archivio/archivio2003/un01/unlogopiccolo

Da "Umanità Nova" n. 37 del 16 novembre 2003

Muoiono anche gli 007
Afganistan: la guerra nascosta


Contorta è la vista di chi ha male intenzioni.
(Khushhal Khan, poeta guerriero afgano, 1613-1689)

È notizia del 4 novembre che il senato americano ha approvato lo stanziamento di fondi supplementari destinati all'Iraq e all'Afganistan per un totale di 87,5 miliardi di dollari. Una ventina di miliardi sono finalizzati alla "ricostruzione" dell'Iraq, oltre 66 sono destinati alle truppe Usa operanti nell'area del Golfo e in Medio Oriente, mentre appena 1 miliardo e 200 milioni di dollari sono stati stanziati per l'Afganistan (la Casa Bianca aveva chiesto anche meno), a conferma del progressivo disimpegno americano in questo paese, dopo la presunta vittoria sul terrorismo e il regime talebano.

Le notizie che, seppur col contagocce, ci giungono non fanno altro che confermare il quadro ormai da tempo delineatosi, un quadro che somiglia incredibilmente a quello di un Afganistan fuori dalla storia e da ogni controllo, che non sia quello imposto dai vari signori della guerra e del narcotraffico (l'Afganistan è tornato ad essere il primo produttore mondiale di oppio), dove la popolazione civile vive in un'immutata miseria rischiando continuamente di morire per le mine che in decenni di guerre sono state disseminate sul territorio; nello scorso anno le vittime sono state oltre 5 mila.

I bollettini di guerra continuano, anche in queste settimane prossime all'inverno, di scontri armati tra fazioni rivali legate a signori della guerra quali Abdul Rashid Dostum e Ustad Atta Mohammad che sono paradossalmente anche ministri dello stesso governo, il governo che non governa presieduto da Karzai; in tali combattimenti sono morti anche decine di civili.

Gli americani da parte loro sono stati costretti a rivedere gli assetti governativi, mirando ad inserirvi rappresentanti pashtun "moderati" già facenti parte del regime talebano. Lo scopo è lo stesso della guerra globale voluta da Bush dopo l'11 settembre: riprendere il controllo del territorio afgano per realizzare il progetto della Unocal, potente compagnia petrolifera nordamericana, per la costruzione di un oleodotto d'importanza strategica dal Turkmenistan al Pakistan via Afganistan.
Col precedente governo talebano infatti le trattative non andarono a buon termine, dato che i taliban tendevano sia ad alzare il prezzo sia a guardare verso altri interlocutori concorrenti, quali la Russia e l'Arabia Saudita, e quindi l'imperialismo Usa decise di usare altri metodi col pretesto di Bin Laden e di Al Quaeda.

Proseguono anche le attività di guerriglia "filotalebana" contro le strutture e le forze governative, ma anche contro le basi dei reparti militari di Enduring Freedom; in risposta a tale offensiva i bombardieri Usa cercano di colpire le formazioni ribelli con attacchi dall'aria, dato che i reparti speciali statunitensi non sono in grado di contrastarle su un territorio favorevole solo a chi si difende e si nasconde.

Dopo due anni dalla "fine della guerra", gli Usa continuano così a bombardare l'Afganistan: è una verità tutt'altro che marginale, eppure l'apprendiamo da poche saltuarie righe in striminziti lanci d'agenzia senza commento.

Alla fine di ottobre, in seguito ad uno scontro a fuoco sono stati uccisi due uomini della Cia.
La notizia è stata data quasi sottovoce e si ignora la loro missione, anche se di sicuro è finita male.

Brutto segno quando muoiono anche gli 007.

Uncle Fester









 

 



Contenuti  UNa storia  in edicola  archivio  comunicati  a-links


Redazione fat@inrete.it  Web uenne@ecn.org  Amministrazione  t.antonelli@tin.it