Umanità Nova, numero 37 del 20 novmbre 2005, Anno 85
Gli avvenimenti che sconvolgono le banlieue francesi da circa due
settimane sono l'espressione di una rivolta il cui aspetto politico non
può essere negato. Non si può negare l'esistenza di una
sommossa contro rappresentanti o simboli di un ordine sociale
inegualitario, razzista e opprimente che considera la gioventù
dei quartieri popolari una "marmaglia" che debba essere ripulita con il
"Kärcher" per poi marcire in prigione. In questo contesto, dar
fuoco a un'auto, a un edificio pubblico o a negozi è un atto
politico, sebbene interrogarsi sui risultati di tali azioni, specie sul
fatto che esse nuociono di più alle classi popolari che alla
borghesia e ai veri responsabili di questa situazione sociale, sia
legittimo. Negare le origini sociali di questa violenza è lo
strumento principale che permette di attuare politiche repressive di
criminalizzazione della miseria e delle banlieue.
Il rastrellamento dei quartieri da parte delle forze antisommossa e
delle squadre mobili della polizia appoggiate da elicotteri che volano
tutta la nottte sopra alle abitazioni così come il richiamo dei
riservisti, non sono che un supporto militare del governo che
servirà solo ad attizzare il fuoco e la rabbia. Migliaia di
interpellanze e custodie cautelari, più di 700 indagati per
motivi spesso poco chiari, sulla base di prove inesistenti, in
condizioni di non potersi difendere, non risolveranno in alcun modo il
malessere sociale delle banlieue e dei giovani.
L'applicazione di misure eccezionali come il coprifuoco riesumato dalle
leggi speciali emesse al tempo della guerra d'Algeria è
un'autentica provocazione nei confronti dei giovani arrabbiati e un
grave pericolo per le libertà pubbliche. Il testo di legge
prevede l'instaurazione del coprifuoco sulla base di un mero ordine dei
prefetti, perquisizioni giorno e notte, il divieto di soggiorno o del
permesso di residenza per ogni persona che, secondo i criteri del
governo, minaccia l'ordine pubblico, il divieto di assembramento, la
chiusura di cinema, teatri, café, luoghi di ritrovo, ma anche il
controllo della stampa, della televisione, della radio e anche del web.
Dopo la repressione sistematica di movimenti sociali e sindacali
(intervento del GIPN contro i postini di Bègles, gravi
imputazioni per gli anti-OGM, assalti con elicotteri del GIGN e dei
commando della marina contro gli ammutinati della "Pascal Paoli"), lo
Sato prepara la guerra sociale contro i poveri e tutti quelli che
resistono a questa società di classe. La corsa del governo verso
un'inquietante deriva fascista deve mobilitare tutte le componenti del
movimento sociale e sindacale per organizzare la difesa delle nostre
libertà e delle nostre conquiste sociali.
Ci sono indubbiamente delle ragioni per ribellarsi, ma bruciare auto
(appartenenti a persone a volte anche povere) e colpire a caso non fa
che dei torti e non fa che dar forza ai ripiegamenti identitari (sia
nazionalisti che religiosi). La nostra rivolta deve rivolgersi contro i
veri responsabili della miseria e della precarità dilagante: il
capitalismo e lo Stato. E la nostra rivolta non avrà senso se
non nell'organizzazione contro il capitalismo e i suoi effetti
distruttori, nell'organizzazione nei quartieri contro gli aguzzini,
contro gli alloggi troppo cari, per veri servizi pubblici (uguaglianza
di accesso passa per la gratuità dei trasporti...)
La Federazione anarchica esige il ritiro delle forze di repressione, il
ritiro e l'abrogazione delle misure e delle leggi speciali, la
cessazione delle persecuzioni giudiziarie contro i giovani in rivolta,
la liberazione di tutte le persone imprigionate, e che sia fatta luce
sulle circostanze della morte di Ziad Benna e Bouna Traoré.
La sconfitta del governo fascista, sprezzante e arrogante non si
potrà fare se non sul terreno dei rapporti di forza: la
costruzione di un movimento sociale che si sbarazzi dei politicanti
parassiti e dei burocrati, che funzioni e si coordini sulla base del
federalismo libertario, dell'autogestione e della democrazia diretta in
una prospettiva di trasformazione rivoluzionaria della società,
costituisce la condizione indispensabile per la conquista
dell'uguaglianza economica e sociale, garanzia della libertà e
della sicurezza per tutte e per tutti!
Chi semina miseria raccoglie rabbia!
Per una società di liberi ed eguali
La rivoluzione è ancora da fare!
Fédération anarchiste, Segretariato alle relazioni esterne