Umanità Nova, numero 11 del 28 marzo 2004, Anno 84
La manifestazione del 20 marzo ha avuto una gigantesca partecipazione di popolo.
L'attenzione verso la manifestazione è cresciuta moltissimo
negli ultimi giorni, in seguito alle vicende spagnole che sono suonate
come la conferma delle ragioni dell'opposizione alla guerra del
petrolio e dei petrolieri Bush e Cheney.
Il corteo è stato incontrollabile: la piazza di partenza
ufficiale (Piazza Barberini) è stata snobbata dai molti (noi
compresi) che si sono dati appuntamento lungo tutto il percorso. La
testa del corteo ufficiale è stata costretta a rincorrere la
testa del corteo reale, partito in anticipo.
Di questa incontrollabilità ha approfittato lo spezzone
anarchico che ha fatto un'ampia deviazione urlando prima sotto le
finestre del ministero dell'interno il nostro no a tutte le guerre e a
tutti gli eserciti, spiegandone poi le ragioni nel popolare rione Monti
e riconfluendo infine nel corteo principale. Nel corso del corteo i
compagni romani hanno anche provveduto all'affissione di una locandina
che ricorda il 60º anniversario delle Fosse Ardeatine dove furono
assassinate dai nazifascisti 335 persone, tra cui quattro nostri
compagni.
L'imponenza della partecipazione alla manifestazione ha beffeggiato
i guerrafondai nostrani che avevano provato, due giorni prima, a
lanciare una sfida di mobilitazioni con un'ambigua manifestazione
"contro il terrorismo" che doveva servire a giustificare la permanenza
delle truppe italiane in Iraq e che è sonoramente fallita per
l'assoluta assenza di partecipazione popolare: gli unici presenti erano
i vigili urbani che portavano i gonfaloni dei vari comuni che avevano
aderito.
Il fatto che la manifestazione fosse così grande ed
incontrollabile ha spiazzato anche la CGIL che, nei giorni precedenti,
aveva assicurato tutti sulla propria capacità di governare la
piazza, garantendo l'agibilità politica a Fassino, divenuto
simbolo della sinistra con l'elmetto, in un corteo che chiedeva il
ritiro immediato delle truppe dall'Iraq.
L'impressione di chi scrive è infatti che sia stato percepito dalla quasi totalità dei manifestanti come ambiguo l'atteggiamento della sinistra istituzionale che, dopo essersi proclamata lo scorso anno "Contro la guerra senza se e senza ma", a furia di "se" e di "ma" nei loro equilibrismi parlamentari hanno dimenticato il "contro". La ripresa degli scontri in Kosovo ha ricordato inoltre che quella carneficina "umanitaria" l'aveva fatta il governo D'Alema. Ed ha smitizzato l'altro paradigma agitato da questi signori per non dispiacere i padroni americani: quello del "mandato ONU" che legittimerebbe la guerra.
Fassino, abituato a frequentare le piazze televisive, ha avuto un amaro risveglio quando si è trovato di fronte la piazza reale del 20 marzo che ha relegato lui e i suoi compari in un vicoletto fischiandoli al passaggio di ogni spezzone del corteo.
I DS hanno pensato di salvarsi la faccia passando per vittime e, per farlo, hanno provato ad entrare nel corteo proprio quando passavano i centri sociali, sicuri della reazione dei compagni. Non si capisce perché, se il loro intento fosse stato quello di partecipare effettivamente alla manifestazione non abbiano provato ad entrare al passaggio, ad esempio, dell'ARCI.
Nonostante non sia successo nulla, tranne alcuni slogan e fischi contro Fassino, questi signori hanno prima cercato di esasperare gli animi facendo aggredire dal servizio d'ordine chiunque fosse nei paraggi (giornalisti ed ignari passanti compresi), poi hanno suonato la grancassa denunciando la "vile aggressione politica" ed incassando immediatamente la solidarietà dei loro complici berlusconiani al fine di tacere della, più che legittima, contestazione (peraltro solo sonora) al segretario dei DS e soprattutto per non parlare dell'unica cosa rilevante avvenuta il 20 marzo: che circa un milione di persone è sceso in piazza per chiedere il ritiro immediato delle truppe dall'Iraq.
L'incaricato