Umanità Nova, numero 20 del 5 giugno 2005, Anno 85
La cinquantunesima udienza al processo di Genova contro i 25
manifestanti anti-g8 accusati di "devastazione e saccheggio" non ha
certo evidenziato particolari novità, ma si è dimostrata
di un qualche interesse in relazione all'interrogatorio in
qualità di testimone della responsabile risorse umane delle
poste italiane di Brescia riguardo il possibile riconoscimento di un
portalettere precario allora in servizio ritenuto tra quanti, col volto
coperto, avrebbero danneggiato una vetrina.
Le domande sono state tutte incentrate sull'aspetto esteriore dell'incriminato, al fine di giungere al suo riconoscimento in alcune foto pubblicate su un giornale locale che avevano suscitato alcune volontarie delazioni da parte di alcuni zelanti cittadini.
Alcune di queste domande e risposte meritano senz'altro essere integralmente riprese; il ridicolo di alcune è evidente, eppure anche su di esse si gioca una condanna a 15 anni di galera.
Pubblico ministero: lei riferisca quello che ricorda, poi posso contestarle delle cose eventualmente.
Teste: un ragazzo alto 175, 180 ... Credo... Magro... La
caratteristica erano i capelli ... Lunghi nello stile rasta... E...
Molto magro...
Pm: questi capelli avevano caratteristiche particolari? Un colore?
T: castani?
Pm: uniforme?
T: non mi sembra.
Pm: cosa significa? O è no o è sì!
T: non mi sembra di ricordare un colore compatto.
Pm: erano portati in qualche modo?
T: sia sciolti che legati con un elastico tipo coda.
Pm: aveva barba?
T: basette mi pare.
Pm: aveva un modo particolare di vestirsi?
T: nero... Con degli anfibi...
Pm: aveva altre cose particolari?
T: dei braccialetti ad anello? (…)
Pm: ricorda se aveva dei tatuaggi?
T: credo ... Sì sì... Aveva un tatuaggio.
All'identikit delineato (ragazzo magro, capelli rasta, vestito di
nero, con anfibi, braccialettini e tatuaggio) potrebbero corrispondere
migliaia di giovani presenti in quei giorni nelle strade di Genova, ma
per l'accusa tali banalità si trasformano in elementi di
colpevolezza.
I compagni sono quindi avvertiti: riserviamo l'estetica alternativa per le serate di gala.
Anche per questa stagione la moda di classe consiglia, per la rivolta urbana, una sobria ma anonima eleganza casual.
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