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Umanità Nova, numero 13 del 9 aprile 2006, Anno 86

Ponte sullo stretto: firmato il contratto con Impregilo
Il malloppo al sicuro


Hanno messo al sicuro il malloppo, nell’eventualità che la nave potesse affondare il 9 e 10 aprile. Sono i signori del cemento, le lobby delle grandi opere, la banda del Ponte sullo Stretto, che il 27 marzo, due settimane prima delle elezioni politiche, hanno firmato il contratto con la Società Stretto di Messina per la progettazione definitiva ed esecutiva e la realizzazione del Ponte e dei suoi collegamenti stradali e ferroviari. Loro hanno diversi nomi: capofila del Raggruppamento Temporaneo di Imprese (general contractor), è l’Impregilo, con una quota del 45% (adesso vi sta entrando anche il gruppo Ligresti), seguito dalla spagnola Sacyr S.A. con il 18,70%, dalla Società Italiana Condotte d’Acqua con il 15%, dalla Cooperativa tra Muratori & Cementisti di Ravenna con il 13%, e da altri gruppi con quote minori.
Nella fase di progettazione (durata 10 mesi) gli appaltanti non hanno diritto a penali in caso di disdetta del contratto, ma usufruiranno egualmente di cospicui finanziamenti che rappresentano una forte boccata d’ossigeno per questa categoria di padroni e loro soci (banche, cosche, ecc.); denaro proveniente dalle casse pubbliche, (si tratta delle somme ricavate dalla svendita dell’IRI), che intanto mettono in tasca, assicurandosi da eventuali ripensamenti che un nuovo governo guidato da Prodi potrebbe avere. La somma totale dell’appalto ammonta a 3,9 miliardi di euro. Terminata la fase progettuale, il tutto deve essere approvato dalla Società Stretto di Messina per poi passare all’approvazione del CIPE, come previsto dalle procedure della Legge Obiettivo.

L’avere inserito il progetto faraonico del Ponte nella Legge Obiettivo permette di non tener nel dovuto conto la valutazione di impatto ambientale, la piena libertà in materia di subappalti e una sostanziale deregolamentazione, tutti fattori che si prestano bene ad operazioni di infiltrazione mafiosa, del resto già emerse da rapporti ufficiali, dagli arresti eccellenti di un anno fa a Messina, e dal fatto che la Questura di Messina abbia messo in piedi il Sipos (Servizio di Intelligence Ponte sullo Stretto). Mafia siculo-canadese e N’drangheta calabrese sono già indicate come le destinatarie di quel 40% di finanziamenti destinate alla movimentazione di terra e ineriti, al cemento, ai cantieri, ma non pochi osservatori attenti fanno notare come da un po’ di tempo gli investimenti mafiosi dei proventi del traffico di droga, stiano andando anche ad aziende specializzate in attività altamente tecnologiche e scientifiche.

Tornando alla firma del 27 marzo, essa va inquadrata in tutta quella serie di operazioni di fine legislatura che il governo Berlusconi sta mettendo in atto per salvaguardare interessi forti e privilegi. Nel nostro caso va tenuto in conto anche il fatto che l’opposizione popolare al Ponte è andata crescendo negli ultimi mesi, ed ha fatto breccia non solo su istituzioni locali come i comuni di Villa e Messina, ma nello stesso Consiglio Regionale della Calabria, che si è ufficialmente schierato contro il Ponte e potrebbe mettere in atto dei veri ostacoli alla sua realizzazione. 

Altri problemi potrebbero poi venire dall’Unione Europea, e sempre in tema di ambiente; l’Italia addirittura è a rischio sanzioni per i danni che il Ponte potrà arrecare all’ecosistema dello stretto.

Da qui la fretta di sbloccare i finanziamenti e di arrivare, possibilmente nei primi mesi del 2007), all’avvio dei lavori, momento in cui non sarà più importante quel che potrebbe accadere (sospensione dei lavori o conferma), poiché a quel punto, in caso di cambiamento di rotta da parte del governo, scatterebbero le fortissime penali a carico dello Stato, garantendo alla lobby delle grandi opere ingenti entrate senza neanche il bisogno di costruire l’opera.

Pippo Gurrieri

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