Umanità Nova, numero 16 del 9 maggio 2004, Anno 84
Nelle ultime due settimane un paio di notizie hanno bucato il video,
dopo essere state a lungo tenute fuori dallo sguardo e quindi dalla
conoscenza delle masse. La prima è la vicenda Melfi; la seconda
quella delle torture ai prigionieri iracheni da parte di soldati
americani ed inglesi. Di contro si noti l'insistenza, l'overdose di
notizie, foto, interviste, che hanno avuto per oggetto i tre italiani
rapiti in Iraq.
Da un lato, la condizione di lavoro e di vita dei lavoratori Fiat di
Melfi oggetto delle loro proteste, in corso da tempo, ma
radicalizzatesi fino al blocco dell'intero comprensorio industriale
nelle ultime due settimane. Il sistema dell'informazione ha tenuto fin
che ha potuto: poi ha dovuto far passare l'informazione, i volti, le
storie di lavoratori in lotta per salario e diritti nell'epoca della
flessibilizzazione e del just in time. Blocchi stradali e polizia che
mena compresi. Il più volte dato per defunto conflitto sociale
è vivo e vegeto. Ma chi ci credeva alla sua dipartita? Le
condizioni materiali di vita e lavoro dei prestatori d'opera
subordinati sono gravi: salari bassi, insicurezza, quadro legislativo e
politico sfavorevole. A Melfi, basandosi solo sulla loro forza, i
lavoratori hanno fatto scoppiare il bubbone. E nessuno ha potuto
mettere il silenziatore alle lotte né, soprattutto, su quella
che era la vera notizia vecchia di dieci anni (da tanti esiste lo
stabilimento di Melfi): nello stabilimento ormai chiave del sistema
produttivo Fiat si lavora il 20% in più e si è pagati il
20% in meno. Cioè si hanno le condizioni normali di tanti
lavoratori flessibili.
Dall'Iraq arrivano invece le foto di prigionieri torturati da soldati americani e inglesi: anche qui, le immagini sono esplose nel mondo dell'informazione dopo lungo tempo che si parlava di violenze e abusi da parte dei militari angloamericani. Ma soprattutto dopo un anno di guerra e di migliaia di morti iracheni letteralmente invisibili, polverizzati non solo dalle bombe ma dal silenzio che ha coperto, che copre quotidianamente la loro morte. La notizia vecchia di un anno è che c'è la guerra e che i soldati pagati che la combattono sono come i soldati di tutte le guerre. A chi oggi inorridisce, ricordiamo che anche i soldati italiani torturarono in Somalia e la notizia ci mise un po' a venir fuori.
Invece, le immagini dei prigionieri italiani e dei loro familiari
amici parenti sono passate in video in tempo reale e poi ancora e
ancora, all'interno di una vasta opera di disinformazione e di
legittimazione dell'occupazione dell'Iraq. Propaganda pura e semplice.
La forza dei corpi di lavoratori in lotta e di civili uccisi o
torturati da un esercito occupante è sicuramente più
forte del velo di menzogne con cui li si vorrebbe coprire.
L'informazione copre la verità o è costretta a svelarla;
ambiguo potere creatore di realtà che copre la
materialità della vita o amplificatore del riaffermarsi della
vita stessa nel suo dolore e nella sua irriducibilità.
Simone Bisacca