testata di Umanità Nova

Umanità Nova, numero 22 del 20 giugno 2004, Anno 84

Letture. Stanley Cohen, "Stati di negazione
La rimozione del dolore nella società contemporanea"



Stanley Cohen, "Stati di negazione. La rimozione del dolore nella società contemporanea", Carrocci Editore, Roma 2002, euro 20,20

"Sapere e non agire è non sapere"
Wang Yang-ming

Scriveva il grande James Hillman ne L'anima del mondo (Rizzoli, Milano 1999, pag. 46): "Oggi negli Stati Uniti vediamo (...) gli schiavi votare per i padroni! E li vediamo considerare questa una forma di libertà e democrazia. Votano, quando lo fanno, a favore del sistema che li reprime." "Le parole perdono forza" diceva il testo di un articolo di Amnesty International a proposito del dolore di una donna algerina la cui figlia piccola veniva scagliata più volte per terra e sventrata dalle forze della sicurezza del suo paese.

Questo splendido volume di Stanley Cohen è una lunga analisi sul denial, sul diniego, ed ha alla base una cultura politica dei diritti umani, del "risveglio delle coscienze" che si scontra con "un universo percettivo dove gli orrori [sono] invisibili". Scrive a pag. 14: "Perché altri, perfino coloro che provenivano da famiglie, scuole e quartieri simili, che leggevano gli stessi giornali, camminavano per le stesse strade, perché loro, apparentemente, non "vedevano" quello che vedevamo?" Le stesse forme del linguaggio della politica, innanzi al "risveglio delle coscienze", sono quelle proprie della sociologia del diniego elaborata da Cohen: il fatto "non è accaduto", chi lo denuncia "è un manipolatore", la definizione di tortura (ad esempio) "è errata", l'atto, se c'è stato, è "giustificato".

Scrive Cohen, che insegna Sociologia alla London School of Economics: "Il diniego può essere individuale, personale, psicologico e privato, oppure comune, sociale, collettivo ed organizzato". "La gente finge di credere alle informazioni che sa essere false e simula la sua fedeltà a slogan senza significato" scrive a pag. 33. Perché l'adeguamento, soprattutto nei fatti, a tale finzione, le salva. "Il gruppo si auto-censura, impara a tacere su questioni la cui aperta discussione minaccerebbe la sua immagine", scrive Cohen a proposito dei meccanismi, in condizioni di difficoltà, elaborati all'interno delle forze di "sicurezza" dei vari stati (pag.34).

Ma la cultura del diniego è anche attaccata: i rapporti internazionali di Amnesty International, per esempio, sono un attacco continuo al diniego, a quello che Cohen chiama "il triangolo delle atrocità" tra vittima, colpevole e osservatore. Uno splendido capitolo, il IV, è dedicato alle "giustificazioni delle atrocità, tra colpevoli e funzionari". Con una pagina splendida (pag. 21/22) dedicata alle parole di Himmler a Posen, nel 1943, indirizzate ai suoi uomini e ai suoi funzionari: una "pagina di gloria" è la nostra, se accanto a "cinquanta o mille cadaveri" sterminati, siamo rimasti, nel "perseverare", "persone rispettabili": "questo è quello che ci ha resi duri". Ma questa "pagina di gloria" "non dovrà mai essere scritta", ovvero risaputa, conosciuta, resa nota. Il denial sta nei termini usati: "normalizzazione", "razionalizzazione", "ri-insediamento". "Diritti umani" era il nome di un tipo di bastone utilizzato dai torturatori paraguaiani negli anni 70, non privi di un terrificante humor. In "Saziate le belve" (pag.231 e ss.) Cohen analizza, assieme a Noam Chomsky, limiti e cinismo dei media; e in "Stati del testimone" (pag.197 e ss.) chiarisce il livello dei termini della paura.

Questo volume di Cohen è un contributo complesso di assoluto valore sugli stati di negazione. Un volume che merita di essere letto con attenzione e con attenzione meditato, e messo al centro del nostro discutere e dibattere. Ritornando a James Hillman; nell'auspicio che gli "schiavi" la smettano un giorno di votare per i loro "padroni".

Gianni Buganza













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