Umanità Nova, numero 10 del 19 marzo 2006, Anno 86
"Bambini tutti in fila, in fila, in fila / Bambini tutti in fila, in fila per… pregar".
A differenza di noi fanciulletti, messi in fila dal maestro, nei primi anni '50, per marciare - ancora si faceva sentire la retorica guerresca del fascismo - oggi i fanciulloni che si apprestano a governarci, sono già tutti in coda, sgomitando scompostamente e impazienti di prostrarsi, con pia devozione, davanti alla sacra pantofola del sacro pontefice. E se dalle stanze vaticane, sagge di saggezza bimillenaria, non fosse venuto il classico "contrordine, compagni, oops… fratelli", avremmo assistito a breve a una delle più squallide, deprimenti e vergognose sceneggiate pre elettorali immaginabili, con la futura (e purtroppo anche attuale) classe dirigente spalmata come la nutella, sui pavimenti marmorei d'Oltretevere.
Il fatto che la curia romana, come si è detto di antica e collaudata saggezza, abbia subito compreso l'effetto controproducente che avrebbero avuto le inevitabili polemiche sulla visita al papa a 10 giorni dalle elezioni, e abbia conseguentemente suggerito ai tre porcellini Berlusconi, Casini e Mastella di rimandare le loro genuflessioni a tempi meno sospetti, è un segno della lucidità del disegno clericale di tornare a imporre una sostanziale egemonia sulla politica italiana, condizionando molte delle scelte, etiche, politiche e sociali, che andranno a fare i futuri governi. L'annullamento della visita papale è stato, infatti, solo una questione di tattica. La strategia rimane assolutamente la stessa. E di quale strategia si tratti, ormai è cosa nota.
Da tempo la Chiesa, nella persona dei suoi massimi rappresentanti, sta riconquistando, con la facilità del coltello che affonda nel burro, gli spazi che una cultura sostanzialmente laica, figlia delle lotte degli anni Sessanta e Settanta, le aveva temporaneamente sottratto. O, se non proprio sottratto, almeno limitato. Digerita, con generale soddisfazione, la fine del partito unico dei cattolici, ormai inutile e più ingombrante della metaforica balena bianca, le gerarchie clericali hanno perseguito una sottile politica di penetrazione in tutte le strutture sociali, pervadendole del proprio verbo e della propria "autorità morale", con il risultato che la parola del prete è diventata ancora più importante di quanto già non fosse. E se si eccettuano le rarissime isole laiche che ancora resistono a tale offensiva, il cosiddetto magistero papale è ormai componente fondamentale dell'attuale azione politica e legislativa. Vuoi, infatti, perché: "è vero e ci credo", vuoi perché: "non è vero ma ci credo lo stesso", tutto il ceto politico ha subito l'imprinting confessionale, convinto che senza il famoso voto dei cattolici, non si va da nessuna parte.
E infatti, nella fila di cui parlavamo all'inizio, vediamo gente che, dei cosiddetti valori e dettati cattolici, fa quotidianamente strame, sia pubblicamente che privatamente. Ma questa apparente contraddizione, che dovrebbe scandalizzare il buon prete, al buon prete, al contrario, non fa assolutamente schifo. Anzi! Abituato a perdonare di fronte al più formale degli atti di contrizione, e soprattutto ad arruolare fra i credenti chiunque pronunci l'atto di fede, porta avanti in maniera sempre più spudorata la sua campagna acquisti di primavera, ingaggiando – anche a prezzi popolari – figure e figuri della cui compagnia il cosiddetto buon cattolico dovrebbe vergognarsi. Ma poiché questo cosiddetto buon cattolico è una figura complessa e indefinibile, e quindi anche i suoi punti di riferimento e relativi valori sono quanto mai vari, tutto va a finire in un enorme calderone nel quale, se non si è troppo schizzinosi, c'è posto per tutti. Che è esattamente quello che accade sotto i nostri occhi. L'importante è che la virtù dell'obbedienza non sia messa minimamente in discussione.
Già si parla, negli ambienti più addentro alle segrete
cose, della possibilità sempre meno remota di un maxi inciucio
post elettorale, nel caso che lo schieramento vincente non possa
disporre, soprattutto al Senato, di una maggioranza quale quella avuta
in precedenza dal centrodestra. Sarebbe chiaro, a questo punto, che la
probabile coalizione governativa, per una semplice legge fisica, si
posizionerebbe soprattutto al centro, emarginando progressivamente le
cosiddette ali estreme dei due schieramenti, buone oggi per raccogliere
voti ma fastidiose domani per il quieto legiferare di cui il paese "ha
bisogno". In alternativa a questa prima ipotesi, c'è ovviamente
l'altra della netta vittoria di uno schieramento e conseguente sicura
governabilità. È evidente che, date le premesse a cui
stiamo da tempo assistendo, in entrambi i casi - ma soprattutto nel
primo - l'influenza della Chiesa verrebbe ad assumere un ruolo
determinante nell'attività legislativa, quale forse non ebbe
nemmeno ai tempi d'oro della vecchia Democrazia cristiana. E questo per
il semplice motivo che allora c'erano importanti forze e movimenti
laici e aconfessionali, che riuscivano a contrastare l'insopprimibile
vizio clericale di intromettersi nelle nostre faccende. Oggi, invece,
non ci è purtroppo concesso il dono di scovare, nelle parole dei
più commendevoli eredi di quelle forze, il minimo accenno alla
volontà di sottrarsi alla soffocante influenza del prete. A meno
che non si voglia vedere nelle affermazioni laiche dei vari Boselli e
Pannella qualcosa di più del tentativo di smarcarsi
opportunisticamente dal coro dei neo convertiti.
Sono stati buoni profeti, gli anarchici, quando hanno denunciato, fin
dai primi momenti, la pericolosità della politica di Ratzinger,
scorgendo, dietro la sua indiscutibile intelligenza, un disegno
"egemonico" in grado di riportare chiarezza e lucidità dopo la
fase confusa e istrionesca del suo predecessore. Una politica che sta
rimettendo saldamente al centro della vita pubblica italiana il ruolo
della Chiesa, insostituibile e primigenio collante di una
società altrimenti divisa e incerta. Tanto più che, al di
là delle scontate sparate ecumeniche sulla pari dignità
delle religioni monoteiste, si può strumentalizzare la
cosiddetta "invasione islamica" e conseguente scristianizzazione
dell'Italia per ripristinare la funzione salvifica del verbo divino e
del suo rappresentante in terra. Con tutte le conseguenze e le ricadute
che questa funzione si porta appresso. E che, purtroppo, già
conosciamo!
Massimo Ortalli