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Da "Umanità Nova"
n. 35 del 2 novembre 2003
Il fantasma ed il lenzuolo
Giravolte politiche, sciopero del 24, sfida del 7
Tenersi
all'essenziale di fonte allo sviluppo di un conflitto sociale non
è sempre semplice. Non siamo, infatti, osservatori esterni di
una dinamica che si svolge su più piani e che vede muoversi
numerosi attori istituzionali e soggetti sociali.
Proviamo, allora, a definire i piani sui quali lo contro si svolge e l'oggetto dello scontro stesso.
Spiazzamenti
Nell'arco di poche settimane si è potuto rilevare che:
l'onorevole Berlusconi ha posto il buon popolo, l'opposizione, la
maggioranza e se stesso di fronte alla riforma delle pensioni
immediatamente dopo il black out energetico. Un'emergenza ne copriva
un'altra?
l'onorevole Fini ha sparigliato i giochi politici proponendo il diritto
di voto per gli immigrati nel pieno di questa crisi. Destra nazionale e
sociale contro destra liberale e nordista, ponte lanciato alla sinistra
su di un terreno diverso rispetto alla riforma delle pensioni,
riqualificazione di una destra sociale bloccata sul terreno del dialogo
con i suoi referenti sindacali?
le forze di polizia infliggono un colpo decisivo alle nuove Brigate
Rosse immediatamente prima dello sciopero generale del 24 ottobre. Di
colpo l'attenzione mediatica si sposta dallo sciopero stesso alle
vicende di alcune signore e di alcuni signori e ai meriti del ministro
degli interni.
Un quadro di giravolte e di spostamenti del cono di luce della società dello spettacolo di un qualche interesse.
La mobilitazione dei lavoratori, una mobilitazione sulla quale
è, ovviamente necessaria una riflessione più attenta,
sembra avere un peso relativo ed apparire un fenomeno fra altri in un
quadro politico, diciamo così, perturbato.
Giravolte
Prima dell'apparizione in diretta del nostro eroe, era noto che AN ed
UDC non desideravano rompere l'asse privilegiato fra governo e CISL che
ha caratterizzato i primi due anni del governo della destra.
Il patto della lavanderia fra Fini e Pezzotta aveva retto abbastanza
bene e ancora nel corso dell'estate passata il buon Sabino Pezzotta era
stato oggetto di contestazioni da parte della sinistra. La CISL aveva
denunciato con forza le malvage imprese della CGIL, dei DS e del PRC,
qui e là vi era stato persino qualche tafferuglio fra cislini e
cigiellini.
In particolare fra i metalmeccanici la FIOM manteneva e mantiene una
certa qual autonomia di iniziativa rispetto alla FIM ed alla UILM e
cerca, a volte riuscendoci, di rompere il fronte padronale mediante
contratti diversi rispetto a quello nazionale. Sono ben note le
iniziative di parte padronale a questo proposito e la pretesa di
bloccare la contrattazione aziendale per via legislativa da parte della
Confindustria. Un esempio di come il padronato interpreta
l'antistatalismo che ci propone a pranzo, cena e colazione.
Dopo lo sciopero del 24 ottobre, la dialettica all'interno della destra
e fra governo e sindacato ha ripreso vigore. La destra sociale sta
ipotizzando modalità diverse, rispetto alla prima ipotesi di
taglio delle pensioni. Una maggiore casualità e, guarda un po',
una gestione dei fondi pensione più accettabile per i sindacati
istituzionali, per tutti i sindacati istituzionali, CGIL compresa.
È presto per dire se si tratta di ballons d'essai o di una
provvisoria libera uscita da parte della destra sociale destinata a
rientrare al soffio della tremontana (l'e non è un refuso).
D'altro canto, CGIL-CISL-UIL stanno per rendere note le loro proposte
al governo e il sorriso del volpino Angeletti mentre le preannuncia non
rivelandone il contenuto induce a ritenere che i lavoratori possono
ragionevolmente aspettarsi l'ennesima buggeratura.
Sul piano politico, che qualcosa conta, la sinistra, per bocca di
Fassino, ci ricorda che non ha dimenticato la cultura di governo che la
caratterizza più della destra.
I fondamentali
Per quanto ci è dato di saperne l'adesione allo sciopero ed alle
manifestazioni del 24 ottobre è stata consistente. Possiamo
leggere questo fatto come una riprova dell'egemonia del sindacato di
stato o altrimenti ma è bene guardare in faccia i fatti. Nulla
è più sbagliato, per chi abbia la pretesa di essere un
rivoluzionario e non un politicante, che adattare i fatti alle proprie
speranze, se anche un'attitudine del genere servisse a rincuorare la
truppa a noi non servirebbe visto che il movimento per il quale
lavoriamo non è fatto di truppe da imbonire.
Credo che, per l'essenziale, questa mobilitazione, come gli scioperi
sulla questione dell'articolo 18, quello contro la legge finanziaria
precedente ed altri, segnalino che vi è un alto grado di
reattività dei lavoratori sulle questioni generali e che
l'impoverimento, che subiamo da molti anni ma che negli ultimi si
è accelerato, stia determinando tensioni profonde.
Il fatto che CGIL-CISL-UIL riescano a intercettare questo scontento
segnala i limiti del movimento dal punto di vista dell'autonomia
organizzativa e progettuale, dell'indipendenza dal ceto politico e
dalle istituzioni ma non ne negano la rilevanza la corrispondenza a un
accumulo di esigenze conflittuali che attraversano il mondo dei
lavoratori.
Quello che oggi è in gioco ha poco a che vedere con le
piattaforme dei sindacati istituzionali che, peraltro, la gran massa
dei lavoratori semplicemente ignora.
I lavoratori pongono, semplicemente, all'ordine del giorno la difesa di
un sistema di diritti che non sono stati loro regalati da nessuno ma
che hanno conquistato, faticosamente, nei passati decenni.
In questo senso, e con questi limiti, lo scontro è, pienamente e nel senso più alto del termine, politico.
Detto ciò, credo valga la pena di citare, Trilussa per quel che
riguarda l'illusione che i sindacati di stato vogliano e possano dare
espressione al movimento stesso.
Bonsenso pratico
Quanno, de notte, sparsero la voce
che un Fantasma girava sur castello,
tutta la folla corse e, ner vedello,
cascò in ginocchio co' le braccia in croce.
Ma un vecchio restò in piedi, e francamente
voleva dije che nun c'era gnente.
Poi ripensò: "sarebbe una pazzia.
Io, senza dubbio, vedo ch'è un lenzolo:
ma, più che di' la verità da solo,
preferisco sbaiamme in compagnia.
Dunque è un Fantasma, senza discussione".
E pure lui se mise a pecorone.
Se noi, per un verso, non crediamo che il lenzuolo pezzottiano sia un
fantasma e, soprattutto, che non sia la bandiera del movimento di
classe e se, per di più, non abbiamo la cinica capacità
di adattamento del vecchio della poesia, è necessario sviluppare
una capacità maggiore che in passato di informazione critica, di
confronto con i nostri compagni di lavoro, di memoria di quanto
è avvenuto in un recente passato e, presumibilmente,
avverrà nel prossimo futuro.
La partita si gioca oggi e si giocherà nei prossimi mesi nella
capacità di costruire lotte, sui posti di lavoro e sul
territorio, per il salario diretto e per quello differito, per le
libertà e per i servizi sociali.
Un primo, importante, momento di verifica della tenuta dell'opposizione
sociale si darà a breve con lo sciopero e la manifestazione
milanese del 7 novembre. In quell'occasione potremo non solo, lo
facciamo ogni giorno, dire la verità ma mobilitarci e lottare
per questa verità e, nel percorso di costruzione dello sciopero,
accumulare nuove forze per lo scontro sociale che ci attende.
Cosimo Scarinzi
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