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Umanità Nova, numero 21 del 12 giugno 2005, Anno 85

Incidenti di percorso
Usa: mea culpa ma non troppo tra Abu Graib e Guantanamo




La giustizia a stelle e strisce, specie se militare, offre sempre spunti di grande equità.

È stata "condannata" a sei mesi di carcere Sabrina Harman, una dei militari Usa finiti sotto processo per lo scandalo delle sevizie nei confronti dei prigionieri iracheni di Abu Ghraib, la signora che - per intenderci - è diventata famosa per quella foto che la ritrae mentre, sorridente, posa accanto a un gruppo di prigionieri nudi e ammassati a piramide. Gli otto ufficiali facenti parte della giuria hanno stabilito che Sabrina è quella stessa signora che - in un'altra famosissima foto - minacciava un iracheno incappucciato di tormentarlo con scariche elettriche se solo avesse provato a scendere dal trespolo sul quale lo aveva costretto a stare in equilibrio. Malgrado sia stata riconosciuta responsabile di ripetuti abusi contro i detenuti, con dichiarazione di colpevolezza per sei dei sette capi d'imputazione a suo carico, Sabrina ha subito una condanna di mezzo anno di reclusione a fronte di un rischio di pena di cinque anni e mezzo. 

È vero: in America un'opportunità non si nega a nessuno.

Ha poi suscitato parecchio clamore la notizia secondo la quale per la prima volta il Pentagono ha ammesso che episodi di profanazione del Corano sono avvenuti nel famigerato carcere di Guantanamo. 

Ci sono voluti addirittura più di 30 mila documenti relativi agli interrogatori dei detenuti nella base-lager a Cuba per portare un'inchiesta interna dei militari Usa alla conferma di 13 casi (definiti testualmente "incidenti") in cui il testo sacro dei mussulmani è stato volutamente danneggiato e vilipeso a corollario delle pratiche di tortura (alle quali però non si fa cenno) perpetrate dai militari durante gli interrogatori.

Il generale Jay Hood ha voluto precisare (con un effetto a dir poco comico se non si trattasse, appunto, di tortura) che quasi tutti gli incidenti più gravi sono avvenuti nei primi mesi di attività del carcere di Guantanamo quando ancora non erano scattate direttive precise su come maneggiare il Corano. Poi ha voluto tranquillizzare tutti: non c'è mai stato tra le guardie un tentativo coordinato di demoralizzare o intimidire i detenuti con programmate profanazioni del testo sacro.

La Casa Bianca, da parte sua, ha insistito sul carattere assolutamente sporadico di tali episodi. Certo, come no?

E mentre il mondo si interrogava inorridito sulle ammissioni di colpa degli apparati militari statunitensi, una corte assolveva un tenente della Marina accusato per il pestaggio di un prigioniero iracheno, poi deceduto. L'ufficiale, Andrew K. Ledford, è stato dichiarato non colpevole rispetto a tutti i capi di imputazione. Niente paura, sembrano dirci i kapò americani, la guerra sarà pure un po' spietata, ma tu che sei un militare ligio al dovere potrai sempre contare sulla giustizia a stelle strisce che con una mano si batte il petto e con l'altra ti dà una pacca sulle spalle. 

Le mani grondano sangue, of course.

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