Umanità Nova, numero 5 del 13 febbraio 2005, Anno 85
Jacques Derrida Forza di legge, Bollati Boringhieri editore, Torino 2003, euro 14,00
"Finzione legittima" la chiamava Derrida in uno splendido saggio di qualche anno fa (Diritto alla giustizia, in J. Derrida, G. Vattimo Diritto, giustizia, interpretazione, Roma-Bari 1998) "che nasconde e riflette assieme gli interessi economici e politici delle forze dominanti della società".
La legge, il diritto. E lui in questo volume gioca sull'ambiguo del termine giustizia, riflettendo sul termine tedesco Gewalt che vuol dire tanto violenza che autorità, potere legittimo, pubblica forza. Raccogliendo il suo intento speculativo attorno al noto e grande saggio di Walter Benjaamin Per la critica della violenza, Gewalt appunto. Giacché solo al sovrano è dato di dare la morte, come voleva Hobbes, sovrano "che pone la legge e parimenti si esclude da essa". La bellezza di questo contributo e la sua contemporaneità sta nel mettere al centro la finzione. Lo stato di diritto poggia sulla forza. Punto. Da Hobbes (e anche prima) ad oggi.
Il fingere, legi! ttimo (?), che spalanca l'abisso dell'interpretazione delle anime semplici, è un gioco di luci terminologico sul termine giustizia. Mentre Gewalt chiarisce. Il nomos, l'ordine, la pax apparens (cfr. E.Junger, C.Schmitt Il nodo di Gordio, Bologna 1987), cela la finzione, cela la violenza, cela ciò che il termine Gewalt porta a galla - il termine Gewalt come il pestaggio del marocchino di turno. Lex come uso della forza, stato di diritto come giochino demagogico, la logica permanente dell'eccezione, e la decisione che mette a morte. E Carl Schmitt sul suo elegante Dialogo sul potere (Genova 1990) metteva in calce un Lord Byron illuminante: "Siete voi fortunati? / Noi siamo potenti!"
Scriveva anni fa Cacciari, con Calderon de la Barca (pensando al
Sigismund dell'Hofmannsthal de La Torre), che innanzi alla vita quale
"illusione", "ombra", "finzione", grande gioco, intreccio di stelle e
di destini, l'ordine di chi regna "punisce coloro che vogliono imporvi
il sogno come realtà, le illusioni, l'Eitelkeit (la
vanità) del mondano come legge". Le ragioni di Creonte, ovvero
la nostra contemporaneità.
Ma nessun "fondamento mistico" ha l'autorità più. Le
rimane qualche chiacchiera populistica e demagogica, e qualche solenne
inquadratura televisiva. Appare da tempo solo un tramonto, tanto
dell'antiquariato mistico che di quello, persino ancor più falso
e demagogico, contrattualistico. L'infondatezza del diritto ormai
strasborda, giacché nessuna costituzione c'è più
da fondare, e in pochi ci crederemmo ancora. "Auctoritatem, non
veritatem, facit lex". "Fare giustizia del diritto" scriveva Gianni
Vattimo. Rimane su tutto, sullo sfondo di questo grandioso tramontare
solo l'intuizione benjaminiana sulla violenza, non a caso a centro di
questo importante contributo a riflettere di Derrida.
Gianni Buganza