![]() Da "Umanità Nova" n. 4 dell'8 febbraio 2004 Scuola. Boicottare la riforma
Giunge così a compimento un processo avviato da anni,
sul quale si sono avvicendati con accanimento due governi di diverso
colore, ugualmente ossessionati dalla volontà di introdurre
nella scuola pubblica criteri di selezione, di riduzione dei saperi, di
abbattimento di risorse finanziarie, di taglio del personale, di
dequalificazione, di subordinazione dell'istruzione alle esigenze del
mercato. Questo il terreno comune che caratterizzava l'impianto del
progetto di riforma ulivista-cigiellina di Berlinguer e che costituisce
l'asse portante, con le dovute variabili, della riforma Moratti. Ripercorriamo qualche tappa. La Moratti presenta i contenuti e le finalità del
proprio progetto di riforma dei cicli a partire dal luglio 2001,
attraverso il documento di Bertagna, che viene ufficialmente illustrato
nel dicembre nel famoso Forum degli stati generali tenuto all'EUR in
forma superblindata, tra le contestazioni di una enorme manifestazione,
sostenuta sostanzialmente dagli studenti e dai sindacati di base,
effettuata in un clima di forte tensione: era la prima manifestazione
di piazza imponente che si teneva dopo Genova. Nella primavera 2002 il Consiglio dei ministri approva il
disegno di legge delega, mentre si dà inizio ad una poderosa e
dispendiosa opera di propaganda esercitata a colpi di opuscoletti
accattivanti che dovrebbero toccare il cuore di docenti e famiglie:
sarà anche questa una caratteristica ricorrente nell'iter della
riforma Moratti. Nel settembre 2002 parte in 250 scuole elementari il progetto
nazionale di sperimentazione della riforma macroscopicamente
finalizzato alla ricerca del consenso: le adesioni provengono
principalmente dalle regioni e dalle province filogovernative. In
Toscana, per fare un esempio, il 70% delle scuole che sperimentano la
riforma sono private, nella provincia di Livorno, grazie alle prese di
posizione dei Collegi docenti, nessuna scuola chiede la
sperimentazione. I risultati della sperimentazione, ovviamente, sono
una trionfante conferma dell'impianto morattiano. Nel primo semestre del 2003 il disegno di legge viene
approvato sia alla Camera che al Senato. Nel settembre, all'inizio
dell'attuale anno scolastico, il Consiglio dei Ministri approva lo
schema del decreto legislativo. Dopo aver recepito il parere, peraltro
solo consultivo, della conferenza Stato-regioni, che propone alcuni
emendamenti, arriviamo così alla definitiva approvazione dello
scorso 23 gennaio, nonostante alcune scaramucce interne alla stessa
maggioranza e nonostante il parere negativo espresso dalla commissione
bilancio del senato che rileva la mancanza di copertura finanziaria per
alcuni capitoli di spesa relativi alla diffusione della scuola
dell'infanzia e all'anticipo scolastico. La scuola riformata
sarà dunque sconvolta per i seguenti motivi: l'anticipo a due
anni e mezzo senza adattamento e ampliamento delle strutture e senza
ulteriori assunzioni abbatterà irrimediabilmente la
qualità della scuola d'infanzia; l'anticipo opzionale
dell'ingresso alle elementari creerà classi disomogenee in cui
saranno presenti contemporaneamente alunni con età compresa tra
i 5 anni e mezzo e i sette anni, con notevoli differenze di maturazione
affettiva e cognitiva; l'introduzione dell'insegnante tutor
comporterà una gerarchizzazione inaccettabile e una dannosa
rottura dell'equilibrio nel lavoro dei docenti; l'orario scolastico
sarà ridotto nella scuola elementare a 27 ore, opzionalmente
estensibili: ad esempio, su 10 classi di tempo pieno (attualmente 40
ore settimanali), utilizzando il tempo base si vanno a perdere 7
insegnanti rispetto all'attuale; in ogni caso, anche con la massima
estensione di tempo, si perdono comunque 3 insegnanti. Inoltre
l'utilizzo della quota opzionale introdurrà sino dal primo ciclo
dell'obbligo, una discriminazione ingiustificata e dannosa per i
bambini. È stato trascurato ad esempio il settore della scuola
media, che pure è duramente colpito, e del tutto accantonata la
questione della secondaria superiore, per la quale ancora non
c'è decreto attuativo, ma che è ugualmente smembrata e
ridotta nella legge 53; la strumentalizzazione: spesso gli enti locali
hanno sostenuto le mobilitazioni perché decisi a non accollarsi
le competenze relative alla garanzia di erogazione del servizio mensa,
che la Moratti ha sganciato insieme al tempo pieno. Ne è
risultata una eccessiva istituzionalizzazione e depotenziamento delle
proteste ed alcuni irrilevanti emendamenti suggeriti dalla conferenza
stato-regioni, esclusivamente relativi ai servizi mensa il movimentiamo
a tutti i costi: c'è stata una eccessiva valorizzazione di
comitati ed associazioni di genitori, identificati come unico soggetto
pienamente legittimato ad assumere iniziative, in realtà
chiunque abbia seguite le vicende ha verificato, con le debite
eccezioni, che molto spesso queste associazioni sono l'interfaccia di
partiti politici o sindacati (CGIL-DS-PRC), che alcuni genitori in
realtà hanno ruoli e incarichi o sono candidati per le
amministrative. Si è voluto togliere spazio al terreno della
mobilitazione sindacale, l'unica in grado di contrastare efficacemente
una manovra che riguarda uno specifico settore lavorativo, dove tra
l'altro il sindacalismo di base è piuttosto diffuso ed in netto
vantaggio, sul tema della lotta contro la riforma dei cicli, persino
sulla CGIL. Non è un caso se su una questione così rilevante
non sia stato indetto nemmeno uno sciopero (con l'eccezione dello
sciopero Unicobas dello scorso 6 ottobre), che la questione sia stata
oscurata ancora una volta da un'altra emergenza - le pensioni -, che si
sia voluto scegliere la strada dei girotondi, la campagna d'opinione
anziché la lotta sindacale. Il compito che ci aspetta è
senz'altro impegnativo: continuare la mobilitazione nelle piazze, nelle
assemblee, nelle scuole, anche nei comitati, laddove siano autentiche
strutture di base, per contrastare l'attuazione della riforma,
boicottarne l'applicazione e contenerne gli esiti, per difendere i
posti di lavoro e salvaguardare il diritto all'educazione degli
studenti; ma anche lavorare per la costruzione di uno sciopero che veda
le lavoratrici ed i lavoratori della scuola protagonisti della lotta
contro la vergognosa e devastante ristrutturazione del loro settore. Patrizia
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