testata di Umanità Nova

Umanità Nova, numero 10 del 20 marzo 2005, Anno 85

Dal Kossovo all'Afganistan all'Iraq… antimilitaristi, sempre
Fuori gli eserciti dalla Storia, dall'Italia, dall'Iraq



Circa sei anni fa, nell'aprile del 1999, andammo a Rimini per dimostrare contro la guerra in Kosovo: la città era piena di manifesti targati PDS che rammentavano le ragioni umanitarie dell'intervento Nato, a cui l'onorevole D'Alema, allora presidente del Consiglio, si vantava di aver dato un contributo, di morte aggiungo io, superiore a quello Inglese e Francese. L'Italia pacifista era allora pressoché bloccata, inerme ed immobile e le ragioni, forse, sono abbastanza facili da capire: i cani da guardia del riformismo nostrano erano in prima linea nel fronte bellico. Lo stesso movimento rimase altrettanto immobile, ad eccezione di piccole componenti, anche due anni dopo nel 2001, quando, nuovamente, Fassino e soci, pur dall'opposizione, ritennero inevitabile il bombardamento dell'Afganistan, a seguito degli attentati alle Torri Gemelle, con il benestare della loro "sinistra" interna, non ancora coesa intorno ad un progetto unitario, denominato in seguito "Correntone". Il pacifismo era allora proprio di quei settori che non si rassegnavano all'eventualità bellica di una parte della sinistra istituzionale, gruppi della sinistra comunista, di cattolici non violenti, di antimperialisti di varia umanità, del sindacalismo di base, etc.

Naturalmente anche noi, anarchici, rimarcavamo il nostro storico antimilitarismo, che non ha mai significato né connivenza con i soprusi ed i massacri del Potere né rassegnazione democraticista, o ancora peggio, guerrafondaia. 

Scendevamo in piazza con tutti quelli che si opponevano alla guerra, soprattutto nelle realtà locali dove eravamo presenti e non raramente provavamo disgusto, che non è mai scomparso, e contrapposizione contro quell'antibellicismo di regime, che sfoggiava, con altri simboli di oppressione (Milosevic e dittature di varia natura, le bandiere nazionali in genere) il dissenso ai nuovi massacri (le guerre "umanitarie").

Quando il sindacalismo di stato e gli sgherri umanitari hanno lasciato libere le catene, ecco che una fiumana di gente si è liberata, forse ancora prima che nelle piazze, dai propri padroni o dalle proprie censure che di necessità non hanno mai costruito virtù, ma solo obbedienza alle peggiori nefandezze: se non si era filo-sovietici, allora si era filo-atlantici, se non si apprezzava il socialismo di stato, allora si era filo-capitalisti… se non si era a favore delle guerra in Kossovo, allora si era filo-Milosevic e via cantando. 

Comunque sia andata, ed è andata male, il fatto che abbiano tolto qualche chiavistello non ha fatto male: si potrebbe aspettare fiduciosamente che questo nuovo popolo della pace non torni più indietro: ma l'unica controprova, se ve ne sarà bisogno, la daranno quando i loro amici saranno giunti al comando. E le dichiarazioni dell'"estrema sinistra" bertinottiana sul ritiro graduale delle truppe dall'Iraq, o quelle sui vecchi strumenti di interposizione militare (ONU) non fanno certo ben sperare.

La manifestazione pacifista di Roma del 19 marzo è stata indetta su questi tre punti:

- per esigere subito il ritiro delle truppe di occupazione dall'Iraq
- per ribadire la sovranità dell'Iraq e la legittimità della resistenza all'occupazione militare
- per animare anche in Italia la campagna internazionale contro le basi militari USA e NATO e lo smantellamento delle armi nucleari installate nelle basi in Italia.

Si tratta di tre punti chiari e dignitosi, per cui nessuno di noi che andrà a Rimini lo farà in contrapposizione all'altra manifestazione, ma le nostre parole d'ordine estenderanno e completeranno ciò che la mobilitazione di Roma non può o non vuole dire:

CONTRO tutti gli eserciti / PER la diserzione
CONTRO tutte le frontiere / PER la libera circolazione di ogni individuo
CONTRO tutti i nazionalismi / PER la solidarietà tra gli oppressi
CONTRO la devastazione sociale prodotta dal capitalismo / PER l'autogestione e l'uguaglianza
CONTRO tutte le religioni / PER il libero pensiero 

Anticapitalismo, antinazionalismo ed antimilitarismo per liberarci dall'oppressione e per non sostituire nuove schiavitù a quelle vecchie. Ed infine la memoria, così importante per la sinistra istituzionale liberal-democratica quando richiama alla mente eventi sufficientemente lontani nel tempo e poco problematici in termini di schieramento, come la Resistenza, ma oblio voluto quando ci rimanda a tempi sospetti e vicini: la guerra in Kossovo e in Afganistan, la Nato ed il militarismo. Noi, come sei anni fa, non dimentichiamo e manifesteremo anche contro di loro.

Pietro Stara








































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