in modo che alcuni sussidi – e ciò include il pagamento diretto – avessero poco o nessun impatto sui livelli produttivi e conseguentemente poco o nessun impatto sul commercio. Facendo ricorso a modelli sofisticati e avvantaggiandosi per la scarsa preparazione dei negoziatori dei paesi in via di sviluppo, hanno messo in opera un complesso sistema di regole che stabilisce che soltanto i sussidi della cosiddetta "scatola ambra" debbano essere eliminati, perché "distorcono il commercio". Come è risultato poi in seguito, si tratta precisamente dei sussidi che anche i paesi poveri utilizzavano.
Dall'altra parte, nella "scatola verde" e nella "scatola blu" i sussidi vengono assegnati a categorie di produttori agricoli che esistono solo nei paesi ricchi, e che i paesi poveri non si possono permettere. Conseguentemente, nel luglio 2002 gli USA hanno proposto dei tagli significativi qualificati di "distorcere il commercio", togliendo il sostegno domestico a tutti i prodotti dei partner commerciali, nella misura massima del 5 per cento del valore della produzione agroindustriale dei paesi industrializzati, e del 10 per cento per i paesi in via di sviluppo. Questo però non significa che gli USA debbano apportare dei tagli significativi ai loro sussidi in sostegno dei coltivatori, perché dispongono già di un piano di investimenti che mette loro a disposizione 180 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni, con oltre un terzo da utilizzare nei primi tre anni.

La riforma proposta per le Politiche Agricole dell'UE, annunciata prima del WTO di Cancun, non sta facendo alcun tentativo per apportare dei cambiamenti radicali negli impegni di riduzione presi. Muovendosi sulla traccia degli USA, sta spostando la maggior parte dei sussidi dalla "scatola blu" alla "scatola verde": l'agricoltura europea continuerà ad essere sostenuta al tenore di 43 miliardi di Euro per i prossimi 10 anni, e la cifra è destinata a salire con l'ingresso di nuovi membri. Da abili giocolieri, USA e UE sono riusciti a far scomparire i loro sostegni all'agricoltura da una scatola per farli apparire nell'altra, senza prendersi alcun impegno significativo. Un trucco istrionico che ora viene adoperato per dare l'illusione della sincerità di intenzioni dei paesi ricchi verso il "libero" commercio, in più utilizzandolo come contropartita per ottenere ulteriori vie di accesso ai mercati dei paesi poveri.

Come se i massicci sussidi non dovessero bastare, i paesi sviluppati hanno usato alte tariffe per bloccare con successo le importazioni dai paesi in via di sviluppo: hanno utilizzato le salvaguardie speciali (SSG), utilizzate fino ad ora soltanto da 38 paesi ricchi, per imporre restrizioni alle importazioni dai paesi non sviluppati. I paesi sviluppati fanno grande uso di questa flessibilità, riservandosi il diritto di utilizzare le SSG per un vasto numero di prodotti: il Canada per 150 linee di tariffe; gli USA per 189 linee di tariffe; la Svizzera per 961 linee di tariffe. Dall'altro lato, soltanto 22 paesi in via di sviluppo possono utilizzare le SSG. I membri più vulnerabili del WTO, il cui commercio di prodotti agricoli ha luogo in un solo regime tariffario, sono stati esclusi dall'accesso a questi strumenti.

Nel frattempo, questi paesi hanno fatto in modo da rispondere ai requisiti tecnici di taglio delle tariffe previsti dall'AoA senza significative diminuzioni ai sussidi. Sebbene USA, UE, Giappone e Canada mantengano delle tariffe di importazione, con picchi fino al 350 e al 900 per cento, su prodotti alimentari quali zucchero, riso, prodotti lattiero-caseari, carne, frutta, verdura e pesce, le pressioni per questa tornata di negoziati rimangono per bucare i mercati dei paesi non sviluppati, aprendoli all'esportazione di altri prodotti sostenuti dai sussidi.

(...)

L'ipocrisia dei paesi sviluppati ha trovato eco durante il recente viaggio in India di Nicholas Stern, economista della Banca Mondiale, il quale ha definito i sussidi che i paesi ricchi versano in sostegno dei propri contadini come "una colpa... su scala molto vasta", al tempo stesso diffidando l'India dal mettere in pratica qualunque tentativo volto ad impedire l'apertura del suo mercato: "I paesi in via di sviluppo devono rimuovere le loro barriere, al di là di ciò che può o meno avvenire nei paesi sviluppati". Nessuna meraviglia, mentre i negoziati continuano e i paesi poveri sono tenuti sotto pressione da manovre diversive, che le esportazioni agricole dai paesi dell'OCSE siano in continuo aumento. Fra il 1970 e il 2000, la quota di esportazioni della UE è aumentata dal 28,1 al 42,7 per cento. La Francia ha aumentato la sua quota dal 5,7 all'8,1 per cento, la Germania dal 2,6 al 5,9 per cento e la Gran Bretagna dal 2,7 al 4,1 per cento. (...)

Devinder Sharma (la prima parte di quest'articolo è comparsa sullo scorso numero di Umanità Nova con il titolo "WTO e agricoltura. La grande rapina"

 (Trad. Aenne)


 

 



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