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Umanità Nova, numero 30 del 3 ottobre 2004, Anno 84

Un sequestro anomalo
Libere le Simone, restano i misteri…




Oggi possiamo festeggiare. Simona Pari, Simona Torretta e Manhaz e di Ra'ad sono libere, sono tornate alla vita senza aver dovuto pagare uno scotto alla ragion di stato. A quella ragion di stato nel cui nome, nel cui solo nome si è deciso che fosse più "convincente" la liberazione degli ostaggi che non la loro morte. Almeno stavolta, anche se incalliti e irriducibili antistatalisti, non abbiamo a rammaricarcene di questa decisione del potere, perché così le nostre amiche sono di nuovo pronte, ci scommettiamo, a impegnare le loro energie nel segno della solidarietà e dell'opposizione alle guerre.

Nell'osceno risiko, che si sta giocando in quel pantano iracheno, ormai più fangoso e labirintico dello Shatt-el-arab, dove si affrontano gli appetiti dei pescecani di mezzo mondo, non c'è più nulla, crediamo, che non possa succedere. Immaginare un'infamia, ritenerla impossibile, e poi vederla realizzarsi, è quanto ci offre, ormai, il banale orrore delle cronache provenienti da Baghdad. E come sempre l'ingrata parte degli agnelli sacrificali tocca ai civili. E quanto più questi civili sono innocenti ed estranei alla logica della guerra, tanto più pagano sulla loro pelle le conseguenze delle infamie altrui. Utilizzati come merce di scambio, le loro vite indifese, indipendentemente da chi ne disponga, vengono "immesse sul mercato" con quotazioni fluttuanti a seconda della chiusura delle borse. A tanto può condurre la bestialità di questa porca guerra!

Le guerre, tutte le guerre, lo sappiamo, portano con sè un corollario di orrori, ma questa guerra, non dichiarata e combattuta dagli Stati Uniti per riportare, finalmente!, la libertà e la democrazia al festante popolo iracheno, riesce ancora a sorprenderci per l'inesauribile campionario di crudeltà mostruose con le quali imbandisce le nostre tavole. Se esistesse una gerarchia del disonore, se mai si potesse credere che una guerra possa essere più o meno schifosa di un'altra, le conseguenze dell'intervento alleato nei deserti e nelle città della Mesopotamia scalerebbero, senza difficoltà, le più alte vette della classifica. E la pentola scoperchiata così irresponsabilmente lascia intravedere a quali livelli di ferocia possa giungere l'uomo. Davvero un bel risultato, questo, per le grandi e nobili democrazie del pianeta, per i nostri maestri di civiltà e libertà! Consola pensare che non devono, comunque, vergognarsene, perché questi risultati, già messi in conto, li hanno raggiunti con encomiabile ostinazione.

Come si sa, agli inizi il cavallo degli americani, per la guida del futuro governo iracheno, era Chalabi, finto oppositore e personaggio quanto mai equivoco per i noti legami con ambienti affaristici e politici quantomeno impresentabili. Queste sue "qualità" - moralità zero, rispettabilità pure, malmostosa spegiudicatezza da vendere - sembravano farne, in un primo momento, il candidato perfetto per la nuova democrazia irachena, ma le lotte sotterranee che dilaniano le lobby statunitensi responsabili della guerra, lo hanno bruciato prima ancora che potesse mettersi alla prova. Al suo posto allora è arrivato Allawi, quello che in questi giorni si è presentato al Congresso americano per ringraziarlo di aver messo a ferro e fuoco il suo paese ammazzandogli almeno trentamila connazionali. Allawi, come si sa è un uomo della Cia. Non un semplice strumento utilizzato come utile idiota, ma un vero e proprio agente, pienamente organico alla struttura e alle finalità della famigerata agenzia americana. Del resto, come ormai appare con chiarezza, è proprio la Cia, affiancata dagli altri servizi americani e britannici (e perché no?, anche italiani), ad aver preso in mano la situazione a Baghdad, infiltrando i suoi numerosissimi uomini (da più parti si parla della più alta concentrazione di "agenti segreti" al mondo) pressoché in ogni dove. Del resto la posta in gioco è talmente alta che non si può lasciarla in mano a quelle bestie di generali, buoni solo a contare le bombe sganciate sulla popolazione civile. Come dicono gli stessi interessati, infatti, la situazione irachena è sempre più difficile, intere zone sono del tutto fuori controllo, l'odio antiamericano ha raggiunto livelli impensabili, le elezioni si faranno se si faranno e solo dove si potrà mettere un seggio senza che sia colpito da un missile, e quella buona lana di Rumsfeld già parla di ritiro preventivo, vale a dire, probabilmente, di una divisione dell'Iraq in zone controllate dai marine e in altre lasciate in mano alle fazioni irachene: un accordo fra differenti poteri siglato sul numero dei morti ammazzati di entrambe le parti.

È semplicemente inconcepibile, in un paese dove spie e infiltrati sono più numerosi delle palme da dattero, e dove tutto, ma proprio tutto, si può comprare se l'offerta è congrua, che le vite delle ragazze di "Un ponte per...", come di tutti gli ostaggi di questa barbarie, abbiano dovuto essere appese al filo di una speranza lasciata in appalto ai loro sequestratori. Non abbiamo, è chiaro, la possibilità di sapere chi, materialmente, ha tenuto sequestrate queste come tante altre esistenze, e neppure come si siano svolte le "delicate trattative" per il loro rilascio, ma non possiamo, solo per questo, affidarci alle patacche propinate da "esperti" e governanti. E alcune certezze le abbiamo. Alcune cose, nonostante tutto, le sappiamo. 

Sappiamo che questa tragedia è stata contro di noi, è stata contro chi si oppone alla guerra e al potere, è stata contro ciò che le due Simone hanno fatto e vogliono continuare a fare. Sappiamo che la dinamica del rapimento, così come quella della liberazione, ha escluso l'azione di semplici malavitosi ma non quella di militari ben organizzati e agenti esperti. Sappiamo che gli "sforzi" del governo per liberarle non sono stati altro, e non ci meravigliamo, che sceneggiate imbastite ad arte per creare cortine di fumo per gli allocchi. Così come sappiamo che non tutto, e non sempre, sembrava filare liscio e che appena qualcosa si muoveva per la soluzione che oggi abbiamo finalmente davanti agli occhi, ci pensavano sorprendentemente i nostri alleati americani a tentare di bloccarla, bombardando Falluja o impedendo il rilascio delle donne dell'ex regime. E sappiamo anche che la loro prigionia, qualunque esito avrebbe potuto avere, è stata e sarà comunque una preziosa carta da giocare per chi continua a blaterare di scontro di civiltà e di democrazia da esportare. E sappiamo infine che la finta opposizione parlamentare, unita nella "lotta al terrorismo" e così omaggiata oggi dai chierici di Berlusconi, non ha nessuna intenzione di fare opposizione per scoprire, prima o poi, questa carta, impegnata com'è a trovare il leader che la porterà alla sconfitta. Ma soprattutto sappiamo contare. Contare e mettere in fila le cose. E se tutte queste sono vere, come ci paiono essere vere, prendiamone atto chiamandole con il loro nome: Simona Pari e Simona Torretta non sono state che le vittime di un Sequestro di Stato! 

Massimo Ortalli




















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