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Umanità Nova, numero 35 del 7 novembre 2004, Anno 84

Le esternazioni di Pera
Non ci sono più i liberali di una volta!




Ah, i bei tempi, quando i liberali ruspanti erano ruspanti e liberali e, a dispetto di Croce, ostinatamente laici e aconfessionali! Oggi invece non c'è più religione... anzi, no, forse ce n'è fin troppa se anche Marcello Pera, antico maestro di laicismo sulle laiche colonne della laicissima Stampa, sente il bisogno di correre in soccorso del collega Buttiglione per salvarlo dalla incipiente depressione post ministerium. Ma si sa come vanno le cose, preso dalla smania di strafare e dal bisogno di piacere, il buon Pera passa di là e dopo aver fatta sua la denuncia papale del complotto anticristiano, non contento, si spreca in geremiadi sul mancato accenno alle radici cristiane nella nuova Costituzione europea. E parafrasando, appunto le famose parole del filosofo napoletano: "non possiamo non dirci cristiani", ci mette del suo invitando i liberali, i laici e gli europei tutti a riconoscere, finalmente, che "dobbiamo dirci cristiani". Quando si dice mettere le mani nel piatto! MoM di liberalismo non ne ha mai masticato molto, ma fra le poche certezze al proposito, aveva quella che un liberale fosse tale anche per la sua propensione a riconoscere in ogni individuo una specificità tale da sottrarlo a qualsiasi incasellamento. Di censo, di pensiero, di religione. Ma come al solito MoM si è sbagliato e il professor Pera ci corregge ammonendoci che "per noi europei la radice è quella cristiana: gli Atti degli apostoli, il monachesimo, la seconda evangelizzazione del Vecchio Continente. Gli europei se ne dovrebbero convincere, invece di continuare a predicare e praticare quel relativismo culturale secondo cui tutte le culture e le civiltà sono uguali".

A quanto pare c'é sempre da imparare!

MoM

























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