Umanità Nova, numero 10 del 21 marzo 2004, Anno 84
Il terrore e la morte si sono abbattuti nel cuore dell'Europa. La guerra permanente è arrivata sulle nostre sponde, turba i nostri sogni. È un incubo che si avvera. E non bastano gli artifici retorici a coprire l'orrore, a mettere a tacere la paura. La favola nera dello sceicco cattivo e terrorista contro cui ogni mezzo è lecito non funziona più. Gli Usa ed i loro alleati hanno bombardato, invaso, torturato, affamato le popolazioni irachene ed afgane con il pretesto della caccia al principe delle tenebre, il novello Saladino. Tra le macerie di Baghdad e di Kabul, nelle discariche dei mille sud di questo mondo diviso tra chi ha troppo e chi nulla, crescono le truppe dello sceicco, crescono i fanatici cui la libertà dell'occidente non ha portato che oppressione, miseria, malattia, morte.
La guerra alimenta la guerra, il terrore alimenta il terrore. È una spirale senza fine, una spirale in cui la ferocia del nemico si amplifica all'infinito per coprire la posta di dominio per cui si combattono tutte le guerre.
La guerra al terrorismo è un orrendo inganno. Il terrorismo è guerra, la guerra è terrorismo. È solo questione di proporzioni: gli stati mettono in campo gli eserciti con i B52, con le bombe a frammentazione, con le atomiche tattiche, con l'uranio impoverito. A morire sono uomini, donne e bambini. La combriccola dello sceicco usa altre armi: cinture esplosive, kamikaze, aerei-bomba. A morire sono uomini, donne e bambini.
George e Osama hanno frequentato le stesse scuole, bazzicato i medesimi consigli di amministrazione. Ieri alleati, oggi nemici hanno la stessa faccia, quella feroce del potere, del fanatismo religioso, del terrore elevato a morale.
Ancora una volta il sogno della ragion di stato genera mostri. Ci hanno raccontato la favola della libertà mentre edificavano prigioni, ci hanno raccontato la favola della pace mentre riempivano gli arsenali ed armavano gli eserciti, ci hanno raccontato la favola del benessere mentre ci sfruttavano, ci hanno raccontato la favola del rispetto e del pluralismo mentre erigevano muri, ci hanno raccontato la favola della nazione e della bandiera mentre ci mandavano a morire.
In questi anni, destra e sinistra, governo ed opposizione, hanno cercato di arruolarci, di unirci con la paura, di coprire le nostre vite con un sudario tricolore. Ma noi non ci siamo stati: abbiamo disertato la loro guerra, stracciato le loro bandiere, sputato sulla loro retorica da caserma.
Abbiamo scelto di essere uomini e donne di parte. La parte degli oppressi, degli sfruttati, dei senzapatria, dei senza religione. La parte di chi crede che non c'è pace senza giustizia, la parte di chi crede che non vi sono guerre giuste, né poteri buoni.
Mortisia