testata di Umanità Nova

Umanità Nova, numero 32 del 9 ottobre 2005, Anno 85

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Milano: denunce ai picchettanti
Una denuncia particolarmente grave per chi ha partecipato ai picchetti milanesi del 1 maggio 2004
Una delle caratteristiche meno simpatiche, ammesso che di caratteristiche simpatiche ve ne siano, dell'apparato repressivo dello stato è il suo assoluto non curarsi della puntualità e dello stare in tempi ragionevoli.
I giudici gemono come gatte in calore per l'eccessivo carico di lavoro, i cancellieri soffrono di lesioni alla colonna vertebrale a causa del peso dei fascicoli che devo compulsare e persino i gendarmi svengono sovente a causa delle lunghe ore di servizio.
Fuor di celia, l'inefficienza della macchina giudiziaria ha come effetto tutt'altro che sgradito per l'apparato statale e in altre parole quello di sottoporre chi vi abbia a che fare alla sgradevole situazione di chi deve stare attento, evitare guai o, almeno, perdere tempo che potrebbe assai meglio utilizzare per sé, nelle aule dei tribunali.
Un caso particolarmente interessante è quello della denuncia a 32 militanti del sindacalismo alternativo, dei centri sociali, di vari movimenti arrivata nel settembre del 2005 per fatti che sarebbero avvenuti il 1 maggio del 2004 a Milano in occasione dei picchetti organizzati per favorire lo sciopero dei lavoratori della grande distribuzione che, in questi tempi di flessibilità non hanno più giorni liberi.
Il fatto che il 1 maggio sia tornato ad essere un giorno di sciopero ha un valore politico e simbolico che eccede rispetto al settore di lavoratori che può scioperare, segnala, infatti, una disponibilità a condurre, nei fatti e non a chiacchiere, una decisa azione di contrasto contro il dispotismo padronale.
Le denunce sono a geometria variabile nel senso che c'è chi ne ha di un tipo, chi di due, chi di tre, con l'effetto che anche nel tentare di colpire l'opposizione sociale la magistratura rifiuta vetuste logiche egualitarie.
Una certa parte dei reati contestati è, diciamo così, standard: manifestazione non autorizzata (quattro denunce), aver ostacolato i clienti nel libero accesso ai supermercati (tre denunce), aver imbrattato i muri (due denunce); lancio d'oggetti (ventidue denunciati). Ora, è evidente che l'obiettivo è banalmente quello di negare la possibilità di organizzare picchetti visto che un picchetto che non faccia pressione su chi intende entrare in un supermercato aperto in un giorno di sciopero non avrebbe senso.
Ma la magistratura non si accontenta di colpire atti, realmente commessi o meno che siano, cinque dei picchettanti sono individuati come destinatari di una denuncia che, se ne avranno piacere, potranno raccontare ai nipotini. L'accusa, infatti, è quella di avere, in concorso fra di loro, distribuito e messo in circolazione scritti e disegni contrari agli ordinamenti politici, sociali od economici costituiti nello Stato. Se non si fosse capito, il buon vecchio Codice Rocco che i fascisti hanno lasciato in eredità alla repubblica e che spunta fuori regolarmente come un herpes particolarmente schifoso.
Probabilmente siamo di fronte alla sparata di qualche magistrato zelante, resta il fatto che, sulla base di questa legislazione, chiunque non marci in fila per tre potrebbe essere inquisito per le stesse ragioni, Per non andare lontano, il nostro giornale non è esattamente favorevole agli ordinamenti politici, sociali od economici costituiti nello stato.
È, quindi, necessario garantire ai militanti inquisiti la massima solidarietà e seguire con attenzione questa vicenda.
Cosimo Scarinzi

Ragusa: denunce agli antirazzisti
Ennesimo attacco attuato dalla polizia ai danni del movimento antirazzista.
Da tempo ormai i "pupi-blu" di "capitan Pisanu" utilizzano ogni forma di repressione per criminalizzare tutti i movimenti e i singoli individui schierati a difesa dei diritti degli immigrati. A farne le spese questa volta sono 19 compagni del movimento antirazzista, fra cui due militanti anarchici, che il 1° agosto di quest'anno hanno manifestato davanti al Cpt di Ragusa.
Le accuse sono di riunione in luogo pubblico non preannunciata e di aggressione ai funzionari della Digos. Un'altra vergognosa manovra che fa eco alla vera, sporca logica criminale del nostro paese, quella voluta dai "nostri" governanti e inscenata dai loro esecutori in divisa.

I fatti
Il 1° agosto alcuni militanti del Campeggio Nazionale Antirazzista organizzato a Licata dalla Rete Antirazzista Siciliana, assieme ad altri soggetti che a titolo personale partecipavano a sostegno dell'iniziativa, si riuniscono davanti al Cpt di Ragusa per rivendicare il diritto di libertà per gli immigrati, denunciare le violenze che si celano dietro queste strutture carcerarie e portare solidarietà alle donne ivi rinchiuse.
Ma la solidarietà da sola non basta!
Non basta, attraverso le reti metalliche, scambiare sguardi di compassione con le immigrate recluse.
Non basta più… commuoversi!
Questo, per fortuna, gli intervenuti all'iniziativa lo hanno compreso da tempo. Bisognava trovare il modo per parlare direttamente con quelle donne, capire come si poteva aiutarle ad uscire da quel carcere dando loro il giusto sostegno legale, comunicare i loro diritti perché - è storia vecchia - molte di loro non sanno neanche come e per quale motivo siano finite lì dentro; non sanno come difendersi né a chi appellarsi.
Quella stessa mattina, era prevista un'ispezione al Centro di Permanenza Temporanea di Ragusa da parte dell'On. Katia Belillo dei Comunisti Italiani, ispezione cominciata a mezzogiorno e terminata alle 13,15.
È in quel momento, quando la macchina con a bordo la Belillo si accingeva a lasciare il centro, che i manifestanti, approfittando dell'apertura del cancello automatico si precipitano ad occupare il cortile adiacente al Cpt. I poliziotti in borghese, colti di sorpresa, hanno tentato invano di fare scudo formando tra di loro un cordone. I manifestanti erano già dentro e il tutto senza alcun uso di violenza ma solo con tanta determinazione. Lo scopo dell'azione era quella di richiedere una delegazione composta non solo da un europarlamentare ma anche da soggetti del movimento antirazzista.
Alle 19, dopo ore di trattative, un gruppo di quattro militanti formato da interpreti, avvocati e personale medico accompagnato dal senatore diessino Gianni Battaglia (obbligato dalla situazione contingente a garantire l'accesso della delegazione) accedevano finalmente all'interno del centro stesso.
I 4+1 rimasti all'interno fin'oltre le 22 hanno denunciato casi di detenzioni del tutto arbitrarie di donne provenienti dal Togo e dal Ghana e richiedenti asilo politico.
Fortunatamente, dopo pochi giorni, a seguito dell'azione dei manifestanti, si è ottenuta la scarcerazione di alcune di loro ed un permesso di soggiorno per motivi umanitari della durata di un anno.

Il movente degli sbirri
Il movente che ha spinto gli sbirri alla denuncia è dunque facilmente intuibile: smascherati e colti in fallo, meritevoli "loro" di essere perseguiti "penalmente" e moralmente (e perché no… anche a calci in culo) per aver trattenuto illecitamente (semmai la detenzione fosse lecita) delle donne immigrate, i signori della Digos quel giorno hanno lanciato un segnale intimidatorio con lo scopo di spostare l'attenzione del movimento su questioni repressive e legali.

Ebbene…
Quanto accaduto a Ragusa il 1° agosto e, prima, il 20 luglio (denunciati i compagni della Rete Antirazzista Iblea che occuparono la sede prov.le della C.R.I) e prima ancora a Torino e a Lecce, dimostra il vero volto della cosiddetta legalità: violenza, repressione, intolleranza, razzismo.
È legittima la necessità di manifestare contro i crimini causati da leggi segregazioniste!
Andremo avanti nella lotta a dispetto di ogni maldestra manovra che tenti di soffocare la nostra libertà di espressione!
Ilda Migliorino - Ilda73@virgilio.it
P.S. È stata aperta una sottoscrizione per sopperire alle spese legali dei compagni inquisiti. Chi volesse contribuire può utilizzare il ccp n. 10167971 intestato a Giuseppe Guerrieri, Ragusa, specificando la causale.

Parma: sgomberato e rioccupato centro sociale
Giovedì 29 settembre, mentre tra le parti era in corso una trattativa, il Comune ha tentato di sgomberare lo Spazio Sociale "Mariano Lupo".
Alle 8,45, con un'ordinanza firmata dal Sindaco, vigili urbani e operai del comune comunicano ai due presenti nello stabile che "il locale deve essere sgomberato per motivi di inagibilità in quanto si trova in uno stato di degrado e instabilità" (falso: la perizia del tecnico è durata 4 minuti). Dietro tutto ci sono il Sindaco, il suo vice, l'Assessore alle Politiche Abitative e il fascista Presidente della Circoscrizione, cui, con l'arrivo dell'Authority alimentare, uno spazio di socialità da fastidio e di alternative all'attuale spezio, al di là della volontà politica, è difficile trovarne. A Parma non vi sono più edifici che il Comune possa offrire (a parte una stanza a mansarda sopra un circolo), vista la privatizzazione di molti beni comunali. Al tutto si aggiunga il guadagno che alcuni noti potranno effettuare con la ristrutturazione dei locali, i cui lavori sono già stati appaltati, e i toni poco gradevoli utilizzati dal Comune.
Alle 11 del mattino del 29 settembre, lo stabile viene rioccupato grazie ad un gruppo di compagni che scavalcano la cancellata del parco adiacente, infilandosi nella porta per distrazione lasciata aperta, mentre un altro gruppetto riesce abbassare la rete dei muratori e entrare dal cancello principale, che era già stato saldato. In questo modo viene fermare la muratura degli infissi facendo uscire vigili e operai. Va segnalato che vigili ed operai si sono trovati a svolgere, anche se non competeva loro in una situazione delicata, il "lavoro sporco" scaricatogli dalla Questura. Hanno preferito non usare la forza e ascoltate le giuste posizioni si sono resi disponibili per trattare: alcuni hanno persino accennato solidarietà.
A questo punto la "palla" è tornata al Comune che ha chiamato la Questura, mandando 4 blindati per circondare il posto: alcuni compagni si sono barricati dentro, altri si sono radunati fuori sempre più numerosi mentre la tensione saliva. In questa situazione si chiede di parlare con il Comune: alle 16,30 l'avvocato e alcuni rappresentanti del M. L. si presentano in Prefettura per un incontro durato fino alle 18,30, boicottato dalla controparte. Alla fine il prefetto spazientito ha concesso quattro giorni di tregua ritirando la polizia e rimandando il tutto ai giorni successivi.
Capendo di averla avuta vinta, almeno per questa volta, vengono aperti i cancelli, scendono gli occupanti con il pugno chiuso rivolto al cielo, cantando a squarcia gola "Bella ciao" insieme alle 200 persone lì accorse.
I gruppi libertari/anarchici, hanno redatto un comunicato di solidarietà inviato agli organi di stampa, dove si richiedevano le dimissioni del Sindaco Ubaldi, del vice Buzzi, dell'Assessore Bigliardi e del Presidente del Quartiere, Mora.
Cisco















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