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Umanità Nova, numero 22 del 19 giugno 2005, Anno 85

Patente e Patenti
Sei Gay? Non puoi guidare, anzi no: sei solo disturbato



La vicenda della sospensione della patente al ragazzo gay di Catania portata alla ribalta dal ricorso presso il tar e dalla relativa sospensione del provvedimento di revoca della motorizzazione civile del tar stesso è interessante sotto molti punti di vista.

Per cominciare anche la "democratica" sentenza del Tar contiene al suo interno delle affermazioni che fanno pensare che un'idea corretta di cosa sia l'omosessualità sia ancora lontana da raggiungere. 

"L'omosessualità - osservano i giudici del Tar di Catania - non può essere considerata un fatto che fa sorgere dubbi sull'idoneità psico-fisica del titolare della patente di guida" perché non è "una vera e propria malattia psichica" ma "un mero disturbo della personalità" tale da "giustificare l'esonero dal servizio di leva" ma "non certo l'adozione di ulteriori misure sfavorevoli"

bontà loro...

Anche essere magistrati deve essere un "mero disturbo della personalità".

Per il resto restano parecchi interrogativi aperti sulla questione.
Pochi hanno notato che la notizia eclatante non sia solo quella relativa al ritiro della patente per omosessualità, ma il fatto che le informazioni raccolte al distretto militare (sull'orientamento sessuale o sul disagio psichico derivata da questo) siano arrivate tramite il Ministero della Difesa alla motorizzazione civile, presumibilmente attraverso il Ministero dei Trasporti.

Ovvero che le "diagnosi" del distretto militare possano essere usate per valutare l'idoneità alla guida, e a questo punto il dubbio è che si possa anche andare oltre.

È molto probabile che non sia l'omosessualità in sé il motivo per cui è stato effettuato il ritiro della patente ma che sia legato alla "diagnosi" del distretto militare.

L'utilizzo del disagio psichico provocato dall'omosessualità come metodo per evitare il servizio militare è sempre stato molto controverso. Di fatto soprattutto negli anni passati non era infrequente che le varie sedi dell'arcigay attestassero l'omosessualità dei propri soci per evitare che questi facessero il servizio militare. Naturalmente questo non bastava per essere esonerati e infatti lo psicologo del distretto doveva accertare nei colloqui con la recluta il suo disagio legato alla condizione omosessuale. Quindi la stessa recluta rischiava di dover affermare di essere in condizioni psicologiche precarie.

Si pensava che questo potesse dare problemi nei concorsi pubblici, ma di fatto non si era mai avuta una conferma ufficiale. La legge (22/11/77, numero 890) vieta esplicitamente all'autorità militare di diffondere informazioni sulle ragioni della riforma dal servizio militare. Ma bisogna vedere se vale per altri enti pubblici.

Il ricorso all'esonero per omosessualità non è mai stato utilizzato su larga scala soprattutto per problemi di visibilità. Ciononostante 5.000 ragazzi ne hanno usufruito negli ultimi 20 anni.

Per un approfondimento sulla questione rimando al sito dell'arcigay (http://www.arcigay.it/show.php?264)

Non siamo ovviamente contrari al fatto che molti omosessuali dichiarati e no cercassero di evitare il servizio militare. Non dobbiamo dimenticare inoltre che ancora adesso "chiesa famiglia stato e società" portano molti giovani omosessuali al suicidio e molti di loro si sono tolti la vita proprio durante il servizio militare.

Dietro una vicenda a tratti paradossale in cui parti dello stato si contraddicono a vicenda c'è quindi molto di più della notizia sbandierata dai giornali, probabilmente pompata anche dalla vicinanza del Pride LGBT (Orgoglio Lesbico Gay Bi e Trans-gender). C'è sicuramente un utilizzo "abusivo" dei dati sensibili personali. Resta inaudito poi il fatto che l'esito delle visite di leva possa marchiare a vita alcune persone.

Francamente non è per niente consolante sapere che un disagio psichico possa essere inserito nel "dossier" della nostra vita tanto amorevolmente mantenuto dallo stato.

D'altra parte si stanno occupando da anni di questa questione molte associazioni e gruppi antipsichiatrici.

Chissà cosa dice la legge sulla privacy a riguardo. Visto che è possibile chiedere ad una azienda di essere tolti dalle proprie banche dati, non sarà possibile fare una richiesta analoga allo stato, magari togliendo le "diagnosi" dei distretti militari?

Giuseppe (dibek) Di Bella





















































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