testata di Umanità Nova

Umanità Nova, n 16 del 7 maggio 2006, anno 86

Cervignano, Trieste, Carrara, L'Aquila, Milano, Ragusa, Torino
Primo Maggio in piazza



Cervignano del Friuli: Primo Maggio anti-tav

Pochi giorni prima del primo maggio, un incredibile articolo de il Messaggero Veneto, dietro cui si possono facilmente immaginare dei suggeritori politici, aveva scritto che "Sulla festa del Primo Maggio grava la minaccia di una manifestazione degli aderenti al Comitato No Tav Friuli (…) La festa del Primo Maggio è, dalla sua istituzione in poi, la massima manifestazione nel suo genere, di tutta la Bassa orientale friulana e, pertanto, costituisce una vetrina di tutto rispetto per chi cerca, in un modo o nell'altro, visibilità per portare all'attenzione problemi di particolare interesse. E' proprio il caso attuale che, senza arrivare, al momento, al livello di quanto già avvenuto in Val di Susa, potrebbe costituire un ideale ma anche reale collegamento con le manifestazioni in Piemonte le cui bandiere, create per dire il No della Val di Susa alla Tav, potrebbero essere presenti alla sfilata a Cervignano".
Le più cupe - per loro - previsioni, va detto, si sono perfettamente materializzate nella bella mattina del primo maggio, quando un nutritissimo spezzone dei comitati anti-Tav friulani (più qualche rappresentanza di quelli veneti), con almeno quattrocento persone e una cinquantina di bandiere del movimento, si è accodato al corteo ufficiale dei partiti, dei sindacati e delle istituzioni, superandolo di gran lunga per partecipazione e vivacità.
Nutritissima, seppure "sommersa", la presenza anarchica e libertaria all'interno dello spezzone.
Tale entusiasmante risultato è d'altra parte il frutto di un lavoro di informazione e autorganizzazione che da tempo viene portato avanti in territorio friulano contro il progetto dell'Alta velocità e il cosiddetto Corridoio 5, nonché contro il patto affaristico consociativo che lo sostiene, nonostante i continui tentativi "da sinistra" di dividere, depotenziare e sviare il movimento che per la sua autonomia, radicalità e adesione popolare sta turbando numerosi sonni altolocati.
Un compagno della FAI

Trieste: contro il Tav e i CPT

Anche quest'anno i compagni e le compagne del Gruppo Anarchico Germinal sono scesi in piazza in questa giornata che a Trieste conserva ancora le caratteristiche di una vera partecipazione popolare. In mattinata abbiamo diffuso durante il corteo il nuovo numero di Germinal che quest'anno aveva anche un significato speciale essendo il n.100. Buone come sempre le vendite.
Alla fine del corteo abbiamo piazzato il nostro classico banchetto con la stampa e i libri assieme a cartelloni (in italiano e sloveno) sui due temi che più ci hanno visto e ci vedono presenti sul territorio ovvero la lotta contro il CPT di Gradisca (su cui abbiamo anche distribuito un volantino) e il TAV in collegamento ideale con i compagn* del resto della regione che erano a manifestare a Cervignano.
Da segnalare la rituale ma fastidiosa presenza attorno al presidio di sbirri in divisa e borghese.
Il pomeriggio ci siamo spostati con il banchetto e le bandiere NOTAV presso la festa della radio alternativa locale. Anche qui buon successo nella distribuzione di materiale, in particolare del Caffè Zapatista arrivato da poco dal Chiapas ribelle attraverso la Coordinadora.
Federico

Carrara: I maggio Anarchico

Quest'anno dato che la piazza Cesare Battisti è inagibile per il rifacimento della pavimentazione, lavori che dovevano iniziare ad ottobre e non si sa per quale motivo sono iniziati proprio poche settimane prima del primo maggio, il consueto appuntamento è stato spostato in piazza Gino Lucetti (che ancora il comune si ostina a chiamare piazza Alberica).
Già dalle prime ore della mattina, mentre i compagni stavano montando l'impianto e addobbando il palco, sotto l'occhio vigile di svariati funzionari in borghese, la polizia municipale ha cercato di relegare la manifestazione in un angolo dell'imponente piazza, lasciando aperta la viabilità da via Loris Giorgi.
Purtroppo per loro ancor prima che la manifestazione avesse inizio questo tentativo è dovuto rientrare perché ormai i convenuti occupavano quasi la metà della piazza e la polizia municipale ha dovuto abbandonare i suoi propositi e deviare il traffico veicolare altrove.
Ovviamente l'intera giornata si è svolta nel ricordo di Alfonso Nicolazzi che per tanti anni ha animato l'ormai tradizionale appuntamento di Carrara attraverso i suoi interventi puntuali dal palco di piazza Battisti e davanti al monumento a Alberto Meschi.
Gli interventi dal palco sono iniziati con Natalia Caprili del gruppo Germinal di Carrara, che ha fatto un commosso ricordo dei compagni Alfonso e di Adriano di Montignoso ed ha poi ripercorso brevemente le varie iniziative che sono state portate avanti localmente in questo anno e si è particolarmente soffermata sulla lotta che dura ormai da quasi vent'anni per la difesa del palazzo Politeama e la nascita dell'archivio Germinal nei locali di piazza Matteotti.
È stata quindi la volta di Urbano che ha ricordato anche lui le lotte del passato attraverso il ricordo dei compagni scomparsi, e di Giuliano e Doriano, i due compagni versiliesi colpiti dalla repressione e attualmente reclusi nel carcere di Lucca, per poi spiegare le lotte del popolo Mapuche contro il governo cileno e la chiesa per la riappropriazione delle terre.
La parola è passata poi a Giovanni Pedrazzi dei Cobas del Marmo che ha riepilogato le condizioni dei lavoratori del settore e ha parlato dell'importante lotta contro la privatizzazione dell'acquedotto e le privatizzazioni in genere, ricordando che laddove queste privatizzazioni avvengono si portano dietro immancabilmente aumenti delle tariffe, peggioramenti dei servizi e tagli al personale.
Ha quindi preso la parola Domenico Liguori che con la sua animosa energia ha saputo districarsi sui vari temi dell'anarchismo sociale e di attualità soffermandosi sul fatto che mentre oggi i partiti e le istituzioni fanno a gara sul piangere "i morti di Nassiria" mai nessuno di questi ha speso una lacrima sulle migliaia di vittime innocenti: civili, vecchi, donne e bambini morti sotto le bombe intelligenti di questa come di altre guerre, compreso lo schieramento attuale vincitore delle ultime elezioni, primo responsabile dell'intervento italiano nella ex-Jugoslavia, e che quindi ognuno pianga i suoi morti; rammentando che quella che oggi è soprattutto una giornata di festa è per gli anarchici una giornata di lotta e riflessione, una giornata che ricorda soprattutto l'uccisione dei cinque martiri di Chicago, e le migliaia di vittime del lavoro e della violenza degli stati.
A conclusione del comizio con ormai la piazza gremita di compagni accorsi anche da fuori Carrara è partito il consueto corteo che ha percorso via via ingrandendosi le strade del centro cittadino, ed ha deposto corone di fiori alle lapidi ed ai monumenti che ricordano momenti e figure importanti nella lotta per l'emancipazione umana.
Particolarmente toccante è stata la deposizione della corona al monumento a Meschi dove Alfonso era solito dare il la per intonare vieni o maggio al termine di un breve discorso, ma dopo qualche incertezza e con un po' di groppo in gola i compagni sono riusciti ugualmente a cantarlo tutti insieme al termine del secondo intervento di Domenico Liguori.
Il corteo si è concluso con la consueta bicchierata in piazza Lucetti dove i compagni convenuti hanno potuto rifocillarsi con le tradizionali fave, formaggi e affettati e con le pizze che, come ormai consuetudine, gli esponenti del forno autogestito hanno preparato fino al tardo pomeriggio, tra canti e convivialità.
Ringraziando tutti i compagni della partecipazione, non possiamo che dare una valutazione estremamente positiva della giornata.
l'incaricato

L'Aquila: la nostra precarietà è il loro profitto

May Day 2006, 29-30 aprile, 1° maggio.
Vogliamo luoghi di lavoro gestiti direttamente dai lavoratori. Vogliamo che gli organi decisionali siano le assemblee dei lavoratori, nei luoghi di lavoro e nel territorio in cui vivono. Vogliamo servizi sociali autogestiti e controllati direttamente dai cittadini stessi. Vogliamo mettere fine alla alienazione ed alla divisione del lavoro, e vivere in una nuova società di liberi ed uguali. Scegliamo la partecipazione contro l'autoritarismo, la solidarietà contro l'isolamento. Dibattiti, riflessioni, proiezioni e interventi, su precarietà del lavoro e della vita, così articolati nelle tre giornate.
Sabato 29 aprile.
Riforme scolastiche ed universitarie, antipsichiatria, anticlericalismo. Privatizzazione dei settori della formazione, soggezione della formazione alle esigenze delle imprese, nuovi monopoli delle conoscenze tesi di fatto a creare ulteriori differenze sociali proprio attraverso la sottrazione dei saperi stessi. Controllo delle conoscenze, delle menti e delle coscienze: vecchi e nuovi mezzi del controllo e della subordinazione sociale. Quale resistenza, quale recupero, quale socializzazione: prospettive libertarie. Presentazione del sito/rivista Porta di Massa, scuole ed università libere, realmente democratiche, luoghi di riferimento e di aggregazione per tutta la cittadinanza, sedi di un vivace confronto culturale; saperi critici e non mercificati/mercificabili, diffusione di una cultura capace di contrastare i processi di omologazione in atto nella nostra società; soggettività protagoniste della creazione, dell'autogestione e della trasmissione dei saperi. Presentazione della rivista Liberamente.
Domenica 30 aprile.
Devastazione e sfruttamento dell'ambiente: TAV, traforo del Gran Sasso, Ponte sullo stretto. Capacità decisionali ed organizzative delle comunità locali, "ecofemminismo": quale possibile difesa e gestione diretta delle risorse contro gli effetti delle nuove direttive europee (Bolkestein) e nazionali, contro i continui tentativi di privatizzazione di beni primari e di tutti come l'acqua. A seguire "l'altra voce dell'America": no alla guerra di Bush e al militarismo che continua a determinare uno spreco insensato e irreparabile di beni e di risorse a danno del benessere dei cittadini e delle collettività. Percorsi di pace ed economie solidali, quali strade per la smilitarizzazione e la costruzione di una società solidale ed antigerarchica.
Lunedì 1° maggio.
Dal Pacchetto Treu alla Legge 30: centrosinistra e centrodestra contro l'emancipazione del lavoro e dei lavoratori. Autogestione delle lotte sociali e analisi alle proposte di legge d'iniziativa popolare su reddito sociale e scala mobile. Dibattiti sulle delibere schiaviste regionali su apprendistato professionalizzante e trasformazione di società pubbliche in società a prevalente capitale pubblico: il governo regionale di centrosinistra, all'unanimità e con parere favorevole di CISL, CGIL, UGL, UIL, anticipa di quasi una anno i principi guida delle riforme Berlinguer-Moratti e direttiva Bolkestein, favorendo altresì l'ingresso della precarizzazione del lavoro all'interno dei settori pubblici. A seguire discussioni su: stralcio immediato delle delibere regionali; eliminazione di contratti a tempo indeterminato e di contratti che creano discriminazioni d'età e di sesso; introduzione di una nuova scala mobile che adegui i salari al costo della vita; eliminazione completa dei tirocini, degli stage e delle prestazioni gratuite di lavoro; eliminazione dell'intermediazione privata di manodopera (interinali e simili); annullamento della differenze salariali costruite sulla base dello svolgimento di lavori manuali o intellettuali; diritto alla casa per tutte/i; riduzione dell'orario di lavoro a parità di condizioni salariali; rivendicazione della gratuità per tutte/i di servizi pubblici come trasporti, scuole di ogni ordine e grado, sanità, servizi comunali.
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Milano: la ritualità delle istituzioni, la vivacità del MayDay

Come previsto la furbata dei vertici sindacali milanesi che avevano invitato il ministro Brichetto in Moratti alla manifestazione ha raccolto i suoi frutti: una salva di fischi e di slogan le si è riversata contro; il ministro, conseguito l'obiettivo, si è allontanata protetta dalle guardie del corpo e dai sindacalisti. L'importante è che si continui a parlare di lei in una campagna elettorale sempre più personalistica, dove l'immagine è tutto ed i programmi quasi niente. E ora siamo in attesa di qualche nuova trovata che consenta a lei qualche provocazione ed ai suoi avversari elettorali l'occasione di dimostrare la loro reale statura.
Intanto infuria (a posteriori) la polemica tra i sindacati in un gioco al massacro che evidenzia sempre più la necessità di sviluppare le forme e le pratiche dell'autoorganizzazione di base, per non farsi travolgere dai tanti tatticismi ed opportunismi che li caratterizzano.
Per il resto poco da dire; la manifestazione istituzionale che si svolge nella mattinata sul percorso tradizionale tra Porta Venezia ed il Duomo è sempre meno partecipata, sempre più formale, sostenuta in prevalenza dai quadri politici e sindacali; situazione questa che permette a Lotta Comunista, che percorre più o meno lo stesso percorso a poca distanza dal sindacato, di evidenziarsi nell'unica presenza di piazza dell'anno.
Ben altro clima quello che si è registrato nel pomeriggio con la manifestazione/parata quasi rave del Mayday, promossa dalla CUB e dai tanti organismi del lavoro precario, alla quale hanno partecipato migliaia e migliaia di giovani, oltre ovviamente numerose realtà dell'antagonismo milanese. Un corteo festoso contrassegnato da numerosi TIR carichi di casse acustiche (e di casse di birra) ha percorso una buona parte della città per concludersi di fronte al Castello, con molteplici concerti.
Ancora una volta la Mayday si configura con un tentativo di dare corpo ad un settore sociale, come quello contraddistinto da precarietà e flessibilità oltre che da scarso se non nullo utilizzo delle professionalità acquisite, ricorrendo a strumenti di comunicazione e di espressione sicuramente non convenzionali, ma ritenuti idonei per favorire il coinvolgimento del mondo giovanile, ormai estraneo ai riti del sindacalismo istituzionale. Una scommessa che continua e che ci auguriamo dia frutti in sintonia con quanto si è verificato altrove, in Francia ad esempio.
Come Fai di Milano siamo stati presenti alla Mayday con un gazebo/punto di diffusione della nostra stampa e di presa di contatti, dopo che nella sede di viale Monza abbiamo organizzato l'ormai tradizionale pranzo che, anno dopo anno, raccoglie sempre più adesioni permettendoci una raccolta di sottoscrizioni indispensabili per la nostra attività.
max

Jesi: Primo Maggio in ricordo di Sacco e Vanzetti

Un bel 1° maggio quest'anno a Jesi. I giardinetti pubblici che si trovano a fianco della sede del Centro Studi Libertari "Luigi Fabbri" sono stati intitolati a Sacco e Vanzetti, con apposizione di relativa lapide commemorativa. La mattina, all'inaugurazione, hanno partecipato circa un 150 persone, con una buona percentuale di "popolo" oltre ai vari rappresentanti della sinistra istituzionale, dei sindacati di base, anarchici e simpatizzanti vari. Dopo un breve comizio a sostegno delle lotte e dei diritti dei lavoratori, il clima di festa è stato ulteriormente sottolineato dalla "sbicchierata" collettiva offerta dai compagni. È seguito poi il pranzo in sede ed un pomeriggio di festa fino alla cena serale, allietato dal canzoniere popolare del gruppo anconetano dei "Liberi cantori della Marca". La giornata si è chiusa con il coinvolgente concerto di Alessio Lega al Teatro Pergolesi inframezzato da un intervento sul palco per ricordare ulteriormente di trasformare il giorno di festa del primo maggio in giornate di lotta per tutto l'anno. È giusto sottolineare inoltre che la composizione dei partecipanti alla giornata è variata nella misura di circa il 50% nei vari momenti sociali (inaugurazione, pomeriggio e concerto) proposti dagli organizzatori. Infine ci sembra doveroso riportare le parole scritte che campeggiano sulla lapide (di marmo di Carrara) dove sono impressi i volti in bronzo di Sacco e Vanzetti: /A Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti/ uccisi innocenti sulla sedia elettrica// /perché anarchici, immigrati, e lavoratori.// /Il valore delle loro vite vissute// /in nome di ideali di libertà,// /giustizia sociale e solidarietà umana// /sia monito ed esempio// /contro ogni forma// /di intolleranza razziale,// /persecuzione politica e// /repressione delle libertà.// /1° maggio 2006./

Ragusa: Primo Maggio anarchico

In una delle piazze più belle del centro storico, Piazza Pola, il Gruppo Anarchico di Ragusa ha organizzato il Primo Maggio anarchico, iniziativa che va avanti dal 1989, unica nell'intera provincia.
La coreografia della piazza, gli stand, i gazebo, le bandiere, gli striscioni, le striscette rosso-nere che hanno circondato i quattro lati del sito, erano un colpo d'occhio eccezionale, che ha bloccato turisti e residenti, a beneficio del grande stand di libri anarchici, anticlericali, libertari, e delle nostre edizioni La Fiaccola e Sicilia Punto L.
Nel pomeriggio si è svolto il dibattito sulle privatizzazioni e gli ATO, interessanti gli interventi dei compagni che si battono contro gli ATO idrici e rifiuti, che hanno portato le loro testimonianze; le posizioni anarchiche, ben delineate in un volantone della Federazione Anarchica Siciliana, sono state ribadite e accolte con interesse.
È seguito il comizio di Pippo Gurrieri: 75 minuti di coinvolgenti discorsi che hanno affrontato tutto l'insieme delle problematiche d'attualità: lavoro, precarietà, emigrazione, carovita, elezioni ed astensionismo, autorganizzazione, ATO, grandi opere e Ponte sullo Stretto, morti a Nassirya e morti sul lavoro, petrolio e guerra, l'alternativa anarchica. Grande consenso da parte del numeroso ed attento pubblico che non si lascia perdere questo appuntamento annuale.
Prima dell'oratore, il compagno Alberto di Trapani ha informato sulla lotta in atto da parte del comitato dei senza casa di Palermo, cui è stata espressa la solidarietà dei presenti.
Santo Catanuto ha quindi intrattenuto i compagni ed il pubblico con un bellissimo recital di canti anarchici, popolari, di protesta, seguito dal gruppo dei Wendigo, che ha elettrizzato la piazza fino alla mezzanotte, facendo impazzire anche le suore del vicino convento.
I conti economici sono in sostanziale pareggio; la fatica è stata tanta, ma il risultato è che ancora una volta gli anarchici ragusani hanno saputo relazionarsi con la popolazione locale in maniera interessante e proficua, risultato di un radicamento trentennale sul territorio.
Gruppo Anarchico di Ragusa

Torino: una giornata di lotta

Nella nostra città, nel '45 i combattimenti dopo l'insurrezione del 25 aprile sono stati particolarmente aspri e la liberazione definitiva della città venne festeggiata a pieno con il ripristino della giornata del Primo Maggio. Da allora il Primo Maggio nella città della Mole è caratterizzato da una vasta partecipazione popolare alla manifestazione organizzata tra piazza Vittorio e piazza S. Carlo dai sindacati confederali. Quest'anno la coda del corteo è riuscita a muovere i primi passi solo intorno a mezzogiorno, poiché all'appuntamento si sono presentate oltre centomila persone. Come sempre il corteo è stato un grande contenitore nel quale si sono raccolti tutti: dalle istituzioni, con tanto Bertinotti nelle nuova veste di neopresidente della camera, con il sindaco Chiamparino e il suo sfidante Buttiglione, sino ai vari sindacati di stato, passando per i vari partiti della sinistra sino al sindacalismo di base, ai centri sociali, ai movimenti di lotta ed agli anarchici.
Lo spezzone della FAI, aperto dallo striscione "Azione Diretta contro Stato e Capitale", ha raccolto circa duecento persone che si sono date appuntamento intorno al banchetto che sin dalle prime ore del mattino viene allestito in piazza. Nel volantino distribuito in piazza titolato "Torino: tra fabbrica, Luna park e galera" si è ricordata la stretta repressiva nei confronti dell'opposizione politica e sociale che con sgomberi, denunce e azioni muscolari delle forze del disordine statale ha caratterizzato l'ultimo anno. È stata un'occasione importante per presentare la manifestazione contro la repressione che si svolgerà il 10 giugno, ad un anno esatto dall'azione squadrista con cui i fascisti aggredirono a coltellate due anarchici del Barocchio.
Il sindacalismo di base quest'anno è sfilato unito: le bandiere di Cub, Cobas e Sincobas si sono mescolate in un unico spezzone. Significativa la presenza di uno spezzone autorganizzato di No Tav, che, oltre agli appuntamenti nelle varie località valsusine, hanno voluto segnare una presenza anche a Torino, dove da giorni furiosa è la polemica intorno all'accordo elettorale siglato tra il PRC torinese e l'Unione per le elezioni comunali, un accordo nel quale le due parti si impegnano al riconoscimento del lavoro di indagine del cosiddetto "Osservatorio Virano", una commissione tecnica che il movimento No Tav respinge.
Dopo la manifestazione ci siamo dati appuntamento per il consueto pranzo/festa nei locali della Federazione torinese. Nel pomeriggio si è svolto il primo MayDay torinese, la street parade dell'area del precariato sociale, cui hanno preso parte circa trecento persone. Altrettante si sono raccolte ai giardini (ir)reali intorno al Fenix sgomberato e sequestrato, che dopo la prima "liberazione" temporanea del 25 aprile, ha aperto porte e finestre ad una festa cui siamo intervenuti con un nostro banchetto di libri e giornali. Il giorno successivo un imponente schieramento di polizia riconsegnava il Fenix al buio e all'abbandono.
Come scrivevamo nel volantino distribuito in piazza "Nessuno deve disturbare i progettisti della città Luna park, che ricicla gli spazi della città fabbrica e insieme immagina una città-porto di terra, ganglio di un sistema di scambi veloci (TAV) e ricca di attrattive per i viaggiatori di passaggio. Sono in ballo miliardi (di euro) e nessuno deve mettersi di mezzo. Nessuno deve denunciare il lucroso intreccio tra politici amici di chi fa gli affari, nessuno deve indicare il ruolo di magistrati dai colori più vari che agli affari han deciso di garantire tranquillità. Nessuno deve opporsi al saccheggio dei beni comuni ed alla devastazione dell'ambiente. Altrimenti rischia di trovarsi alla sbarra accusato di devastazione e saccheggio."
Nel frattempo in Valle di Susa sono arrivati otto avvisi di garanzia a vari esponenti del movimento per la Resistenza popolare al Seghino del novembre scorso, segno che dopo mesi di carote e carotine, si è tornati al bastone.
Ci attende un lungo mese di manifestazioni e iniziative. Per tutti l'invito è per il 10 giugno a Torino per la manifestazione contro la repressione.
m. m.


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