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Da "Umanità Nova" n. 6 del 22 febbraio 2004

Letture
Dizionario biografico degli anarchici italiani


Dizionario biografico degli anarchici italiani, Volume primo A - G, Pisa, BFS Edizioni - Biblioteca Franco Serantini, 2003, pp. XXII-790, 80 euro

Mi prospetto la situazione di tanti buoni che lottano con ristrettezze e dolori che saranno sempre sconosciuti. Vedo tanti miei cari in casacca da galeotti, anime e cuori nobili che non hanno esitato tra il sacrificio dell'esistenza e la necessità d'agire, vedo i nostri, le isole, i reclusori, i sanatori, le case ove manca tutto, ed ove la tubercolosi si inocula nella denutrizione quotidiana. Temprati come siamo nella lotta, possiamo guardare con sicurezza l'incerto domani. Possiamo lottare e morire!
Da una lettera di Attilio Bulzamini del 1933.

Attilio Bulzamini, di Imola, classe 1890, macchinista nelle ferrovie. Licenziato per motivi politici, operaio metalmeccanico alla Breda di Milano. Amico di Malatesta, è il primo ad accoglierlo quando il vecchio anarchico esce da San Vittore nel 1922. Costretto a riparare all'estero dopo pestaggi e intimidazioni ad opera dei fascisti, combatte in Spagna, a Monte Pelato. Muore a Barcellona in seguito a una operazione.
Pompeo Barbieri di San Giuliano di Pisa, nato nel 1881, operaio alla Fiat di La Spezia. Anarchico dalla prima giovinezza, collabora a "Il Libertario". Arrestato per antimilitarismo e per la partecipazione al biennio rosso, emigra in Francia per sfuggire alle minacce dello stato e dei fascisti. Muore a 46 anni per un incidente sul lavoro.
Augusto Crinelletti, anconetano classe 1859. Muratore, socialista poi anarchico. Gerente de "L'Agitazione" fa due anni di carcere per reati di stampa. Riparato all'estero, rientra dopo alcuni anni. Continua a prestare il suo nome per la stampa anarchica. Nel 1913 è nel gruppo "Volontà" di Malatesta.
Ambrogio Airoldi è di Busto Arsizio, del 1876. Fa il legatore. Chiuso in riformatorio, poi assegnato a una compagnia di disciplina, è uno degli amici de "Il Grido della Folla". Più volte condannato, anche per "percosse al parroco", diventa baritono. In una tournée in Romania si segnala per la "pessima condotta".
Nata a Firenze nel 1855, Teresa Fabbrini Ballerini diventa presto una infaticabile propagandista dell'ideale anarchico. Conferenziera e scrittrice (Dalla schiavitù alla libertà), accumula condanne, arresti e domicilio coatto. Ripara in Francia. Espulsa, va in Svizzera dove muore a 48 anni consumata dagli stenti.
Nasce a Carrara nel 1882 Andrea Giandalasini. Lizzatore nelle cave apuane, membro della commissione esecutiva della CdL carrarina, attivo nella difesa dei diritti dei cavatori. Organizzatore degli Arditi del popolo, partecipa ai fatti di Sarzana e sconta quattro anni di carcere. Sospettato di complicità con Lucetti, è sottoposto alle sgradite attenzioni delle autorità fasciste fino alla morte.
È di famiglia di anarchici Cesare Giani, di Figline Valdarno, nato nel 1868. Infaticabile organizzatore, buon parlatore, collabora alla stampa locale e nazionale. Costantemente vigilato sotto il fascismo, si mantiene sempre fedele all'ideale. Muore nel 1953. "Al suo funerale, affollatissimo e in forma civile, ci sono fiori rossi e bandiere nere e la banda suona Addio Lugano Bella".

Sono oltre mille le "voci" che affollano il I volume dell'eccezionale lavoro che è venuto recentemente ad arricchire il materiale storiografico sull'anarchismo di lingua italiana. Frutto della collaborazione di oltre 140 fra studiosi e militanti, diretti da Maurizio Antonioli, Giampietro Berti, Santi Fedele e Pasquale Iuso e coordinati da un comitato di redazione facente capo, tra gli altri, a Franco Bertolucci, Gianpiero Landi, Luigi Di Lembo, Natale Musarra, Giorgio Sacchetti e Claudio Venza, questo dizionario si presenta come un'opera fondamentale e di grande respiro, conclusione di un percorso che in questi anni ha affrontato la storia del movimento anarchico con una serietà e una obiettività a lungo ignorate, e al tempo stesso strumento imprescindibile e prezioso per nuovi studi e ricerche. Costruendo le biografie degli anarchici attivi in Italia o che, nella emigrazione, hanno mantenuto contatti organici con la madrepatria (e le poche lacune presenti, che speriamo possano essere presto integrate in un supplemento informatico, non tolgono nulla al valore dell'opera), il dizionario permette di indagare e assemblare, con precisione statistica, i caratteri e le peculiarità del movimento anarchico. E di sfatare i luoghi comuni e i pregiudizi che in passato gli erano stati cuciti addosso da una storiografia più attenta alle esigenze della propaganda che non alla serietà dei risultati. Quanto emerge, pertanto, non è il solito quadro "elitario" attento solo alle biografie dei "grandi" (già conosciute e qui, comunque, riproposte con intelligenza alla luce delle nuove ricerche), ma piuttosto e soprattutto la storia di base e della base, "una storia di quelle migliaia e migliaia di militanti che hanno costituito in gran parte il tessuto connettivo del movimento".
Sono molti gli aspetti interessanti offerti dalla consultazione di questo lavoro, e ho iniziato volutamente col sunto di alcune biografie "esemplari", per mettere in luce sia l'intensità delle esistenze ricostruite con tanta passione e scrupolo filologico, sia la sostanziale uniformità, pur nella diversità delle situazioni, di queste vite, segnate tutte da caratteri comuni.

Innanzitutto la distribuzione geografica e temporale e la consistenza del movimento. Da sempre si è parlato di un anarchismo forte soprattutto nelle regioni del centro e nord Italia, e infatti la ricerca conferma una significativa e omogenea presenza in Toscana, Romagna, Marche e Umbria, con consistenti nuclei di militanti nel Lazio, in Liguria, Lombardia e nelle grandi città, mentre in regioni quali Puglia, Campania e Sicilia il movimento è diffuso a macchia di leopardo. È una presenza particolarmente numerosa ed attiva fra il 1880 e il 1924, periodo d'oro del movimento storico, fino a quando l'attrazione esercitata dalla rivoluzione russa e la durissima stretta repressiva del fascismo, con la conseguente diaspora, non "svuotano" il tessuto militante di molte delle sue migliori energie. Un movimento comunque ricco di militanti, e il dato dei fascicoli raccolti al Casellario politico centrale, con il 17% di anarchici (26.626 quelli schedati!), è lì a dimostrarlo. Poi l'estrazione sociale, che viene a smentire, dati alla mano, la supponente e superficiale vulgata marxista, che voleva un marxismo "di classe", operaio e proletario, contrapposto a un anarchismo piccolo borghese slegato dalla realtà del mondo del lavoro. Sono infatti, in grande maggioranza, operai e lavoratori dipendenti, muratori, cavatori, minatori, ecc., gli anarchici biografati, con solo un 8% di appartenenti alla borghesia e non più del 25% di artigiani (preponderanti calzolai e falegnami) o piccoli lavoratori autonomi. Del resto l'importanza della componente salariata si riflette tanto nell'impegno all'interno delle organizzazioni operaie e sindacali, che vedono molti loro dirigenti, qui biografati, provenire dall'anarchismo, quanto nella integrazione con gli ambienti popolari, quale emerge dallo stretto rapporto, descritto in numerose biografie, con le comunità proletarie di città e paesi.

Accanto a questi aspetti strutturali, il dizionario ci permette di scoprire, con la sua straordinaria ricchezza di materiale, anche la sostanziale coincidenza delle caratteristiche umane e delle esperienze di vita e di lavoro degli anarchici biografati. Se il diffuso autodidattismo esprime lo sforzo per fare della cultura e della conoscenza strumenti di emancipazione e liberazione collettiva, la ininterrotta distribuzione di opuscoli e giornali, perseguita ovunque con identica costanza, dimostra il naturale "federalismo" dell'attività di questi militanti, sempre attenti, anche quando aderenti ad organizzazioni regionali o nazionali, alla centralità del lavoro locale. Parallelamente, risultano impressionanti, se rapportate all'oggi, la qualità e la quantità delle "attenzioni" repressive a cui sono stati soggetti, nella quasi totalità, i libertari biografati. E se la natura sovversiva, rivoluzionaria e antilegalitaria del movimento anarchico riesce a spiegare in parte l'accanimento, ora più ora meno feroce, ma sempre tenacemente perseguito, con il quale i suoi nemici hanno voluto colpirlo, evidentemente sono l'irriducibilità e l'impossibilità di qualsiasi forma di recupero istituzionale a scatenare l'unica risposta con la quale il potere cerca di fermare le istanze libertarie. Le denunce, i sequestri, la galera, il domicilio coatto, il confino, i licenziamenti, l'esilio, le percosse, quando non la morte, tutto parla della continua violenza (subita e non esercitata, dunque, nonostante i facili e falsi stereotipi) alla quale pressoché nessuno, dei "nostri" biografati, può sottrarsi. E solo con la clandestinità o l'esilio in terra straniera, così frequente in queste esistenze, gli anarchici che rifiuteranno di sottomettersi potranno sfuggire alle minacce del fascismo contrastato a viso aperto e trovare condizioni di vita più dignitose e favorevoli al prosieguo della militanza. Esclusi i pochi che aderiranno al regime o che deporranno le armi della rivoluzione sociale, li ritroveremo, ancora numerosi, a combattere al fianco dei compagni spagnoli o nella resistenza contro il nazifascismo.

Ma il quadro d'insieme che esce da queste pagine, unico nella storiografia dei movimenti politici, non si limita a fornirci dei dati e delle storie. Esprime qualcosa di più, esprime la adesione e la continuità degli anarchici di oggi con la loro esperienza, senza equivoci, distinguo o abiure strumentali. Con qualche necessaria critica, certo, con qualche riflessione doverosa sugli errori commessi e sulle debolezze dimostrate, ma con un forte attaccamento a questa condivisa storia sovversiva, fatta di dure lotte, di repressione e di illegalità rese necessarie dalla illegalità del potere, a queste vite ribelli che, seppure segnate dal carcere e da condizioni di vita drammatiche, hanno cercato di contrastare, con le armi della libertà, lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e l'autoritarismo del potere.

Massimo Ortalli
















 

 



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