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Da "Umanità Nova"
n. 31 del 5 ottobre 2003 Black out/2: No Enel, No black out
In attesa di avere dati più precisi, se mai
arriveranno, è possibile fare alcune considerazioni sul ruolo
svolto dal monopolio nel black out elettrico. I servizi pubblici sono
in genere gestiti in regime di monopolio: questo sono di fatto la
produzione e la distribuzione dell'energia elettrica in Italia. Si dice
che l'operatore monopolistico, a differenza dei produttori indipendenti
e concorrenti, non sarà costretto dalla concorrenza a ridurre i
costi peggiorando il servizio e sarà obbligato a fornire il
proprio prodotto (bene o servizio) anche alle utenze marginali che
sarebbero penalizzate da un regime di libera concorrenza. L'operatore
monopolistico, specie se pubblico, viene sollecitato inoltre a fornire
il proprio prodotto a prezzi politici: alle industrie perché
fattore decisivo del benessere nazionale, alle famiglie per contenere
il costo della vita e così via. È chiaro che il concetto
di utenza marginale implica quello di produzione marginale: se i costi
della distribuzione non devono gravare sull'utente, questo vale sia per
l'utente marginale (cioè lontano dai centri di produzione) sia
per il produttore marginale (cioè lontano dai centri di
consumo). È per questo che l'utente di Milano paga l'energia
elettrica nello stesso modo, sia che sia prodotta dalla centrale di
Tavazzano, oppure nella centrale di Brindisi o nelle centrali
elettriche della Sila. Questo concetto è stato messo per scritto
nei documenti relativi alla "privatizzazione" dell'Enel ed è
alla base della legge istitutiva del gestore unico della rete, legge
che impone al gestore di non scaricare sull'utente finale i costi del
trasporto dell'energia. Il Governo, ovviamente, non può
cancellare i costi con un tratto di penna; è per questo che la
rete è ancora pubblica e i suoi costi sono a carico del Tesoro,
quindi della fiscalità generale. Si dirà dov'è la
convenienza dell'operazione se, anziché pagare tutti con le
bollette, si paga ancora tutti con le tasse? Il fatto è che il
consumo domestico rappresenta solo una piccola parte del consumo di
elettricità: i grandi consumatori sono le industrie, come ad
esempio le acciaierie che usano convertitori elettrici o le industrie
chimiche. È palese che in un sistema di questo tipo i grandi
consumatori, già privilegiati con contratti particolari di
fornitura che escludono ad esempio i black out, sono ancor più
privilegiati dal fatto di non pagare i costi del trasporto
dell'energia. Un'altra conseguenza di questa scelta è che
l'operatore monopolistico ha tutto l'interesse a concentrare la
produzione in poche grandi centrali, riducendo i costi di manutenzione,
sorveglianza e quant'altro, e di approvvigionamento, possibilmente
rifornibili via mare, e a mettere in piedi un sistema centralizzato di
controllo che riduca al minimo l'intervento umano, sia per ridurre i
costi del personale, sia per ridurre il rischio di errore. Questo
sistema finisce per operare automaticamente a cascata, producendo black
out come quello che stiamo vivendo. Ancora una volta l'organizzazione
autoritaria si conferma incapace di gestire l'instabilità
connessa ai sistemi complessi: la sua smania per la centralizzazione e
per l'ordine finisce per ampliare geometricamente le conseguenze di
errori e disservizi marginali e comunque prevedibili. Un'altra
conseguenza dello scaricare i costi della distribuzione sulla
fiscalità generale è quella di mettere fuori mercato le
fonti alternative e soprattutto la produzione autonoma di
elettricità.
L'autogestione da parte di piccole comunità (industrie,
condomini, villaggi) viene scoraggiata proprio dal basso costo
dell'elettricità di monopolio: credo che il problema delle fonti
alternative sia affrontabile e risolvibile solo sottraendo al monopolio
la produzione di energia elettrica e portando in bolletta i costi del
trasporto dell'energia. Che cosa è possibile fare subito. La
responsabilità del black out è dell'Enel. È con
l'Enel che la quasi totalità delle persone ha un contratto di
fornitura, ed è l'Enel che ha cessato, per motivi suoi e
soprattutto per disorganizzazione, la fornitura del servizio. Si tratta
di aprire una vertenza legale per il risarcimento dei danni e per la
condanna dell'Enel per interruzione di pubblico servizio. A questo
scopo farebbero bene ad attivarsi le associazioni di consumatori, ma
anche i sindacati e gli organismi di base sul territorio. Accanto
all'Enel vanno posti sul banco degli imputati quei fornitori di
servizi, in primo luogo i fornitori di acqua potabile, che non si sono
dotati di gruppi di continuità in grado di consentire la
continuità nella fornitura dell'acqua potabile, servizio
più indispensabile di quello della fornitura di energia
elettrica, e che in genere è ritornato funzionante ore dopo la
riattivazione dell'elettricità. Infine le pubbliche
amministrazioni, affinché dotino le strutture pubbliche che ne
sono prive di gruppi di continuità e garantiscano
l'illuminazione pubblica anche in caso di black out. È chiaro
che in questo processo dovranno avere un ruolo decisivo le fonti
rinnovabili, in primo luogo solare fotovoltaico ed eolico. No Enel, No
black out
tiziano
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