testata di Umanità Nova

Umanità Nova, numero 16 dell'8 maggio 2005, Anno 85

Primo Maggio anarchico: Milano, L'Aquila, Carrara, Trapani, Spezzano, Torino
Un giorno di festa, di lotta, di sciopero... per la libertà, senza servi né padroni




Milano
Giornata di mobilitazioni a Milano in occasione del primo Maggio. In mattinata la consueta, rituale, manifestazione indetta dai sindacati istituzionali che ha raccolto quasi duemila manifestanti (in prevalenza appartenenti a Lotta Comunista, che fa di questa data la sua vetrina pubblica). Nel pomeriggio il grande corteo della May Day che da qualche anno a questa parte rappresenta il vero evento della giornata, sia per la partecipazione che per la composizione. Sostenuti dalle iniziative di sciopero nel settore del commercio proclamato dalla Confederazione Unitaria di Base, copromotrice dell'iniziativa, quasi centomila manifestanti, in gran parte giovani, hanno sfilato per la città accompagnati dal suono più o meno assordante di una quarantina di sound system piazzati su altrettanti autocarri, addobbati per l'occasione da striscioni incentrati sul temi del precariato e sormontati da attivisti delle varie realtà del mondo giovanile milanese (centri sociali, ma non solo) che davano vita a varie rappresentazioni della vita precaria letta come una rassegna di imprese da super eroi. Super eroi sono infatti quanti, per sopravvivere, sono costretti a barcamenarsi tra più attività, sballottati da un lavoretto ad un altro, senza valorizzazione del proprio vissuto. Per l'occasione la distribuzione di vere e proprie figurine, dedicate ai vari super eroi del precariato, da incollare su un album è stata un evento nell'evento, con una migrazione di partecipanti ai vari punti di distribuzione. Il punto d'arrivo del corteo, nel viale che circonda il Castello Sforzesco, si è poi trasformato in una grande rave a cielo aperto dove al suono amplificato delle decine di sound system esistenti il ballo collettivo è continuato fino a notte inoltrata. Numerosi gazebo, allestiti per l'occasione, hanno garantito il rifornimento di viveri e bevande.
La May Day si conferma una volta di più come avvenimento di grande richiamo e non solo per il numero crescente di giovani precari alla ricerca di un ambito di manifestazione e di organizzazione, quanto anche per le forme tradizionali di rappresentazione politica che vedono nell'iniziativa un momento di propaganda e di possibile (quanto improbabile) reclutamento; non è tra l'atro un caso che quest'anno si sia registrata l'adesione della FIOM, l'importante sindacato dei metalmeccanici della CGIL.
A questo proposito, in un clima assolutamente festoso, quasi carnevalesco, assolutamente difforme dalla rigidità dei cortei tradizionali, è risultata completamente fuori luogo la contrapposizione che si è creata all'inizio del corteo per la "conquista" della testa; contrapposizione che ha poi avuto un seguito nella serata con un insopportabile scontro fisico che ha portato all'allontanamento della componente dirigista (i soliti noti).
Significativa la partecipazione anarchica e libertaria alle mobilitazioni. Mentre aderenti della FAI di Milano curavano un bacchetto stampa alla manifestazione del mattino e la presenza di un gazebo, con stampa e viveri vari, a quella del pomeriggio, altre componenti (Ponte della Ghisolfa e Torkiera) erano presenti con propri mezzi al corteo, mentre compagni sia lombardi che di altre località (Bologna, Pisa, Novara, Alessandria, Reggio, ecc.) confluivano nella sfilata.
Grande poi la partecipazione al pranzo di mezzogiorno, organizzato ottimamente dalle compagne della FAI nel cortile di viale Monza, che ha registrato la presenza di oltre 150 tra adulti e bambini della grande "famiglia" anarchica milanese (ma non solo) e che si conferma come una grande occasione di "meticciato" e di fraternità libertaria.
Un ottimo Primo Maggio in sostanza con l'auspicio che l'impegno profuso in questo giorno si rinnovi per tutto l'arco dell'anno.

L'Aquila
Due giornate al parco del castello di L'Aquila tra musica, dibattiti e riflessioni. Un filo conduttore: dal diritto al lavoro alla possibilità di prestazioni. Appuntamento a cui gruppo anarchico aquilano e Calcalab (coordinamento anarchico libertario Campania, Lazio, Abruzzo) partecipano con una fiera dell'editoria libertaria e con un intervento sul fenomeno precariato; in particolare sull'interesse che, capitale internazionale ed europeo, attraverso la riforma Moratti, fino a giungere alle modifiche apportate al sistema pensionistico, hanno nel controllare un'Europa popolata sempre più da precari. Alle privatizzazioni di sanità, trasporti, settore pubblico, mezzi d'informazione, contratti di lavoro, gestione di risorse primarie (come l'acqua) e tant'altro (basti pensare all'interesse che c'è nel privatizzare anche il sistema penitenziario) si è giunti a dover assoggettare anche il sistema formativo alle esigenze e ai ritmi delle imprese. I nuovi mercanti del capitale sanno benissimo che governare e controllare un'Europa composta da lavoratori precari, senza progetti, prospettive concrete e realizzabili in un prossimo futuro, è molto semplice e costa davvero poco.
Bisogna spezzare quel filo conduttore che sta sempre più precarizzando le nostre vite, dall'ingresso alla scuola dell'infanzia fino all'uscita dal mondo del lavoro.
Respingere, proporre e costruire collettivamente.
Gettiamo ora le basi per costituire reti cittadine autogestite e libertarie, che, dai comitati di genitori della scuola primaria, colleghino collettivi studenteschi, gruppi e sindacati universitari, centri sociali, comitati di ricercatori e docenti, organizzazioni di precarie e precari di ogni settore, sindacati alternativi di base, ONG, associazioni culturali, ecc.., ecc...
Una rete, una tavola rotonda cittadina non solo difensiva e resistenziale ma soprattutto propositiva, che miri all'autogestione antiautoritaria della vita sociale, oggi monopolizzati e controllati dai mercanti della globalizzazione e dell'omologazione culturale, facendo dell'autogestione, solidarietà e responsabilità i principi della prossima trasformazione sociale.
Gruppo anarchico aquilano - Calcalab

Carrara
È consuetudine che la Triplice e le autorità della provincia celebrino il Primo Maggio alternando Carrara con Massa e la Lunigiana e questa volta, una ogni tre anni, toccava a Carrara. Ce ne siamo accorti alla vigilia, quando con pretesti vari ci hanno fatto sapere - bontà loro - che il palco era già prenotato. In realtà lo avevano collocato sulla piazza del Comune, lasciando a noi di rimediare come potevamo, anche se la nostra richiesta era stata precedente. Ma, con un minimo d'inventiva e i materiali che ci ha lasciato Gogliardo, non è stato difficile sopperire con un piccolo ma dignitoso podio. E ancora, il giorno prima dai giornali apprendiamo che il loro concentramento sarebbe stato a S. Ceccardo, alle porte del centro, con un corteo che avrebbe chiuso, verso le dieci, l'unica via d'accesso: proprio al sopraggiungere dei compagni che ogni anno vengono al nostro Primo Maggio.
A questi buoni auspici ci è stato dato - involontariamente - di rispondere. Infatti quando, dopo il comizio, il corteo ha cominciato il percorso notificato con largo anticipo, e che prevedeva il passare davanti al Comune, è andato a sfilare proprio sotto il naso dei burocrati e amministratori che si avvicendavano sul palco. Distinto il contrasto: da una parte un assembramento che non possiamo fare a meno di definire piuttosto scialbo, dall'altra canti e musiche, fiori, bandiere, slogan anche pungenti e tanti tanti giovani. Qualcuno ha anche lasciato la piazza per seguire il corteo.
In precedenza, dal nostro podio, aveva preso la parola Alfonso Nicolazzi per un breve riepilogo storico sulle origini del Primo Maggio e per un rapido commento ad un fatto di cronaca locale: una giovane madre che nel corso della fiera di S. Marco di Avenza qualche giorno prima, che si era distratta non accorgendosi che il bimbetto era scappato via ed era stato trovato piangente fra le braccia di un ambulante, che cercava di consolarlo. E fin qui nulla di grave, se non fosse per il fatto che, essendo l'ambulante proveniente dall'ex Jugoslavia, subito qualcuno ha gridato al rapimento, seguito da quello che - non essendo stati presenti - suona molto come uno psicodramma collettivo, e da titoli sui quotidiani nei giorni successivi che facevano pensare al Bobborolo (il quale ha sei bocche e un occhio solo), la favola con cui anticamente - ma a quanto pare non troppo - si tendeva di dissuadere i piccoli dal disobbedire. Nei giorni successivi il fatto si era sgonfiato di fronte al magistrato, che pur di far contenti i protagonisti di tanto moto popolare, anche in assenza di motivazioni o dei presupporti per pensare davvero ad un rapimento, aveva confinato agli arresti domiciliari il povero ambulante: con tale provvedimento, il giudice ha anche esentato i denuncianti dal dover chiedere scusa. L'oratore ha concluso il discorso sottolineando la necessità di una maternità desiderata, libera e consapevole, che molto probabilmente non avrebbe ingenerato tale penoso episodio, oltretutto scatenante di una indegna anche se forse inconsapevole xenofobia.
Il discorso era stato poi seguito dall'intervento di Giovanni Pedrazzi, dei Cobas del marmo, il quale ha riepilogato la situazione contrattuale ed il permanente clima di ricatto volto ad ottenere il lavoro straordinario, che esiste come dappertutto anche in quel settore, e concluso con un breve accenno al fatto di aver assistito al recente congresso dell'Unione Sindacale Italiana.
Infine Natalia Caprili ha ripercorso i grandi temi che distinguono l'anarchismo: l'anticlericalismo, la contrarietà alla guerra, la lotta al lavoro precario e schiavizzato, la necessità per la donna di autogestire le proprie scelte e quella di tutti di arrivare ad una società più giusta. Un lungo applauso ha sottolineato la condivisione di quanto detto da parte dei presenti, che ormai gremivano la piazzetta.
Concluso in corteo, una sostanziosa merenda a base di fave, pecorino, lardo e affettati vari, vino e tanta allegria e socialità hanno fatto stazionare molti dei partecipanti fino al tramonto sulla piazza, puntualmente rinominata Gino Lucetti in onore del concittadino che nel '26 aveva scagliato una bomba al Duce.
L'incaricato

Trapani
Il tradizionale Primo Maggio in piazza promosso e organizzato quest'anno dal Coordinamento per la Pace di Trapani, Cooperazione Internazionale Sud-Sud e dal Circolo Arci Agorà di Trapani nella località balneare di Lido Valderice ha registrato un enorme successo senza precedenti in termini di partecipazione e mobilitazione.
Per tutta la giornata centinaia e centinaia di persone hanno visitato i gazebo e i banchetti informativi di tutte le associazioni e i soggetti politici di base attivi nel territorio; una grigliata popolare ha fornito un utile servizio di ristoro a prezzi minimi; e ben quattordici gruppi musicali (trapanesi e non) hanno dato vita a un concertone iniziato alle 18 e finito a tarda notte che ha incrociato i più svariati generi musicali (dal rock al folk passando per il reggae, prog, Hip hop, metal, jazz, world, ecc.).
Durante il concerto hanno avuto spazio gli interventi al microfono dei rappresentanti di alcuni dei soggetti politici e sindacali presenti in piazza.
In chiusura breve comizio di un compagno del Coordinamento per la Pace che ha ribadito tra le ovazioni del pubblico presente le parole d'ordine del Primo Maggio a Trapani: contro la precarietà della vita per il diritto al lavoro, per l'internazionalismo e l'antirazzismo per la libertà di circolazione di tutte e di tutti, contro la guerra e le spese militari.
Curiosità e interesse ha suscitato la presenza di un banchetto fornitissimo di libri e materiale informativo curato dalla Federazione Anarchica Siciliana.
TAZ laboratorio di comunicazione libertaria

Spezzano albanese
È da alcuni anni che gli anarchici ed i libertari di Spezzano non organizzavano in loco iniziative pubbliche a largo respiro in occasione del 1° maggio. Certamente non è mai mancato il manifesto, il volantinaggio, ma gli impegni di partecipazione dei compagni del luogo a manifestazioni fuori regione non permettevano l'organizzazione di una giornata di iniziative, chiamiamola pure "in grande stile", come quelle dei primo maggio degli anni settanta, ottanta, novanta del secolo da poco trascorso.
La mancanza in paese mai come quest'anno si faceva sentire, al punto che in molti ci hanno stimolati a riprendere la tradizione del 1° maggio anarchico e libertario e a non lasciare campo libero alle ormai patetiche iniziative della cosiddetta sinistra istituzionale.
Ci siamo messi all'opera ed oggi a manifestazioni concluse possiamo senz'ombra di dubbio affermare che è proprio vero che Spezzano aveva una gran voglia di un primo maggio anarchico e libertario; a dimostrarcelo è stata la partecipazione popolare a tutte le iniziative che si sono svolte nell'arco della giornata, grazie anche alla partecipazione militante di molti compagni/e del coordinamento regionale.
Il sit-in della mattinata con mostra sulle origini del 1° maggio, sulle iniziative anarchiche e libertarie in Italia, sul manifesto pubblico della locale federazione anarchica e sul manifesto della FMB in materia di Bilancio comunale, con un banchetto di pubblicistica anarchica e libertaria, con volantinaggio, canti anarchici di lotta che propagandavano le iniziative serali, il tutto ravvivato dalla presenza di due compagne giocolieri, vestite da clown, che intrattenevano i bambini con il regalo di palloncini, ha visto un'attenta ed allegra partecipazione di pubblico che già presagiva una partecipazione massiccia alle iniziative serali.
Alle ore 14 il pranzo in campagna ha senz'altro segnato un momento di alta convivialità e socializzazione fra compagne/i con abbondanza di vino e prodotti tipici, una più che meritata pausa per affrontare con energia le iniziative serali.
Al comizio tenuto alle ore 20 dalla Federazione Anarchica e dalla FMB, che oltre agli ormai tradizionali interventi di D. Liguori ed A. Nociti, ha visto l'intervento di una giovanissima compagna, la piazza si è riempita di centinaia e centinaia di persone, mentre in una piazza adiacente, a circa cento metri di distanza, ad assistere al comizio del locale segretario DS e del segretario regionale della CGIL erano solo alcune decine di persone, di cui la metà curiosi che tentavano di fare un confronto con il comizio degli anarchici e libertari.
La serata è stata in allegria conclusa con i canti anarchici eseguiti da Vincenzo Giordano, con i canti popolari e anarchici di un duo di compagni provenienti da Amantea (CS) e con la musica jazz di un trio di compagni provenienti da Cosenza, il tutto ravvivato dalla presenza di due compagne che giocavano in piazza coi colori delle fiamme di fuoco.
In definitiva una bella giornata anarchica, libertaria e popolare di lotta, di riflessioni, di festa e di gioia.
L'incaricato

Torino
Torino, città olimpionica del cemento del profitto, il Primo Maggio ha assistito all'apertura del primo cantiere antiolimpico. Il cantiere si trova nella sede dell'Adecco, multinazionale del caporalato moderno, in corso Unione Sovietica. Si è in tal modo conclusa una lunga giornata di festa e di lotta iniziata il mattino con la partecipazione alla manifestazione del Primo Maggio.
Contro le mille e una nocività di questa città olimpica si è caratterizzata la partecipazione degli anarchici al corteo.
La settimana scorsa la Provincia ha approvato il piano rifiuti e, quindi, la costruzione al Gerbido del primo inceneritore di Torino; è ormai prossimo l'inizio i lavori per la TAV a Venaus, contro i quali a giugno si svolgerà una grande manifestazione popolare mentre nei cantieri olimpici si continua a morire.
Nell'ampio spezzone aperto dallo striscione della FAI "Azione diretta contro lo stato e il capitalismo" è stato distribuito un volantino, "Liberare la vita, autogestire la società, senza servi né padroni" in cui si metteva in rilievo l'intima connessione tra questione sociale ed emergenza ambientale in questa città.
Vi si legge: "Vivere in questa città è sempre più difficile, difficile arrivare alla fine del mese, difficile avere servizi decenti, difficile sfuggire dalla trappola di vivere per consumare, lavorare tanto e male per comprare porcherie.
Alla fine non resta che una montagna di immondizia… è l'emblema di un'organizzazione sociale che bada solo al profitto ad ogni costo e considera la qualità della vita una delle tante merci disponibili nel bazar dei ricchi.
Il lavoro diviene sempre più precario, parcellizzato, pericoloso. Si lavora sempre di più e sempre peggio, per garantire il benessere di pochi. (…)
In nome del profitto ci rubano la vita e il futuro. I servizi pubblici non sono che meri affari privati.
Destra e sinistra sono d'accordo: la Torino del dopo Fiat affida il suo futuro alle grandi opere. Opere destinate a distruggere l'ambiente e la salute di tutti, lasciandosi alle spalle solo macerie. La città dell'auto è ormai al tramonto, ma non il clima mefitico che gli scarichi delle automobili ci impongono. Un modello economico e sociale dissennato viene sostituito da uno ancor più folle. A caccia di profitti facili sulla pelle di tutti."
Nella sede di corso Palermo si è poi tenuta il pranzo e la festa che, grazie all'abilità culinaria di Giuseppe e Michele, è stato una gioia per il palato.
Nel tardo pomeriggio, in una città blindata dalle forze del disordine statale, impegnate a presidiare tutti i punti "sensibili", ossia le sedi, economiche ed istituzionali dei devastatori ambientali tenacemente al lavoro in città e provincia, è stato allestito il primo cantiere veramente utile per gli interessi di chi in questa città mefitica ci vive e ci lavora precariamente.
La sede centrale dell'Adecco, colosso del lavoro interinale che si è aggiudicata il reclutamento e la formazione dei volontari impegnati nei "giochi" invernali del 2006, è stato il luogo prescelto per l'apertura del primo cantiere antiolimpico.
In corso Unione Sovietica 169, l'area antistante le due saracinesche dell'Adecco, è stata isolata con filo bianco e rosso, l'apposito cartello di segnalazione di "lavori in corso" è stato piazzato in modo visibile, mentre uno striscione con la scritta "NO Olimpiadi, NO caporalato" ha mostrato alla cittadinanza la necessità di urgenti opere di demolizione dei mostri ecologici e sociali con i quali stanno disegnando il futuro di una città che, finiti i fasti dell'auto, si affida alle grandi opere: dalle olimpiadi, alla TAV, all'inceneritore. Mostri destinati ad assorbire risorse, bruciare la nostra salute, fare il deserto.
La distruzione ambientale va di pari passo con quella sociale.
L'Adecco è l'emblema di un'organizzazione sociale basata sullo sfruttamento più selvaggio, sulla speranza tutta interna alla logica del profitto capitalista di ridurre il lavoro a merce a poco prezzo ed affittabile a tempo limitato e senza necessità di tutele.
Occorre invertire la rotta di questa città in cui la sinistra non meno della destra sta lavorando a perpetuare un modello economico e sociale basato sull'ingiustizia, sullo sfruttamento dei lavoratori, sulla distruzione dell'ambiente e della salute.
La lotta contro i campioni olimpici dello sfruttamento e della distruzione ambientale va avanti.
Foto a quest'indirizzo:
http://italy.indymedia.org/news/2005/05/783538.php
Mortisia















































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