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Umanità Nova, numero 7 del 26 febbraio 2006, Anno 86

Riflessioni a margine di una sentenza "scandalosa" 2
Cassato lo stupro


Un'aberrante sentenza della corte di cassazione ha riconosciuto la riduzione di pena ad uno stupratore condannato per avere abusato di una ragazzina tredicenne. Motivazione della attenuante il fatto che la ragazza aveva precedentemente avuto rapporti sessuali con altre persone.

La bestialità di questa sentenza, fondata sulla barbara esaltazione della verginità, desta orrore anche in coloro che non hanno certamente fiducia nella giustizia e nelle istituzioni. 

Ancora una volta ci si ripresenta uno scenario già visto, la cui consuetudine non spegne la rabbia e il disgusto: ciò che identifica lo stupro, anche in questo caso, non è il mancato consenso ad un rapporto sessuale, ma la valutazione dello stile di vita più o meno morale della vittima.

Una valutazione tanto più odiosa se si considera che in questo caso è rivolta ad una bambina, violentata in un contesto domestico e altamente degradato.

La legge sulla violenza sessuale, salutata a suo tempo come una conquista, si rivela una ben misera cosa, scoprendo il nocciolo duro, mostrando la solita pervicace concezione sessuofobica e maschilista: lo vediamo con questa sentenza, che di fatto ricolloca lo stupro tra i reati contro la morale, anziché contro la persona.

Si è parlato di sentenza paradossale, sconfessata dalle altre sezioni della cassazione, da indicare come esempio di ignominia legale, eppure pronunciamenti di simile genere vengono emessi più frequentemente di quanto si pensi.

Non è molto lontano il caso di un'altra sentenza choc, quella che, qualche anno fa, non riconosceva la situazione di stupro nel caso di violenza su una donna che porti jeans, indumento che secondo i giudici è impossibile sfilare senza la collaborazione di chi lo indossa; oppure la sentenza che, nel '99, riconosceva le attenuanti generiche al violentatore di una donna incinta, ritenendo che nel caso specifico l'entità dello stupro fosse di grado più lieve. 

La recente sentenza quindi non è un caso isolato, né d'altra parte quello giudiziario è l'unico ambito dove ci si accanisca contro le donne; ovviamente i contesti sono più ampi. 

L'intero quadro sociale e politico di un paese devastato da sempre dal moralismo cattolico si è andato ulteriormente aggravando in questi ultimi anni, in cui è stato sferrato un attacco feroce alla libertà soggettiva e sessuale di ogni individuo e segnatamente delle donne. Un attacco evidente nei suoi contenuti (la cancellazione della autodeterminazione ), ma molto pesante anche nei metodi, in quanto condotto nella forma classica e violenta dello stupro.

Le campagne condotte qualche mese fa sulla procreazione assistita e quella attuale contro l'aborto infatti sono molto più che attacchi a leggi relative alla gravidanza: sono aggressioni fisiche al corpo della donna.

Come considerare diversamente la parata di politicanti e preti che costantemente, tramite i mezzi di comunicazione, esibiscono il nostro corpo, il nostro apparato genitale, violentano la nostra intimità?

Come non pensare che tutto questo sarebbe stato inconcepibile se al centro di campagne politiche o referendarie ci fosse stato il corpo maschile?

Come non mettere in relazione questa costante ingerenza nella fisicità della donna con l'aumento degli stupri che è stato rilevato statisticamente in questi ultimi anni?

E questa violenza fisica, mascherata talvolta da valutazione pseudoscientifica, si accompagna immancabilmente al giudizio morale esercitato da chi se ne arroga il dominio. Inutile aggiungere altro; di chi si tratti lo sappiamo. Abbiamo sotto gli occhi lo scenario quotidiano di governo e preti affaccendati nello smantellamento di ogni libertà, e di una sinistra che, ossessionata dalla ricerca del consenso dei cattolici, non si cura di dare una risposta efficace a questo attacco.

E in questo scenario, contro il quale lottiamo altrettanto quotidianamente, si inserisce ogni tanto un episodio, uno fra i tanti, che fa salire ancora di più la rabbia e la determinazione.

Patrizia

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