Umanità Nova, numero 12 del 10 aprile 2005, Anno 85
È stata l'ennesima uscita di quell'immondezzaio chiamato campagna elettorale. Nell'estremo tentativo di salvare la poltrona a Storace, Alleanza nazionale e i suoi compari clericali dell'UDC hanno tentato di rilanciare la questione del contratto degli statali promettendo un "aumento medio di 100 euro" contro gli 84 inizialmente promessi dal governo Berlusconi. La manovra elettorale è miseramente fallita di fronte alle resistenze leghiste contro le manovre di "Roma ladrona" e all'usuale blaterare del "grande capo" che ha rilanciato su 95 euro. Nel giro di 48 ore tutto il polverone si è miseramente dissolto lasciando gli statali senza contratto.
Per cercare di capirci qualcosa occorre sottolineare che quello di cui si sta parlando è la parte economica del contratto 2002-2005, cioè quella che riguarda il periodo 1 gennaio 2004-31 dicembre 2005. Come si vede siamo in ritardo rispetto ai tempi contrattuali di circa 15 mesi, cosa divenuta usuale con il governo Berlusconi. Se prima i contratti slittavano di 6-12 mesi oggi si parla di 2-4 anni. Il settore degli statali ha difatti visto rinnovato il proprio contratto scaduto il 31 dicembre 2001 con ritardi enormi: i ministeriali sono stati i primi ad aver rinnovato il contratto nel gennaio 2003 ma i soldi di aumento li hanno visti solo molti mesi dopo, gli altri settori (sanità, parastato, agenzie, difesa, ecc.) hanno "chiuso" il loro contratto fra il settembre 2003 e il maggio 2004, con ritardi che vanno dai 18 ai 25 mesi, mentre esistono settori che non hanno ancora chiuso il rinnovo contrattuale!
La questione dei ritardi nei rinnovi contrattuali è importante perché serve anche a capire i giochi che l'ISTAT compie sulle statistiche relative alle retribuzioni degli impiegati pubblici. Sono statistiche che vengono utilizzate dalla propaganda filogovernativa per accusare gli statali di essere dei parassiti superpagati. Così l'aver inserito nelle retribuzioni del settore pubblico gli arretrati relativi al biennio economico 2002/2003, percepiti nel 2004 ha fatto lievitare gli stipendi pubblici ben al di sopra dell'inflazione ufficialmente riconosciuta dall'ISTAT e quindi dal governo. Ma si tratta di una vera e propria contraffazione della realtà contrabbandata da "scientifica rilevazione di dati oggettivi". Come si usa dire oggi: un vero e proprio tarocco (di Stato)!
Il governo gioca su questi ritardi, guadagnando su interessi che non vengono pagati e contando su una opposizione sindacale, largamente egemonizzata da CGIL-CISL-UIL, che si avvita attorno a ormai sterili giornate di sciopero generale degli statali che trovano sempre minor seguito in una categoria stanca e disorientata. D'altra parte la triplice era partita da una richiesta dell'8% rispetto ai salari del 31 dicembre 2003, richiesta giustificata dall'incessante procedere dell'inflazione reale. Ma i confederali sono rapidamente scesi al 5,5%, cioè né più né meno di quanto ottenuto per il biennio 2002/2004. In soldoni la richiesta sindacale è pari ad un aumento medio di 105 euro. "Ben" 10 euro di più di quanto offerto da Berlusconi durante l'effimera bufera preelettorale. Caspita. Bisogna anche precisare che: 1) si tratta di cifre medie al lordo di ritenute e tassazioni varie; 2) si tratta di una cifra che comprende la quota che va direttamente in busta paga e quella relativa al salario cosiddetto accessorio (posizioni organizzative, fondi di sede, riqualificazioni, turnazioni, reperibilità, ecc.) che non vengono ripartite equamente fra tutti i lavoratori; 3) si tratta di cifre relative ai 250mila ministeriali mentre per gli altri 3 milioni e 200mila statali e parastatali tutto verrebbe ancora una volta rinviato a chissà quando.
Mentre l'inflazione mangia i salari e pone le famiglie dei lavoratori dipendenti in estrema difficoltà, il governo promette fondi aggiuntivi ai 95 euro promessi, ma solo se legati ad una "riforma complessiva sugli assetti contrattuali del pubblico impiego (aumento a tre anni) e della produttività" facendo balenare l'idea di voler arrivare all'abolizione del già fetido accordo del 1993. Poiché sul piatto c'è anche la torta dei Fondi pensione e quindi, lo smantellamento della previdenza pubblica, c'è da temere l'ennesimo accordo al ribasso. Infatti, parallelamente alla vicenda contrattuale governo e sindacati confederali stanno contrattando anche il provvedimento legislativo di attuazione delle deleghe contenute nella legge dell'agosto 2004 sui fondi pensione: c'è da temere che i confederali mollino qualche euro per ricevere in cambio il nulla osta alla cogestione delle migliaia di miliardi che dal TFS/TFR dovrebbero passare ai fondi pensione.
Leandro S.