Umanità Nova, numero 39 del 5 dicembre 2004, Anno 84
Morti Clandestine
Si muore, da precari, giù da un'impalcatura
Si muore, da migranti, scivolando da un tetto, il cuore in gola, scalzi, la polizia alle calcagna
Si muore per legge: la Biagi e la Bossi-Fini
Si muore di lavoro, di sfruttamento, di razzismo
Le notizie dal fronte confermano quanto osservazioni precedenti "della
gente" e trattati scientifici avevano già concluso: stranieri e
muratori non sanno volare. Da Torino, da Spoleto e da Napoli (nord
centro sud) arriva inequivocabile la notizia che se perdono
l'equilibrio su un tetto o su un'impalcatura di cantiere i soggetti in
questione precipitano come la mela di Newton al suolo con
velocità direttamente proporzionale all'altezza da cui si erano
elevati e finiscono spiaccicati al suolo determinando l'effetto che la
medicina legale conosce come "sacco di noci": cioè con la
maggior parte delle ossa fratturate ed emorragie interne plurime che
determinano il decesso sul colpo del soggetto. Anzi, devo dire che
recentemente un lavoratore edile precipitato da un'impalcatura di un
cantiere abusivo gestito da una ditta abusiva in un paese
dell'hinterland napoletano effettivamente non sia morto sul colpo:
avendo entrambe le gambe fratturate, è stato trascinato a
qualche centinaio di metri dal cantiere, subito abbandonato dai
compagni (compagni?!) di lavoro in tutta fretta e trovato dai
carabinieri chiamati da non si sa chi: naturalmente il soggetto era
crepato (crepare è il termine giusto in questi casi, non vi
pare?; mica morire o decedere o passare a miglior vita… beh, forse
miglior vita sì, se c'è e se la si confronta alla merda
quotidiana in cui ci tocca ormai muoverci); dicevo, il soggetto era
crepato, ma mica subito: era morto dissanguato, le ossa, nel caso di
specie, femori e tibie, spezzandosi lacerano vene e arterie, causando
emorragie che fanno crepare lentamente; per capirci, speriamo che il
poveretto avesse perso conoscenza, se no si è sentito cadere,
trascinare e morire a poco a poco. A me ricorda la tortura: resti
cosciente del dolore che ti viene inflitto, così soffri di
più, mica solo nel corpo, soffri dentro, percepisci tutta la
fragilità di quel mucchio di carne sangue e nervi che sei.
Guantanamo è già legalizzato, non lo sapete? Ragazzi, se
parlo è con ragione di causa: io, Jakob Sprenger, di manuali
sulla tortura ne ho scritti in tempi non sospetti, cioè nel
1400, mica adesso. Ne hanno da mangiare di pagnotte i miei epigoni
odierni… Devo dire che anche loro si fan sempre più raffinati:
ad Abu Graib (Iraq) a Bagram (Afganistan) a Guantanamo (Cuba: ma
è la base USA, tranquilli…) usano i soliti metodi della violenza
diretta e della privazione sensoriale; invece da voi in Italia hanno
approvato leggi (leggi?!) chiamate Bossi-Fini e Biagi che consentono di
tenere il soggetto destinatario (straniero o lavoratore) in un
permanente stato di tensione psicologica, giacchè la sua
condizione di senza permesso di soggiorno o di precario lo porta
lentamente (senza lentezza non c'è tortura, questo non devo
spiegarvelo) ad uno stato di ipersensibilità tale per cui basta
la minima minaccia ad indurre lo stesso a comportamenti irrazionali e
autoconservativi che ne possono determinare il decesso. Prendete quelle
disgraziate due ragazze straniere (evidentemente senza permesso di
soggiorno) che a Torino e Spoleto per fuggire a normali controlli di
vigili urbani e polizia in alloggi occupati abusivamente (ma scusate,
si deve per forza morir di freddo per strada come dei barboni? – a
proposito: quanti sono i senza fissa dimora in Italia?); comunque,
dicevo, bussano alla porta padri di famiglia in divisa servi(tori)
dello stato e 'ste disgraziate scappano su per i tetti senza scarpe, a
novembre (in Italia, mica in Marocco): il minimo che possa capitare
è che caschino di sotto senza tante storie. Et voilà, lo
straniero non c'è più. O, meglio, c'è un cadavere
senza nome all'obitorio (questi non si portano addosso neanche i
documenti di identificazione quando scappano per i tetti: la differenza
tra la civiltà, nostra, e la barbarie, loro). Devo dire che
resto (persino io) un po' stupito: ai miei tempi eravamo mossi
dall'ideale di reprimere eresia e stregoneria, dalla volontà
ferrea (quella sì) di difendere la santa fede cattolica. Ora non
capisco tanto: ma che vi hanno fatto i disgraziati che cercano solo un
po' di pane per sbarcare il lunario. Mi fate venire in mente i nazisti
che prendevano un po' di ebrei dei campi, li denudavano, li mettevano
in una buca e poi, a comando, li facevano uscire uno ad uno e correre
per vedere chi lo abbatteva prima con fucili da caccia: tipo le
quaglie, avete presente? Anche voi li fate correre nudi con le vostre
leggi e vedete chi casca prima. Occhio, ragazzi, vi do un consiglio:
non fatevi trovare in giro quando 'sti disgraziati si incazzeranno,
perché per esperienza so che non fanno tante distinzioni, si
chiama rabbia degli oppressi, colpisce un po' alla cieca e non è
molto rispettosa di quello che oggi chiamate il politically correct:
quando si è manifestata nella storia distingueva solo tra chi
era sfruttato e chi sfruttava o (e qui drizzate le orecchie) lasciava
sfruttare. Noi inquisitori, alla nostra maniera, avevamo una morale. Ma
scusate, mi sembra che voi, come i nazisti, godiate solo a far star
male la gente, non vi resta in tasca nulla se non la sofferenza altrui.
Sapete come dice il proverbio, chi semina vento… Oppure: la violenza
è come un boomerang, mica resta per aria per sempre, prima o poi
torna indietro e cerca proprio te.
Jakob Sprenger