Umanità Nova, numero 2 del 23 gennaio 2005, Anno 85
Caserta: campagna di arruolamento a scuola. Libro e moschetto
"La provincia di Caserta è una provincia pacifica,
caratterizzata da battaglie per il mantenimento del più alto
numero di presidi militari (fra cui la Brigata Garibaldi, in questi
mesi impegnata a Nassiriya, e la scuola sottufficiali dell'aeronautica,
ai piani alti della Reggia di Caserta, ndr). Questa è la nostra
tradizione; speriamo di accogliere sempre le Forze armate nella nostra
terra".
Riccardo Ventre, presidente della Provincia di Caserta e neoeletto al
Parlamento europeo con Forza Italia da un'intervista all'agenzia Adista.
Un'affermazione del genere è, effettivamente, alquanto surreale. Un'interpretazione forte di quanto vuole affermare il nostro eroe potrebbe essere il classico "si vis pacem para bellum". Ritengo, però, che il buon Ventre si collochi nella tradizione del welfarismo militare italiota e che, cioè, veda nella presenza massiccia dell'esercito nella sua provincia una soluzione alla disoccupazione giovanile che la caratterizza. Come si concili quest'immagine del soldato Marmittone che busca uno stipendio e prospettive occupazionali future in cambio di una vita noiosa con la trasformazione dell'esercito italiano in una forza militare impegnata sui fronti dell'attuale guerra globale non è un problema nostro e lo lasciamo allo psicanalista ed al confessore di cotanto eurodeputato.
Vale, invece, la pena di comprendere in quale occasione sia stata rilasciata questa dichiarazione.
Sul sito http://www.adista.it/numeri/adista05/adi1/adi1-1.html
troviamo una notizia interessante su di un recente accordo fra la
Provincia di Caserta e l'esercito per pubblicizzare, in particolare
nelle scuole, l'arruolamento nell'esercito di mestiere.
È bene ricordare che protocolli di intesa fra esercito e scuola
che vanno in questa direzione sono stati fatti in altre regioni e,
sicuramente, in Piemonte. I dirigenti scolastici sono invitati a porsi
in relazione con l'esercito per presentare agli studenti le
opportunità che il servizio militare volontario offre ai giovani
che possono, in misura crescente, scegliere fra un posto sicuro nelle
forze armate e lavoretti precari e mal pagati.
A Caserta, in aggiunta e considerando che pare che i dirigenti
scolastici non siano – per fortuna diciamo noi – troppo zelanti nella
propaganda, c'è un investimento diretto della provincia e,
soprattutto, una situazione occupazionale che spiega il successo
dell'iniziativa, successo che non è certo legato ad un
particolare amor di patria da parte dei giovani campani.
Riporto alcuni estratti, particolarmente suggestivi, dell'articolo.
"L'obiettivo della Provincia - che contribuirà anche al
finanziamento dell'iniziativa - come si legge nel Protocollo d'intesa,
è di concorrere "a realizzare lo sviluppo civile, economico e
sociale della comunità provinciale operando per assicurare la
piena occupazione e garantire la parità della donna."
Insomma, lo sviluppo dell'esercito di mestiere è, secondo
politici e militari, un'occasione di sviluppo ed ha, poteva,
d'altronde, mancare?, una venatura femminista. Se non fossimo di fronte
all'orrore, ci sarebbe da ridere.
Il ruolo "sociale" dell'esercito viene apertamente rivendicato:
"Si tratterà di un aiuto per i giovani ad inserirsi nel mondo
del lavoro, tenendo presente che l'impiego nelle Forze Armate è
uno sbocco occupazionale importante soprattutto in una zona come la
nostra dove le opportunità di lavoro sono ridotte", spiega ad
Adista Rosita Caiazzo, che segue l'iniziativa per la Provincia. E
infatti il tasso di disoccupazione di Caserta e provincia rilevato
dalla Cgil nel gennaio 2004 era del 23 per cento, rispetto ad una media
nazionale del 9,3. Questo potrebbe spiegare la massiccia adesione al
primo blocco dei Vpf"
L'idea che il reddito possa essere garantito mediante meccanismi
"sovversivi" come la riduzione generalizzata dell'orario di lavoro, lo
sviluppo di attività produttive effettivamente utili et similia
non sembra passare per la testa della mai troppo lodata Rosita Caiazzo.
È ben vero che il welfare militare garantisce profitti e
clientele che altre scelte non comporterebbero ma va rilevato che non
è necessaria un'eccessiva fantasia sociologica per comprendere
come le "garanzie occupazionali" siano non l'obiettivo dell'esercito ma
uno strumento per conquistare consenso a ben altre logiche.
D'altro canto, che il sud sia un serbatoio privilegiato di carne da
cannone è perfettamente chiaro alle gerarchie militari. Basta
far paralare loro.
"La Campania è la seconda regione italiana per numero di reclutati e, da sola, ha raggiunto un numero totale di adesioni pari a quello registrato nell'intera Italia settentrionale", ha spiegato durante la presentazione del Protocollo d'intesa, lo scorso 13 dicembre nella Sala consiliare della Provincia, il brigadiere generale Marco Rossi, comandante del Reclutamento e delle Forze di Completamento della Regione Campania."
Se escludiamo l'ipotesi che i giovani e le giovani della Campania siano animati da sentimenti nazionalisti eccezionali, resta il fatto che vivono, fatte le dovute differenze, una situazione simile ai neri e latini statunitensi che possono scegliere fra carcere ed arruolamento quando l'arruolamento non è la via per ottenere, magari da morti, la cittadinanza.
Credo sia necessario organizzare una campagna di denuncia, coinvolgendo, in particolare ma non solo, gli studenti e gli insegnanti con i quali siamo in relazione, contro un processo che vede la scuola azienda trasformarsi in scuola caserma e la reintroduzione, nei fatti e nelle forme tipiche del terzo millennio, del buon vecchio servizio premilitare del periodo fascista e, soprattutto, una banalizzazione di una deriva storica militarista e nazionalista che dobbiamo combattere con forza.
Cosimo Scarinzi