testata di Umanità Nova

Umanità Nova, numero 29 del 26 settembre 2004, Anno 84

Inform@zione




Trapani: migranti in rivolta nel CPT

La rivolta avvenuta nella notte tra il 12 e il 13 settembre in seguito alla quale decine di immigrati hanno tentato la fuga dal Centro di Permanenza Temporanea "Vulpitta" ha dimostrato chiaramente che la situazione all'interno del Centro non è cambiata.
A fronte di una spesa di circa duecento milioni di vecchie lire (servite per aggiungere altre sbarre, cancelli divisori e aumentare la video-sorveglianza), l'unico risultato ottenuto è stato rendere ancora più dure le condizioni di vita degli immigrati reclusi.
Inoltre, da più di un mese le procedure che consentivano l'ingresso degli attivisti del Coordinamento per la Pace di Trapani al "Vulpitta" sono cambiate su disposizione della Prefettura, e di fatto l'intervento dei/lle compagn* trapanesi (unico nel suo genere all'interno del Centro poiché di un'associazione indipendente) è stato limitato significativamente.
Venerdì 17 settembre si è svolto un presidio antirazzista indetto a Trapani dal locale Coordinamento per la Pace, da Alcamo Solidale e dalla Rete Antirazzista Siciliana.
Circa quaranta persone si sono radunate davanti la Prefettura in attesa dell'arrivo del sig. Finazzo - prefetto di Trapani - momentaneamente fuori sede.
Alle 18,30 una delegazione di otto compagn* ha fatto ingresso in Prefettura.
Dopo ben due ore di discussione, i/le compagn* hanno riferito sull'esito del confronto.
Tutte le realtà siciliane rappresentate dalla delegazione hanno ribadito l'importanza dell'attività svolta dal Coordinamento per la Pace di Trapani all'interno del CPT "Vulpitta", un'attività di monitoraggio che rappresenta un patrimonio di lotta irrinunciabile. Inoltre tutti hanno insistito sulla necessità di difendere l'agibilità politica del Coordinamento e il suo diritto a entrare liberamente e senza troppi vincoli all'interno del CPT.
Il prefetto Finazzo ha però riconfermato la bontà della nuova prassi che regolamenta gli ingressi (non sono più i compagni a decidere con chi parlare ma devono essere gli immigrati stessi a fare una richiesta per iscritto di colloquio attraverso moduli prestampati forniti dalla cooperativa che gestisce il CPT) nonostante che una lettura collettiva e a voce alta della normativa vigente sulla presenza di associazioni indipendenti all'interno dei CPT lo abbia sbugiardato clamorosamente.
È dunque probabile che nel prossimo futuro la situazione abbia degli sviluppi interessanti.
Il presidio è servito inoltre a rinsaldare le vecchie relazioni tra individualità e situazioni antirazziste presenti in Sicilia, e a crearne di nuove. Erano presenti compagn* da Trapani, Alcamo, Mazara del Vallo, Caltanissetta, Palermo.
TAZ laboratorio di comunicazione libertaria

Pontremoli: contestato Vittorio Emanuele IV
Il 16 settembre, cogliendo il pretesto di una sfilata di auto d'epoca, gli arnesi della reazione locale (l'ex sindaco Ferri divenuto famoso una quindicina d'anni addietro, quando era ministro, per il limite di velocità a 90 sulle autostrade) e nazionale (gli organizzatori della sfilata) hanno pensato bene di inserire alla guida di una delle sopraddette la cariatide pretendente al trono dei Savoia.
Ad accogliere la sfilata, sulla piazza principale, spiccava uno striscione: W Bresci, in ricordo del tessitore di Prato tornato dall'America per giustiziare il tiranno Umberto I.
Quando da qualche curioso o benpensante si è levato il grido "andate a lavorare!" rivolto ad un gruppetto di anarchici che contestavano "l'invitato d'onore" (guai pensare di mandare a lavorare Lui, deve continuare a spassarsela sulla pelle dei comuni mortali!), alta si è levata la risposta da parte di un compagno che indossava la maglietta con la dicitura "il lavoro nuoce gravemente alla salute".
Istantaneo l'intervento, con tanto di manette, della forza pubblica, con conseguente fermo per identificazione di tre anarchici presenti, e successivo rilascio.
Interpellato dai giornalisti, il pretendente re ha ammesso di non essersi stupito più in tanto, in quanto abituato a subire contestazioni. Meno male!
A.
Foto a quest'indirizzo:
http://italy.indymedia.org/news/2004/09/626281.php

Rimini: giornata del disertore
Si è svolta il 19 settembre a Rimini la "Giornata del Disertore", manifestazione antimilitarista organizzata dal gruppo Libertad F.A.I. riminese. L'iniziativa ha visto la deposizione di una corona alla memoria di Mario "Hombre", il compagno che disertò nel 1940 dalla marina militare a Taranto e che riuscì poi a sfuggire alla fucilazione, e successivamente la posa dell' Albero del Disertore presso il parco del Borgo San Giuliano, lo storico "borgo degli anarchici". In entrambi i momenti si sono svolte recitazioni di testi antimilitaristi e diffusione di materiali.
La Giornata del Disertore è stata organizzata anche per manifestare il dissenso di quanti e quante, anarchici e non, hanno inteso sottolineare la loro negazione per ogni forma di militarismo ed autoritarismo in opposizione al carattere nazionalista e patriottico assunto dalle celebrazioni cittadine della liberazione dalle truppe nazifasciste avvenuta il 21 settembre 1944. Tutti i peggiori vecchi arnesi della retorica tricolorata, ideologici e non, sono stati rispolverati per l'occasione in iniziative commemorative che, con il coinvolgimento dei reduci alleati - e loro strumentalizzazione- si sono svolte lungo i luoghi di battaglia della "linea gotica". Da notare anche una sfilata di mezzi militari d'epoca che è giunta fino alla comunità di San Patrignano! Il tutto organizzato da una cordata di personaggi della destra parlamentare di governo con in testa Berselli, il deputato di AN neoeletto sindaco di Montefiore... Da notare anche un delirante tentativo, svoltosi all'interno del solito convegno blindato per pochi intimi, di confrontare la liberazione d'Italia da parte delle truppe alleate con una presunta liberazione dell'Iraq da parte delle truppe italiane...!
In ultimo, l'annuale R.A.P. Camp (pubblicizzato dalle forze armate come quella "vetrina" nata per promuovere le "opportunità professionali che oggi l'Esercito mette a disposizione dei giovani"...), sul porto canale cittadino: una mostra di mezzi militari con opportunità di "prova" a mo' di gioco per bambini...
Peraltro, nella notte di mercoledì 16, alcuni sconosciuti hanno provveduto a tappezzare cestini e cassonetti in tutta la zona portuale con volantini recanti la scritta: "In guerra o in pace il militarismo semina morte e distruzione. Gettalo nell'immondezzaio della storia", con in calce una A cerchiata.
L'Albero del Disertore ha già iniziato a dare i primi frutti...
Gruppo Libertad - F.A.I. Rimini

Bologna: la CGIL contro l'autonomia dei migranti
Sembrava troppo bello! Un coordinamento di immigrati autoorganizzati che indice una manifestazione contro le leggi segregazioniste dei governi Prodi-Berlusconi e i sindacati dei lavoratori, quelli di base e quelli istituzionali, che la sostengono.
Non è durata molto, la favola!
In questi giorni la CGIL ha convocato una serie di incontri presso la Camera del Lavoro di Bologna con la motivazione che era necessario incontrarsi per organizzare la manifestazione del 25 settembre.
L'approccio è stato morbido: "dobbiamo trovare un accordo per far riuscire la manifestazione"; il seguito si è andato indurendo fino a sfociare nella solita arroganza da bonzi della burocrazia.
A poco sono valse le argomentazioni e le rimostranze dei compagni presenti (Coordinamento Migranti, Usi e Cub-Rdb); la logica dei bonzi è "prendere o lasciare".
Si è manifestata evidente l'intenzione di far fallire la manifestazione e di indurre il Coordinamento ad un duro confronto, con la malcelata intenzione di spaccarlo e, quindi, limitarne l'efficacia e l'autonomia.
Cub-Rdb ha già emesso un duro (del tutto condivisibile) comunicato, al quale la CGIL ha risposto con un comunicato del tutto in sintonia con le direttive di Pisanu: chi dissente è terrorista. L'USI si riunirà nella settimana entrante. Il circolo anarchico Berneri di Bologna considera che sia necessario partecipare alla manifestazione ma senza nessun ordine di scuderia; andremo in piazza per la solidarietà che ci lega ai lavoratori ed alle lavoratrici che vengono dai così detti "paesi terzi"; andremo in piazza per rivendicare la libertà di parola; andremo in piazza per denunciare l'ennesimo collateralismo dei sindacati di stato con le politiche più retrive dei vari governi; andremo in piazza contro la giunta Cofferati che ha fatto grandi promesse in campagna elettorale ma sta dispensando il nulla per il proletariato bolognese mentre continua la giostra degli affari per la piccola e grande borghesia felsinea.
Andremo in piazza perché è da oltre 15 anni che ci battiamo (all'inizio fra i pochi) contro la politica segregazionista che dalle leggi Martelli, per passare alla Turco-Napolitano, per arrivare alla Bossi-Fini, vogliono controllare e reprimere la libertà e la dignità al proletariato immigrato per farne, attraverso le quotidiane umiliazioni alle quali le persone vengono sottomesse, docile esercito di riserva del sistema di sfruttamento ed oppressione che imperversa.
Ma gli altri fatti accaduti in questi giorni fanno ben sperare sulla riuscita della manifestazione del 25 settembre e sul fatto che la triplice abbia fatto male i suoi conti.
Sabato 18 settembre diverse centinaia di compagne e compagni, assieme a oltre cento rumeni dello Scalo Internazionale dei Migranti, assieme al Coordinamento Migranti di Bologna, hanno dato vita ad un presidio – manifestazione contro la provocazione della Lega. Il disonorevole (fascista) Borghezio è voluto venire a Bologna per riscuotere la mobilitazione che Lega e Forza Nuova avevano prodotto nel quartiere contro la presenza dello Scalo. La manifestazione ha, da prima costretto in un angolo (protetto da ingenti cordoni di celere e caramba) il gazebo leghista (al quale facevano da cornice noti picchiatori di F.N.), poi, transitando nelle strade del quartiere, ha reso evidente come la canea leghista non potesse affatto godere del sostegno popolare.
Domenica 19 settembre si è riunita un'assemblea del Coordinamento Migranti di Bologna. In quest'occasione è emerso con chiarezza come le mire egemoniche della triplice non abbiano possibilità di affermazione. Questo non significa una rottura del Coordinamento rispetto alle adesioni dei sindacati alla manifestazione del 25. È sacrosanta la volontà del Coordinamento affinché la manifestazione veda tutto il proletariato migrante e gran parte del proletariato bolognese, in piazza il 25 settembre. Quindi non farsi ghettizzare ma lavorare sui contenuti ed essere irriducibili sui principi è la strada che si sta facendo largo.
In questo una vasta area del movimento sta prendendo posizione. Sulla base di questi presupposti pensiamo che la manifestazione del 25 settembre sia capace di esprimere conflittualità ed autonomia.
La prossima occasione di confronto e di dibattito sarà l'assemblea autoconvocata (da delegati RSU di diversi sindacati, come abbiamo scritto su Umanità Nova) che si svolgerà mercoledì 22 settembre. In quella sede emergerà con forza la vera piattaforma (designata dal basso, fuori dalle camere) della manifestazione del 25 settembre.
La mattina del 25 inoltre, il Coordinamento Migranti di Bologna ha indetto un presidio di massa di fronte al CPT di via Mattei per rivendicarne, per l'ennesima volta, la chiusura, per salutare le centinaia di proletari ivi reclusi che non potranno partecipare, loro malgrado, alla manifestazione del pomeriggio. A questo appuntamento saranno presenti tutte le forze che hanno animato il presidio contro la Lega di sabato 18; quindi diverse centinaia di persone in strada per la chiusura dei lager di stato.
È sulla base di questi fatti e di queste considerazioni che andremo in piazza il 25 settembre. Le nostre parole d'ordine sono: "per l'internazionale, per la libertà, rivoluzione!"
Circolo anarchico "C. Berneri" – Bologna

Torino: verso la scuola caserma
Il viandante che percorresse Corso Venezia, a Torino, si troverebbe ad un certo punto di fronte ad un palazzo grigio e tristanzuolo che ospita l'ITIS Peano. Si tratta di uno dei tanti edifici scolastici che ci ricorda l'affinità genetica fra scuole, caserme, carceri, ospedali.
Non è, a differenza di molte scuole elementari, ingentilito da disegni, decorazioni, colori vivaci che tentano di rendere umano lo spazio scolastico e non ha nemmeno la sobria eleganza delle scuole costruite in stile liberty un secolo addietro. È, insomma, un Istituto Tecnico Industriale nella forma e nella sostanza.
E di questa sua natura industriale il Peano ha fornito prova recente ed irrefutabile introducendo l'obbligo per gli studenti di sottoporre al controllo di 12 lettori ottici sistemati ai piani un badge o, per dirlo in italiano, un cartellino. Va detto che, in questo modo, ha cercato di passare dal veteroindustriale all'iperindustriale ma si è mosso sempre nello stile della fabbrica.
La ragione formale di questa scelta del poderoso dirigente scolastico è l'esigenza di ridurre i ritardi da parte degli studenti che risultano essere numerosissimi e persistenti.
Ragioni meno note e meno condivise dal buon popolo sono il fatto che chi ha curato il progetto badge è stato retribuito con il riconoscimento di un gran numero di ore di lavoro straordinario e la scuola ha ottenuto un finanziamento di 42.000 euro dalla Cassa di Risparmio Torinese. Come dire, la virtù è premio a se stessa ma se è retribuita non si adonta.
Fuor di celia, la scelta di introdurre il badge per gli studenti al Peano va letta come espressione di una deriva più larga e più di lungo periodo verso l'addomesticamento sociale ed il controllo ossessivo sulla vita quotidiana dei subalterni.
È di pochi giorni addietro la notizia che in una scuola del bergamasco sono state messe telecamere per un controllo a tappeto sugli studenti. Nella stessa Torino diverse scuole hanno adottato l'utilizzo di telecamere per controllare eventuali ladri o vandali.
Si tratta di operazioni che hanno una rilevanza sindacale se, come spesso avviene, rendono possibile un controllo a distanza sui lavoratori ma che, soprattutto, segnalano una tendenza al controllo sociale preoccupante perché – sarebbe sbagliato nasconderlo – gode di ampio consenso.
È un fatto che, a livello generale, l'insicurezza genera domanda d'ordine e, nel caso del controllo mediante lettori ottici nella scuola, la caduta di prestigio e di autorevolezza da parte degli insegnanti, il modificarsi delle caratteristiche sociali e culturali delle giovani generazioni di studenti che frequentano gli istituti tecnici e professionali producono un bisogno di restaurare in qualche modo la disciplina scolastica.
Paradossalmente, come da molti è stato notato, il badge delegittima l'insegnante che, con la sua introduzione, non ha più il compito di controllare e valutare i ritardi e non a caso gran parte degli insegnanti è contro la sua introduzione in nome della relazione non burocratica - anche se certamente autoritaria - che deve esservi fra docente e studente.
Dal nostro punto di vista, non si tratta di scegliere fra scuola del controllo a distanza e scuola del controllo diretto ed "umano" né fra scuola circo equestre e scuola caserma ma di ragionare su di un fenomeno diffuso e complesso rispetto al quale è necessaria la massima attenzione e capacità di denuncia e d'iniziativa.
Cosimo Scarinzi



















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