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Da "Umanità Nova" n. 42 del 21 dicembre 2003

Il sangue dei bambini
La morale di Bush & soci
Afganistan: un massacro per sbloccare qualche contratto


Afganistan vuol dire "paese degli afgani"
(Enciclopedia dei ragazzi "Conoscere"

Alla fine di novembre un elicottero USA era stato abbattuto vicino alla base di Bagram, causando la morte di cinque militari statunitensi, ma gli attacchi contro le strutture e le truppe governative si ripetono con cadenza giornaliera in varie zone dell'Afganistan; nel solo mese di agosto nei combattimenti ci sono stati almeno 300 morti.
Si susseguono anche gli attentati nelle città, sovente senza riguardo per le vittime civili: in occasione della recente e breve visita del segretario USA della difesa Donald Rumsfeld ordigni sono esplosi sia a Kabul che a Kandahar.

Di contro la strategia dei comandi USA, non potendo e non volendo impegnarsi sul terreno insidioso della guerra per il controllo del territorio, ricorrono ai bombardamenti tattici, a sostegno di mirate operazioni terrestri dai nomi suggestivi (Anaconda, Vipera del deserto, Valanga...), attuate con l'impiego di limitati reparti speciali che tentano di allentare la pressione su Kabul delle forze antigovernative.
I risultati di queste operazioni appaiono militarmente ininfluenti, ma devastanti per la popolazione: l'uccisione di 9 bambini afgani a sud di Ghazni il 6 dicembre e di altri sei il 10 dicembre ha fatto pure notizia sulla stampa occidentale, ma crimini di guerra del genere sono tragica normalità.

Davanti alle evidenti difficoltà operative incontrate dall'occupazione dell'Afganistan, così come per l'Iraq, "gli USA auspicano un'espansione NATO" (D: Rumsfeld) delineando una "possibile unificazione della missione ISAF-Nato con Enduring Freedom sotto comando USA" (Ministro della Difesa, Martino), tale da poter estendere fuori da Kabul il raggio di intervento della coalizione, garantendo la penetrazione dei "team" che dovrebbero gestire la ricostruzione.
La sequenza aggressione-occupazione-normalizzazione appare però tutt'altro che compiuta e, dopo due anni dalla vittoria USA sul regime talebano, appare emblematico che i talebani siano tornati sulla scena, sia quale entità politico-militare che come interlocutori del governo presieduto da Hamid Karzai sotto protezione Usa.

Mentre infatti appare destinata al fallimento la convocazione della Loya Girga, la tradizionale assemblea tribale, incaricata di approvare la nuova costituzione nazionale, il governo provvisorio e i diplomatici di Bush cercano di ricucire i rapporti proprio con i Taliban.
In questo senso si colloca il rilascio del ministro degli Esteri del passato regime taliban, detenuto nella base di Bagram, che si sarebbe poi "sdebitato" favorendo un incontro avvenuto più o meno segretamente a Kandahar tra militari americani e i "padroni di casa" talebani.
Analoghi rapporti sono intercorsi tra il governo Karzai e l'ex ministro talebano per le Aree tribali.

Così, se mai si arriverà alla formazione di un governo democraticamente eletto, andrebbe in replica una situazione non molto dissimile da quella di una decina di anni fa, quando i barbuti esponenti talebani erano invitati a Washington a discutere di affari e le violazioni dei diritti umani compiute dal regime teocratico di Kabul indignavano solo le femministe americane.

Il terrorismo e bin Laden, il burqa e la libertà delle donne, il narcotraffico ed il mullah Omar, sono ormai argomenti superstiti; d'altra parte pure Al-Qaeda ha cambiato nome.
Migliaia di morti innocenti per sboccare qualche contratto e per un rimasto di governo: questa la morale.

Uncle Fester








 

 



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