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Da "Umanità Nova" n. 33 del 19 ottobre 2003

Il governo sull'orlo di una crisi di nervi
Fini apre le ostilità


Le dichiarazioni di Gianfranco Fini sul riconoscimento del diritto di voto agli immigrati e sul superamento degli ingressi annui contingentati hanno indubbiamente colto in contropiede molti, a partire dal centro-sinistra che, per calcolo politico, nel 1998 stralciò dalla legge Turco-Napolitano il diritto per i migranti al voto amministrativo e che ha sempre difeso a spada tratta la politica dei flussi.

Appare ovvio che il segretario di Alleanza Nazionale non è impazzito né si è improvvisamente scoperto antirazzista: molto più semplicemente fa il suo mestiere di politicante, ancora una volta sulla testa e sulla pelle proprio degli immigrati, col fine di far saltare i nervi a Bossi preparando una nuova maggioranza di governo.

Alleanza Nazionale, accanita sostenitrice dell'introduzione del reato di immigrazione clandestina, da anni va fomentando la xenofobia con evidenti accenti razzisti e non è passato molto tempo da quando, emblematicamente, un suo autorevole esponente, G. Landi di Chiavenna, dichiarò che "ci sono alcune etnie tendenzialmente orientate a delinquere (…) come gli albanesi".

D'altra parte allo stesso Fini i panni del "tollerante" vanno alquanto stretti dopo le sue recenti uscite omofobe e proibizioniste.
Alla sue spalle c'è infatti la legge sull'immigrazione che porta il suo nome unito a quello di Bossi, una legge con un impianto fortemente discriminatorio e poliziesco che conferma ed aggrava il ruolo dei Centri di Detenzione Temporanea per i "clandestini".

Così, anche nell'ipotesi di un riconoscimento formale del diritto di voto agli immigrati regolarizzati in tutto e per tutto, si approfondirebbe il divario inumano tra gli ultimi e i penultimi arrivati. Tanto più che tale limitato diritto politico non implica certo quello di un'effettiva uguaglianza con gli altri cittadini e lavoratori.

Le ultime dichiarazioni di Fini vanno quindi interpretate in chiave del tutto politica ed appare del tutto risibile anche l'ipotesi che in questo modo miri a cercare voti tra gli immigrati; per fare questo AN dovrebbe avere una cultura che non ha e che gran parte dei suoi militanti non vogliono avere, come dimostra la recente petizione antislamica di cui si sono fatti promotori a Milano e in altre città.
Saltano invece agli occhi alcune cose.

In questo modo Fini consolida un asse preferenziale con gli ex-democristiani dell'Udc e quindi con i vertici vaticani; contemporaneamente, facendo intravedere l'abolizione del numero chiuso degli ingressi consentiti va incontro alle richieste di manodopera flessibile e a buon prezzo più volte avanzate dal padronato.

Così, nell'eventualità di una crisi del governo Berlusconi, la candidatura di Fini a premier potrebbe contare sull'appoggio determinante della borghesia imprenditoriale ma anche delle gerarchie ecclesiastiche.
Sono infatti noti i pesanti giudizi sulla politica finanziaria del governo Berlusconi espressi dal governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio, dal presidente della Confindustria Antonio D'Amato e dalla presidente dei giovani industriali Anna Maria Artoni che ha persino paventato scenari argentini, ma anche quelli di parte cattolica non sono certo più lusinghieri, anzi. Si veda, ad esempio, in proposito un articolo di Luigi Campiglio, docente di politica economica all'Università Cattolica, pubblicato nientemeno che su Famiglia Cristiana del 12 ottobre in cui tra l'altro si afferma che "la Casa delle Libertà ha dimostrato un'acuta attenzione al problema di libertà delle imprese, ignorando l'esistenza di un drammatico problema di libertà per le famiglie".

Al contrario Fini in questi anni si è costantemente dimostrato in totale sintonia con la Chiesa, sia in difesa della famiglia e delle scuole cattoliche sia contro l'aborto e i matrimoni tra persone dello stesso sesso.

Appare quindi più che evidente la tattica di Fini: presentare un disegno di legge sul voto agli immigrati al solo scopo di destabilizzare l'attuale maggioranza e ridefinire al suo interno nuovi equilibri di potere.
Se infatti Forza Italia dovesse votare contro, assieme alla Lega Nord, in parlamento si troverebbe in minoranza di fronte ad uno schieramento favorevole trasversale comprendente AN (salvo qualche dissidente), Udc, centro-sinistra e Rifondazione Comunista. Se invece Forza Italia dovesse anch'essa schierarsi a favore del voto amministrativo per gli immigrati, la Lega Nord sfascerebbe tutto per andare alle elezioni anticipate, capitalizzando così il fatto di essere l'unico partito che si oppone alla “invasione extracomunitaria".

Inoltre va osservato che il gioco di Fini, pur rispondendo anche a logiche e lotte intestine dentro il proprio partito, rilancia la credibilità internazionale sua personale e di AN come partito della Destra europea, legittimato anche da una sinistra italiana che da tempo lo ritiene interlocutore serio e affidabile, forse non proprio antifascista ma comunque perbene.

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