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Umanità Nova, numero 14 del 16 aprile 2006, Anno 86

Vento di Primavera
Francia: la rivolta ha sconfitto la precarietà per legge


Quando comincia la primavera? La nipotina di Prodi ha risposto alla maestra "il 10 aprile". 

La bambina non poteva certo sapere che proprio quel giorno le notizie dalla Francia avrebbero portato un vento di primavera. Una primavera di lotte, di autorganizzazione, di consapevolezza. Dopo due mesi di rivolta il governo francese è stato obbligato a ritirare il CPE, il contratto di primo impiego che condannava alla precarietà ed al ricatto perenne. Il CPE, dietro il miraggio dell'occupazione, nascondeva il regalo avvelenato dello sfruttamento senza né limiti né garanzie per i giovani. Quelli dei licei, così come quelli delle periferie.
L'azione diretta ha sconfitto un governo duro, posto sotto la continua pressione della destra più estrema, razzista e fascista che solo pochi anni fa è stata ad un passo dall'affermarsi nelle urne. Due mesi di blocchi, scioperi, manifestazioni, occupazioni hanno obbligato Villepin, che pure si è giocato la carriera politica, a fare marcia indietro.

Nel nostro paese dopo mesi di appelli, mail, telefonate, catene di santantonio finalmente è calato il silenzio su questo tormentone elettorale, dove la speranza di futuro è stata seppellita dentro le urne. Il pareggio finale e la vittoria ai rigori, dopo i supplementari con un nulla di fatto, ha bloccato i festeggiamenti e impedito i trionfalismi dei tanti che ritenevano che la panacea di ogni male fosse la "cacciata di Berlusconi". Tuttavia, nonostante la "vittoria" risicata, su Indymedia, il sito di informazione autogestito, dopo gli appelli al voto si sono susseguiti i post in cui a gran voce si invocava la fine dei CPT, l'abrogazione delle legge sulle droghe, il ritiro delle truppe italiane in Iraq, la cancellazione della legge 30 e delle riforma Moratti.

Una sorta di litania ipnotica recitata nella speranza che a mezzanotte la carrozza non ritornasse zucca per una Cenerentola senza principe ad attenderla. 

Inutile dire che la sinistra che oggi si affaccia con fatica al governo è la stessa dei bombardamenti sulla Serbia, la stessa che ha aperto i CPT e sancito la precarietà per legge con il pacchetto Treu, la stessa che, con Berlinguer, ha inventato la scuola azienda. La stessa che ha garantito ai padroni e padroncini di questo paese la pace sociale durante i cinque anni del suo governo. 

Il vento che viene dalla Francia è lo stesso che di tanto in tanto soffia anche da noi: è il vento della Val Susa, quello di Scanzano Jonico, dei ferrovieri in lotta per la sicurezza, dei tranvieri in sciopero illegale, dei migranti in rivolta nei CPT, dei tanti che vanno all'arrembaggio del loro futuro. Dei tanti che non delegano ma scelgono in prima persona.

La rivolta francese contro il CPE, la sconfitta del governo, dimostra ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, che solo l'azione diretta può far sbocciare i fiori di un aprile che, ce lo ricordano quelli che in questo paese combatterono e morirono per un futuro diverso, nessuno ti regala.

Robecchi sul Manifesto di qualche giorno fa, auspicando la vittoria dell'Unione, scriveva che il giorno dopo le elezioni sarebbe già stato 25 aprile. Dimenticava quello che i ragazzi dei licei francesi hanno imparato in fretta. Il fiore del partigiano sboccia in mezzo al pavé delle strade: è un fiore bello e selvaggio, un fiore che racconta di una passione per la libertà che nessuna urna elettorale può contenere.

m. m.


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