Umanità Nova, numero 14 del 25 aprile 2004, Anno 84
La visibilità mediatica di una guerra si muove tra due
estremi: da una parte abbiamo la mancanza assoluta di immagini e
dall'altra l'ossessività per il più piccolo dettaglio.
Nelle ultime settimane, cioè da quando è definitivamente
tramontata la favoletta della "pacificazione", la disinformazione in
atto su quello che realmente sta accadendo in Iraq ha raggiunto dei
limiti notevoli e, paradossalmente ma non troppo, i continui
collegamenti giornalistici "dal campo" non riescono a nascondere la
realtà di una informazione sempre più asservita alle
logiche militariste.
Tra gli ultimi episodi emblematici ci sono gli scontri che hanno visto
impegnati a Nassiriya i soldati italiani e che hanno provocato non si
sa ancora quanti morti tra la popolazione, l'assedio della città
di Falluja e, infine, l'uccisione di uno degli ostaggi italiani in mano
ad un gruppo di "terroristi islamici". In tutti e tre i casi è
apparso chiaro che il controllo dell'informazione su quanto avviene in
Iraq è molto più stringente e capillare di quanto
vorrebbero farci credere i paladini della "civiltà occidentale"
e dei loro liberissimi media.
La "battaglia" (la definizione non è nostra) combattuta dalle
truppe italiane contro la folla che occupava tre ponti a Nassiriya non
è stata - fino a questo momento - documentata nemmeno da una
fotografia, nonostante l'esistenza e l'uso continuo di strumenti di
ripresa da parte delle unità di combattimento tricolori. In
questo modo l'unica versione di quanto accaduto in quel frangente
è ancora ed esclusivamente quella fornita dai comandi militari
ed avallata immediatamente dai politici e dai mass-media nostrani [1].
Stesso discorso per l'assedio di Falluja, dove il quotidiano massacro
della popolazione sottoposta all'attacco della forza militare
statunitense non viene documentato se non da qualche scarna immagine
poco significativa a fronte di alcune corrispondenze e di molte
informazioni, per la maggior parte da fonti irachene, che provano a
raccontare quanto sta accadendo.
Infine, tutti sanno che esiste un video dell'uccisione del mercenario
italiano rapito ma solo pochi hanno potuto visionare quelle immagini e
la descrizione "ufficiale" del loro contenuto è stata lasciata
in Italia alla parole del Ministro degli Esteri piuttosto che ad un
giornalista, in modo da assicurare una gestione dell'episodio non
conflittuale con le scelte governative.
Da parte sua l'esercito Usa ha chiaramente ribadito cosa capita ai
giornalisti che non sono al suo seguito, sono infatti almeno già
cinque i cronisti uccisi dai militari da quando le truppe dell'alleanza
sono entrate in Iraq. Se a questi si aggiungono quelli vittime degli
iracheni [2] si può ben capire come ci sia
tutto l'interesse a far si che le notizie vengano veicolate, sempre e
comunque, da fonti che sono tutto meno che indipendenti.
Solo in questo modo si spiega per esempio il fatto che - nonostante la
crudezza delle immagini - sia stato tranquillamente diffuso il video
sul linciaggio di quattro mercenari statunitensi mentre quello
sull'esecuzione dell'italiano non sia stato trasmesso in quanto le
immagini sarebbero "troppo sanguinose" e potrebbero "urtare la
sensibilità degli spettatori" [3].
Qualche anno fa passarono sugli schermi televisivi numerosi documenti
filmati, i cosiddetti "Combat film", girati durante la seconda guerra
mondiale e vi furono anche diverse polemiche per la crudezza
delle immagini mostrate per la prima volta al grande pubblico.
Dovremo attendere quindi ancora diverse decine d'anni per vedere e,
forse, per sapere cose che politici e militari al potere sanno
già. Per il momento la realtà del massacro in atto
resterà documentata solo nei capienti archivi statunitensi a
meno che non serva, anche domattina, a scopi propagandistici. Questo
nonostante le telecamere siano oggi molto più diffuse e
tecnologicamente più avanzato delle poche ed ingrombranti
macchine da presa disponibili negli anni '40.
Da tempo, i mezzi di comunicazione di massa hanno fatto della morte uno
spettacolo buono per aumentare le tirature, anche se tutti i loro scoop
sono sempre più sottoposti ai voleri degli addetti alla
disinformazione che possono decidere cosa rendere disponibile e cosa
no. Decidere, in altre parole, se l'orrore militarista debba essere
visibile fino alla sua più piccola atrocità o se debba
prevalere un, non meno terrificante, buio completo.
Pepsy
Note
[1] A questo proposito uno dei pochi, se non l'unico, giornale ad aver
fatto notare la totale mancanza di informazioni è stato
"Liberazione" del 14/4/04.
[2] Si veda per esempio
http://english.aljazeera.net/NR/exeres/
2583B810-3C64-419C-A81E-6597ECAB8289.htm
[3] Questa è l'ennesima dimostrazione del razzismo dei
mass-media per cui non è possibile mostrare l'esecuzione
capitale di un occidentale mentre si mandano tranquillamente in onda le
immagini del tutto simili (un colpo alla testa) se riguardano, per
esempio, una donna afgana uccisa da un talebano, come è accaduto
durante la trasmissione "Porta a porta". cfr. "Via con Vespa" di
Alberto Crespi, "Film Tv", N. 43, ottobre 2001.