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Umanità Nova, numero 24 del 3 luglio 2004, Anno 84

La Costituzione dell'Unione Europea
Alchimie di potere


L'approvazione della Costituzione europea il 18 giugno 2004 offre lo spunto per alcune riflessioni. La prima cosa che colpisce è la modalità con la quale si è arrivati alla stipula di questa carta fondamentale dell'Unione Europea. Normalmente le costituzioni, per la loro natura di patti fondativi di comunità territorialmente individuabili che decidono di darsi regole comuni sulla base di principi da tutti riconosciuti, sono frutto o di concessione del sovrano su pressione di parte della popolazione (si veda ad esempio lo Statuto Albertino che nel 1848 modificò per concessione del sovrano su pressione della borghesia la monarchia sabauda con l'introduzione del parlamento); oppure di conquista a seguito del rovesciamento di un precedente governo dispotico (la costituzione italiana del 1948); in questo secondo caso è un'assemblea costituente eletta con metodo proporzionale ad elaborare la carta fondamentale, affinché sia il frutto della più ampia partecipazione dei cittadini. Questo è normalmente il gioco delle costituzioni liberali. Accade invece nel caso presente che la costituzione dell'Unione europea sia il prodotto dei compromessi e delle alchimie tra governi. Il dato è significativo, perché segna uno scarto delle oligarchie politiche rispetto al complesso dei governati ed è un segno dei tempi, nel senso che la democrazia rappresentativa si connota sempre più come ratifica di decisioni prese da altri e il referendum con la semplice alternativa SI/NO è lo strumento principe attraverso il quale è data ai più l'apparenza di decidere. Il meccanismo è quello classico dei televoti: per dire SI manda un sms con questo numero; per dire NO mandalo con un altro numero. Ciò che in realtà viene ratificato è l'ennesimo smascheramento dell'ipocrisia democratica e rappresentativa: in realtà con il voto non si decide nulla che non sia già stato deciso.

A guardarla poi più da vicino, questa Europa appare la brutta copia degli Stati Uniti. Le oligarchie politiche europee, per non essere del tutto schiacciate dall'ipertrofia dell'impero americano, privo del contrappeso costituito dal fu patto di Varsavia, provano a giocare alla politica dei grandi. Il tentativo è quello di coagulare un'entità politica e soprattutto economica in grado di stare al passo del grande gioco della attuale politica internazionale. Come le società di capitali puntano a fusioni sempre più ricche per avere un crescente peso specifico nell'agone economico, così gli organismi politico-statali puntano all'accorpamento per giocarsi nello scontro politico-economico globale. Da che mondo è mondo, il sovrano afferma se stesso nel battere moneta e nel monopolio della forza, cioè della violenza, militare (interna, polizia ed esterna, esercito). Ora, ben prima del varo della costituzione europea, sono stati varati i provvedimenti sulla moneta unica e sul mandato di cattura europeo. Ha fin qui stentato ad affermarsi la difesa comune europea, troppo schiacciata dalla Nato. Ma del resto proprio contro la Serbia fu la Nato ad intervenire e bombardare, così come oggi si parla di eventuale utilizzo di forze Nato in Iraq. Il dilemma per le oligarchie politiche europee è proprio tra il potenziare la Nato e cercare di pesare sempre più al suo interno oppure optare decisamente per un esercito europeo autonomo. Resta fermo il fatto che non ci sono più frontiere da difendere, ma interessi economico-politici da tutelare con interventi su scacchieri lontani, dall'Afganistan all'Iraq.

Punto nodale dell'affermarsi dell'entità politica europea è l'omogenizzazione economica (banca centrale e moneta unica) e la legislazione in materia di lavoro. Qui i nostri sono andati avanti e di molto, senza resistenze. Un mercato unico, una moneta unica, una sola legislazione sociale, in modo da creare condizioni ottimali per i padroni europei, cui l'allargamento all'est ha permesso l'acquisizione di mercati mantenendo alla porta i lavoratori dei paesi neoentreati nell'unione. Infatti, il 1 maggio 2004 i confini dell'unione europea si sono allargati ad est, ma non è consentito ai cittadini di Polonia & Co. di venire a stabilirsi liberamente da noi ancora per molti anni. Così come nei confronti dei migranti dal terzo mondo, anche nei confronti degli europei di est vige un blocco ed un ostracismo implacabile. Il giochetto serve ai nostri padroni e padroncini per continuare ad avere manodopera immigrata illegale e quindi ricattabile a piacere: dato che l'immigrazione è fenomeno inarrestabile, il mantenere i lavoratori stranieri nell'illegalità serve a renderli più flessibili e a buon mercato, dato che è il bisogno che li spinge e qui arriveranno con qualunque mezzo, per guadagnarsi da vivere.

La neovarata costituzione europea (con tutti i suoi distinguo e veti incrociati tra paesi) serve quindi solo a consentire alle oligarchie politiche nazionali spazi di manovra sufficienti a riprodursi e a non essere fagocitate da organismi superiori a livello macroeuropeo, organismi che invece devono funzionare verso l'esterno dal punto di vista economico e militare. All'interno, il controllo sociale è garantito dalla rete delle polizie europee che si vanno integrando e dalla legislazione sociale che pone al centro l'impresa come soggetto unico cui tutto va sacrificato (la legge Biagi è una legge nazionale in linea con la legislazione europea).

Attualissimo è quindi l'appello anarchico ed internazionalista ad un mondo senza stati né frontiere. Il macro organismo europeo si pone con tutti i genetici difetti dello stato nazionale che conosciamo, violento all'interno e all'esterno, strumento di affermazione dei pochi sui molti e di legittimazione dello sfruttamento economico. Come detto prima, una cattiva copia degli Stati Uniti imperanti.

Simone Bisacca















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