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Umanità Nova, numero 35 del 7 novembre 2004, Anno 84

Letture
"Le fucilazioni sommarie nella prima guerra mondiale"




M. Pluviano e I. Guerrini, LE FUCILAZIONI SOMMARIE NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE, Gaspari Editore, Udine 2004, pagg. 302 con foto, Euro 15,00.

Gli elementi che hanno reso tragicamente nota, anche nell'immaginario comune, la Prima guerra mondiale sono sicuramente molti: i milioni di morti, mutilati e dispersi, la durissima vita nelle trincee, gli scellerati quanto inutili assalti alla baionetta, le carneficine causate dai gas asfissianti, i primi carri armati e i più o meno romantici duelli aerei.

Assieme a questi aspetti più conosciuti ed anche maggiormente studiati, soltanto in tempi recenti in Italia si è cominciato a considerare anche la faccia meno gloriosa della medaglia, quella riguardante le rese e le diserzioni di massa, la disfatta di Caporetto, il fenomeno dell'autolesionismo, le condanne alla fucilazione comminate dai tribunali militari, le esecuzioni sommarie compiute contro soldati  insubordinati o accusati di viltà di fronte al nemico.

A rompere la cappa di retorica bellicista, fatta di celebrazioni ufficiali per la ricorrenza del 4 novembre e di libri scolastici popolati di fulgidi eroi caduti per la patria, fino a pochi anni fa c'erano soltanto alcuni libri, quali Un anno sull'Altipiano di Emilio Lussu, da cui fu tratto il notevole film "Uomini contro" di F. Rosi, oppure il controverso La rivolta dei santi maledetti di Curzio Malaparte, mentre sul piano storiografico esisteva solo l'ottimo saggio Plotone d'esecuzione. I processi della prima guerra mondiale di E.Monticone e A.Forcella, solo recentemente ristampato. 

Adesso però è uscito un lavoro, estremamente rigoroso sotto il punto di vista della ricerca storica, che è a tutti gli effetti la prima ricerca sulla pagina più oscura di quella immensa strage, ossia quella riguardante le fucilazioni sommarie, le decimazioni e i mitragliamenti sui reparti in fuga, o semplicemente non abbastanza aggressivi, del Regio esercito italiano.

Una strage che probabilmente superò ben oltre il migliaio di vittime denunciate all'epoca dai socialisti, ma di cui rimane una quasi inesistente documentazione in quanto si trattò di uccisioni arbitrarie avvenute senza alcun procedimento giudiziario, ordinate e talvolta eseguite in prima persona da ufficiali che obbedivano alle infami disposizioni del feroce generale Cadorna, e per di più sovente in piena battaglia.

L'attenta –ma mai umanamente distaccata- ricerca dei due storici Marco Pluviano e Irene Guerrini, pur nella convinzione che il numero dei soldati e dei civili italiani, mandati davanti ai plotoni d'esecuzione formati da recalcitranti commilitoni o finiti sotto i colpi dei carabinieri, fu ben più elevato di quello accertato sulla base di documenti, articoli di stampa o testimonianze, si basa sulle centinaia di casi di cui è stato possibile trovare almeno una traccia negli archivi militari e civili.

Una scelta questa, seppur forzatamente limitata, che dimostra grande serietà e che rende inattaccabili i risultati –comunque raggelanti- del lavoro compiuto, un lavoro sicuramente ancora scomodo dato che a tutt'oggi le autorità politiche e militari dello Stato italiano non sono state in grado di elaborare e storicizzare tali avvenimenti, riconoscendo che quelle vittime –peraltro il più delle volte totalmente innocenti- furono comunque vittime di guerra.

Evidentemente, in tempi come quelli attuali, il disfattismo, il pacifismo, la diserzione, la rivolta, fanno ancora paura come novant'anni fa.

Tale paura, come emerge dai rapporti dei comandi militari ampiamente citati nel libro, assumeva frequentemente i colori dello sciopero militare, della rivoluzione e dell'anarchia, tanto che nei confronti dei militari considerati sovversivi la repressione era ancora più feroce ed esemplare.

Emblematici, tra i tanti, due casi menzionati nel saggio: quello di una fucilazione di un numero imprecisato di soldati appartenenti ad un reggimento "con numerosi richiamati anarchici distretto Ancona", avvenuta nel 1915 durante la prima battaglia dell'Isonzo, e un'altra esecuzione compiuta nel 1917, con 11 fucilati tra i quali tale Alessandro Signorini, del distretto militare di Livorno, le cui convinzioni rivoluzionarie risultano evidenti. Incriminato per aver incitato alla sedizione i suoi compagni gridando "vigliacchi, perché non vi armate e non sparate?", il caporale toscano al momento di essere fucilato, dopo aver rifiutato l'assistenza del cappellano militare, gridò ancora: "Maledetta patria, schifosa bandiera, girate la schiena a chi vi fucila".

emmerre

























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