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Da "Umanità Nova"
n. 4 dell'8 febbraio 2004
Abbattere i muri
31 gennaio: chiudere i CPT, aprire le frontiere!
Torino: iniziativa al CPT per bambini
In occasione della giornata europea per la libertà dei migranti
a Torino in mattinata si è svolta la manifestazione indetta
dalla Federazione Anarchica Torinese davanti al CPT per bambini in via
Priocca angolo via Porporati.
Nella nostra città, da ormai un anno è operativa una
struttura, travestita da comunità, in cui vengono rinchiusi in
attesa di espulsione i bambini immigrati, soprattutto marocchini e
rumeni. Grazie alla trovata dell'assessore all'assistenza Lepri, con il
pretesto della ricongiunzione con le famiglie (quasi sempre
inesistenti) rispediscono in Marocco e Romania, bambini e bambine, cui
persino l'attuale legge razzista garantirebbe il diritto all'asilo ed
all'istruzione.
La stessa legge liberticida Bossi-Fini che per quello che riguarda i
minori impone il divieto dell'espulsione e l'inserimento in percorsi di
formazione, viene abilmente aggirata.
In base ad accordi tra l'Italia e Romania e Marocco non è
più necessaria alcuna esplicita richiesta documentata da parte
dei genitori per eseguire il rimpatrio del minore verso il paese
d'origine: basta la disponibilità del consolato.
Il comune ed il prefetto di Torino sono riusciti in un solo colpo a
rispondere alle richieste repressive della destra, e a rivestire le
espulsioni forzate di bambini poveri di quella patina "umanitaria" di
cui amano ammantarsi sinistre istituzionali e associazionismo
cattolico. Va in questo senso il richiamo alla "famiglia" e la pretesa
che la comunità-prigione sia una forma di protezione. Ma il
più delle volte i piccoli dell'est Europa o maghrebini sono
venduti proprio dai famigliari a commercianti di esseri umani per conto
delle organizzazioni criminali ed è lecito supporre che ben
difficilmente queste famiglie faranno richiesta di rimpatrio del
bambino. E ben sappiamo con quanta facilità le autorità
del paese d'origine siano disponibili a favorire il rimpatrio, dietro
lauta ricompensa a corruttibili burocrati statali.
Per circa due ore di fronte alla galera che il centro-sinistra al
governo in questa città riserva ai bambini migranti si sono
succeduti interventi, musica, distribuzione di vino, libri e volantini
per sensibilizzare la gente del quartiere rispetto ad una struttura che
sotto una sottile patina di perbenismo ed ipocrisia nasconde la
volontà dell'amministrazione comunale di trasformare persino la
tragedia di bambini poveri, sfruttati e schiavizzati in una questione
di ordine pubblico, da reprimere con un'apposita galera, una galera cui
si viene condannati solo per essere nati nella parte sbagliata del
mondo, in uno dei tanti sud di questo pianeta martoriato. Buono
l'interesse suscitato nei passanti, molti dei quali immigrati che
vivono in questa zona popolare alle spalle del mercato di Porta
Palazzo.
La mattinata si è conclusa con un concerto di Francesco e la sua
band che hanno tentato con la musica di oltrepassare il muro di una
delle tante galere con le quali lo Stato mostra la sua ferocia,
difendendo i confini che separano chi ha tutto da chi ha nulla. Sono
muri di mattoni cementati dall'indifferenza e dall'ipocrisia dei troppi
che preferiscono non vedere, preferiscono non sapere.
Sono muri che occorre abbattere.
Eufelia
Bologna: per la libertà dei migranti e la chiusura dei lager
Oltre 2000 persone hanno sfilato per le vie del centro nella
manifestazione bolognese che si ricollegava alla giornata di lotta
europea contro le politiche xenofobe, razziste e classiste messe in
atto ad diversi governi europei al fine di "arginare" e controllare i
flussi migratori mondiali.
Come anarchici abbiamo partecipato alla manifestazione confluendovi
assieme al corteo degli occupanti dello scalo internazionale dei
migranti autogestito di via Canarini. Nella manifestazione con la
presenza di compagne e compagni di Parma, Modena, Bologna, Imola e
Rimini si è formata un'area anarchica caratterizzata da un
grande striscione e dal furgone che diffondeva canti anarchici
interpretati dalla @band. Diffusione di volantini e di Umanità
Nova. Oltre 200 compagni e compagne caratterizzavano questa presenza
che era diffusa anche nelle altre zone del corteo.
Il corteo si è caratterizzato per una visibile e sonora
contestazione alla Croce Rossa Italiana (sezione di Bologna);
l'organizzazione che ha vinto l'appalto per la gestione del CPT di via
Mattei e che è salita all'onore delle cronache per i metodi
già sperimentati nei lager degli anni ‘30 e ‘40 come metodi
"scientifici ed umanitari" attraverso i quali garantire il regime di
detenzione. Oltre a numerose scritte un gruppo di compagni del comitato
"Senza frontiere" ha scaricato davanti allo schieramento di polizia,
posta a guardia della sede della CRI, uno scatolone di medicine
"calmanti". Anche in questo caso si può dire: rispedito al
mittente.
Assieme alle varie aree dell'antagonismo bolognese vi erano consistenti
gruppi di immigrati: dai "rumeni" dello scalo internazionale, ai
pakistani reclusi nei centri di accoglienza, a numerosi immigrati di
origine araba organizzati nell'associazione "3 febbraio".
Un gruppo di disobbedienti del nordest ha partecipato alla
manifestazione rivendicando l'"attacco" al CPT di via Mattei che si
è svolto nella mattinata di mercoledì 28.
Una nota di colore, a margine della manifestazione, si coglie dalle
notizie di stampa. Ieri, in concomitanza con la manifestazione, erano
riuniti a Bologna gli stati generali dell'Ulivo locale, per
l'investitura ufficiale di Sergio Cofferati a candidato sindaco del
comune di Bologna. Nel suo discorso di investitura l'ex-segraterio
della CGIL si è espresso "senza se e senza ma" per la chiusura
del CPT di via Mattei. Ne vedremo delle belle!
Redb
Roma gli immigrati in corteo
Quando il "Comitato Immigrati", realtà di recente costituzione,
2 anni circa, che coordina in modo diretto gli immigrati e le loro
associazioni, ha deciso di fare una manifestazione nazionale a Roma per
il 31 gennaio, di protesta contro la sede principale del potere
politico e in difesa della dignità, la libertà, i diritti
di tutti gli immigrati, molto scetticismo è stato espresso da
parte delle organizzazioni politiche che lavorano nel settore e molta
diffidenza è stata manifestata nei confronti della loro pretesa
di autorganizzazione, sospetta di separatismo. Poca attenzione, invece,
è stata prestata alla loro determinazione di decidere modi e
contenuti delle lotte nelle quali sono impegnati in prima persona.
Compagni libertari e della FAI milanese hanno ritenuto opportuno
valorizzare e solidarizzare con il loro percorso di autorganizzazione.
In tal senso è stata attuata una sottoscrizione e favorita una
festa al Torchiera per la raccolta di fondi per abbassare notevolmente
i costi di trasporto per i manifestanti che da Milano si recavano a
Roma. È stato distribuito un volantino da parte della FAI
milanese e del collettivo "Organizzazione Spazi Liberati" in sostegno
della mobilitazione del 31 gennaio.
Nel pullman che al mattino presto di recava a Roma eravamo solo 4
italiani e tante speranze da parte degli immigrati organizzati dal Todo
Cambia sul buon esito della manifestazione.
E l'attesa non è andata delusa: si parla di un corteo di circa 10 mila manifestanti. .
Il dato che balza subito agli occhi è quello della stragrande
maggioranza di immigrati, con una percentuale di italiani che non credo
superasse il 3 o il 4%.
Lo striscione d'apertura è sul diritto alla libera circolazione.
Un corteo coloratissimo e rumorosissimo, in una gara di vivacità
tra uno spezzone e l'altro, con musiche, canti e balli oltre,
naturalmente agli slogan inneggianti al diritto alla casa, al lavoro,
alla salute, alla regolarizzazione, contro i cpt ed ogni forma di
discriminazione.
Alcuni compagni della FAI di Milano, Napoli e Roma si sono incontrati
per scambiarsi le valutazioni e attivandosi in azioni di propaganda,
diffondendo Umanità Nova e distribuendo il volantino bilingue
predisposto dalla Commissione antirazzista" e stampato dalla
Commissione stampa e propaganda.
Alla fine del corteo si sono susseguiti tanti interventi da parte di
rappresentanze delle varie associazione immigrati. Per il Todo Cambia
di Milano hanno parlato un'immigrata polacca e una cilena. Nel momento
dello scioglimento la polizia ha bloccato i manifestanti che si
muovevano assieme. Sicuramente, avevano avuto sentore che ci sarebbe
stato lo sviluppo di una azione dimostrativa; che infatti è
stata realizzata in serata: l'occupazione di piazza San Pietro, da
parte di circa 600-700 africani provenienti da Caserta, impegnati in
una battaglia per rivendicare l'asilo politico e nello stesso tempo il
diritto al lavoro (che l'asilo politico nega).
Inoltre, a loro fianco c'erano anche 26 curdi impegnati a continuare lo
sciopero della fame di protesta, iniziato da lunedì 26.
Nel pullman di ritorno a Milano l'atmosfera dei componenti del Todo
Cambia era di grande sollievo e festosità commentando: "il
Comitato Immigrati ha centrato l'obbettivo che la manifestazione
nazionale di Roma si proponeva, sia per il numero dei partecipanti che
per i contenuti espressi. Ha riaffermato i principi e i metodi della
propria autorganizzazione, diventando un soggetto politico di cui si
dovrà tener conto, a cominciare dai gruppi politici, evitando
strumentalizzazioni da qualsiasi parte avvengano".
Enrico
Gorizia presidio contro i CPT
Si è svolta a Gorizia una manifestazione contro i Centri di
detenzione temporanea organizzata dai compagni anarchici del Nord-est e
della Slovenia. In particolare si è voluto protestare contro il
progetto (che è stato appena avviato) di costruire un CPT in una
caserma dimessa a Gradisca.
Il banchetto e il presidio, hanno avuto un buon esito ed anche una
discreta eco sui media locali. C'erano libri, striscioni, cartelloni,
filmati: è stato proiettato il video sull'azione al lager di
Woomera in Australia e distribuiti volantini con esaurienti
informazioni per i numerosi passanti.
La riuscita di questa prima iniziativa è di buon auspicio per la
continuazione della campagna che continuerà nelle prossime
settimane.
Luca
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