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Da "Umanità Nova" n. 41 del 14 dicembre 2003

Resistenza e repressione
Polonia: un anno di lotta alla fabbrica di Ozarow


Primavera 2002. Ozarow è una cittadina della periferia industriale di Varsavia, la cui principale risorsa di lavoro è una fabbrica di cavi, al passo con la tecnologia, di proprietà di Tele-fonika. Questa è una grossa ditta presente sul mercato internazionale ove sta tentando di espandersi. Il suo proprietario, Boguslaw Cupiala, nella classifica degli uomini più ricchi della Polonia, è al sesto posto, con una rendita valutata in 1,7 miliardi di dollari. Sta conducendo una ristrutturazione all'interno di Tele-fonika, che ha già causato 700 licenziamenti a Cracovia, mentre i profitti sono ascesi vertiginosamente. I piani prevedono la chiusura dell'impianto di Ozarow e il trasferimento dei macchinari e della produzione alle filiali di Stettino e Bydgoszcz. Da una parte dunque razionalizzazione dell'impiego, espansione delle mansioni, tagli nei tempi di produzione; dall'altra 900 lavoratori di Ozarow mandati a casa, con una notevole ripercussione negativa sull'indotto e su tutta l'economia del piccolo centro industriale.

I lavoratori danno inizio al blocco permanente dei cancelli, per impedire alla produzione di uscire, e soprattutto per ostacolare lo smontaggio e la movimentazione dei macchinari.

Estate 2002. Mentre prosegue il blocco totale dei cancelli, la direzione si organizza: introduce tecnici per smontare i macchinari, chiama alle proprie dipendenze una consistente forza di polizia privata, equipaggiandola con caschi ed abbigliamento appropriato, reclutandone alcuni anche fuori dai confini nazionali, in particolare in Russia e Ucraina. Intanto il sindacato Solidarnosc, pur dicendo di sostenere il blocco, non fa nulla per coinvolgere gli altri centri di produzione: a Stettino e Bydgoszcz si continua tranquillamente a lavorare.

Inizi novembre: la tensione tende a crescere mentre il blocco prosegue. Le squadre della polizia privata quotidianamente si confrontano coi lavoratori in momenti sempre più duri e arrivano a fare irruzione nell'asilo infantile degli addetti alla fabbrica col pretesto di cercare materiale incendiario che si sospetta essere nascosto lì. Un chiaro messaggio a quanti vorrebbero difendere il loro posto di lavoro.

26 novembre: alle 3,30 del mattino un folto gruppo di polizia privata attacca i picchetti operai. Vi sono numerosi feriti, di cui almeno uno ricoverato in ospedale. La popolazione accorre a sostenere il blocco, e vengono fatti intervenire anche i pompieri che irrorano la polizia privata. Interviene però in forze anche la polizia di stato, che dopo un duro confronto riesce a spezzare il blocco e liberare l'accesso alla fabbrica. Il picchetto si trasferisce allora alla vicina strada statale fra Varsavia e Poznan, dove i camion vengono fatti segno al lancio di sassi. Alcuni autisti scendono e solidarizzano con  il picchetto, ma entro sera alcuni convogli saranno riusciti a lasciare la fabbrica col loro carico. Nel corso della giornata vi sono stati una diecina di arresti. Gli anarchici di "Iniziativa dei lavoratori” cercano di rompere l'isolamento andando nei grandi centri operai a chiedere solidarietà e aiuto diretto alla lotta di Ozarow.

28 novembre: ancora una giornata di aspri scontri che vedono la partecipazione di tutta la popolazione, giovani e vecchi, donne e bambini, attivisti venuti da fuori e perfino un gruppo di tifosi di calcio, tutti protesi verso la riconquista dei cancelli. 3 anarchici di Poznan sono arrestati.

29 novembre: da varie parti del paese confluiscono a Ozarow anarchici e attivisti sindacali di base a dare concreto appoggio ai picchetti. Da Danzica è arrivato un contingente di operai dei cantieri che ha attaccato la polizia. Con l'acuirsi della situazione cresce anche la presa di coscienza della popolazione ed in particolare degli operai: dal "perbenismo” col quale avevano iniziato il confronto, fiduciosi che chi sta "in alto” avrebbe dato ascolto al loro punto di vista (non va dimenticato che la popolazione della Polonia, operai compresi, è in maggioranza cattolica e credente), siamo arrivati al momento in cui quasi tutti, quando si riferiscono alla polizia, li chiamano "quei cani” incaricati soltanto a fare ciecamente il comodo del padrone.

1 dicembre: i media continuano a diffondere notizie che la fabbrica è ormai vuota, ma i lavoratori dicono che, se è vero che un centinaio di camion sono riusciti ad uscire, prima di smobilitare tutto altri 900 dovranno passare, per almeno un altro mese, mentre la polizia di stato ha annunciato che sarà presente per non più di una settimana. Ad alcuni momenti alti la protesta alterna altri di depressione: lo scontro si è fatto più duro e oltre al lancio di sassi, razzi, proiettili di ferro, si fa ricorso ai chiodi a più punte per ostacolare in ogni modo l'uscita dei mezzi, riuscendo a bloccarne alcuni. Il freddo, particolarmente di notte, è molto intenso.

8 dicembre: un'altra settimana di lotta è trascorsa: ai sassi si sono aggiunte alcune molotov. Il picchetto cerca di trarre vantaggio anche dalle avverse condizioni atmosferiche, innaffiando in continuazione di acqua le strade e formando così dei blocchi di ghiaccio insuperabili ai camion, visto che la temperatura è scesa a 20 sotto zero. Continuano anche gli attacchi da parte delle polizia privata e di quella di stato e soprattutto quelli dei media che tentano di infondere il convincimento che gli operai di Ozarow sono in realtà isolati e sconfessati dallo stesso Solidarnosc (il che, a livello di vertici può anche essere vero), mentre danno il massimo spazio alle ragioni per la quali Cupiala ha dato il via alla ristrutturazione. Un comitato operaio si è formato per chiedere al governo che gli venga concessa la fabbrica in autogestione per continuare a produrre cavi.

Fine dicembre: durante il periodo natalizio una quindicina di operai è riuscito ad irrompere nella fabbrica e mettere in difficoltà le guardie. La direzione ha fatto aprire un ingresso secondario ed a far entrare da quella parte del carburante necessario alle prosecuzione delle operazioni di smontaggio. Aumentano le difficoltà per i picchetti che devono ora farsi carico di due ingressi. La gente resiste malgrado le temperature polari dormendo nelle tende, ma il numero dei partecipanti è sceso considerevolmente. La proprietà nel frattempo ha scorporato la fabbrica e l'ha ceduta ad un nuovo proprietario il quale promette di riprendere la produzione ma esclude che sia nel ramo dei cavi e della telefonia.

Febbraio '03: il governo ha assicurato che la nuova gestione della fabbrica riassumerà i licenziati della Tele-fonika. Dice di essere anche disposto a finanziare i progetti del comitato operaio, assegnandogli due edifici, purché venga abbandonata la pretesa di continuare la produzione dei cavi. Gli operai che hanno partecipato alle azioni al limite e superando la legalità non verranno perseguiti. Nella più generale demoralizzazione, il picchetto viene tolto.
La Polonia prosegue nel progetto di ristrutturazione capitalistica in vista del suo ingresso nella Comunità Europea.

Riassunto dal sito

(per una più approfondita analisi sulla situazione operaia del paese vedi: La situazione in Polonia, U.N. n. 32, del 6 ottobre 2002)

a cura di A. Nicolazzi



VIDEO SU OZAROW
Nell'incontro dell’Internazionale di Federazioni anarchiche svoltosi a Praga lo scorso novembre, alcuni compagni della Federazione polacca hanno proiettato un video sulla lotta nella fabbrica di Ozarow, di cui si parla nell'articolo a fianco.
Il video è in lingua polacca con sottotitoli in tedesco, ma l'eloquenza delle immagini è tale che riteniamo possa essere proiettato, valendosi di alcuni passaggi del testo riportato a lato.
Per riceverlo, telefonare a: 0585 75143 e versare 10 euro sul c.c.p. 11 02 85 45, intestato a Paola Nicolazzi, Carrara, specificando la causale.





 

 



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