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Umanità Nova, numero 36 del 14 novembre 2004, Anno 84

Democrazia NATO
Venezia sotto assedio




Ben strana la parola democrazia, quella stessa in nome della quale si giustificano guerre, bombardamenti e terrorismo di stato, evitando di menzionare poteri economici, capitalismo e logica del profitto.
Emblematico quanto sta avvenendo in questi giorni a Venezia, alla vigilia dell'assemblea parlamentare Nato in programma al Lido, come da copione, presso il Palazzo del Casinò e quello del Cinema.
Per le calli è apparso un paradossale volantino degli studenti della cosiddetta area new-global che annunciano la loro mobilitazione "contro la guerra e per la democrazia"; dall'altra parte della laguna si accusa invece di antidemocraticità quanti mettono in discussione la Nato.

Davvero meritevoli d'essere incorniciate le parole del senatore dei DS Giovanni Lorenzo Forcieri, presidente della delegazione italiana che parteciperà al summit: "Se fossi studente, anch'io sfilerei per la pace, ma un conto è manifestare a favore di qualcosa, un conto è impedire che si riunisca un vero e proprio parlamento internazionale, rappresentativo di altrettanti parlamenti di tutto il mondo democraticamente eletti. Impedire questo, significa impedire l'espressione democratica" (Il Gazzettino, 28.10.04).

Ben strana assise democratica: aerei, navi, elicotteri e migliaia di gendarmi di ogni genere mobilitati a garantire i "lavori" di circa 300 politici appartenenti a tutti i partiti (destra, centro, sinistra), con al seguito un esercito di consulenti militari, diplomatici, imprenditori, staff, addetti alla sicurezza e giullari di corte, asserragliato in un'isola dichiarata off limits.

Le tematiche ufficialmente affrontate dalle varie commissioni sono: Difesa e Sicurezza; Dimensione Civile della Sicurezza; Politica; Economia e Sicurezza; Scienza e Tecnologia.
Le maiuscole sono obbligate.

Nessun falso pudore: il rituale accenno ai diritti umani non compare nell'ordine del giorno neanche in carattere minuscolo.

Più realisticamente si parlerà di ricostruzione in Iraq e Afganistan, stabilità nel Caucaso, proliferazione nucleare e bilanci economici in rapporto con i nuovi costosi sistemi d'arma.
L'Assemblea dovrebbe stilare congiuntamente indicazioni e pareri indirizzati ai governi, ai parlamenti nazionali e al segretario generale della Nato.

In realtà niente di strategico: molta immagine e poca sostanza. Di certo, le decisioni che contano vengono prese altrove, tanto è vero che tale pletorico organismo non è previsto neppure dallo statuto istitutivo dell'Alleanza Atlantica.

L'importante, per loro, è presentare e legittimare la Nato come una specie di ONU, accreditandone un'immagine rassicurante quasi fosse un'organizzazione umanitaria, mentre al suo interno si misurano e si scontrano diverse posizioni imperialiste.
La delegazione italiana, come è noto, è composta da 18 tra deputati e senatori, appartenenti non solo alla maggioranza di governo, con ben 7 parlamentari del centro-sinistra, compreso appunto il succitato presidente della delegazione.

Forse per questo, l'amministrazione regionale del Veneto (centrodestra) e quella comunale veneziana (centrosinistra) hanno disinvoltamente sponsorizzato l'evento, rassicurando bottegai e albergatori ed invitando i cittadini ad esporre tutt'al più la bandiera arcobaleno.

Ai pacifisti è stata persino offerta la possibilità d'inviare una propria delegazione.
Questa è la democrazia, non soltanto dentro la consueta "zona rossa" ma dentro l'intera società: simulacro di partecipazione, equivoco ideologico, dominio spettacolare.

Anti


























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