Umanità Nova, n 24 del 2 luglio 2006, anno 86
Che lo sarebbero diventati anche loro, era decisamente scontato. Quello che meraviglia, semmai, è la velocità con la quale si è verificata questa "mutazione genetica".
I più giovani forse non lo sanno, ma per più di 50 anni i fascisti del vecchio Msi prima, e di Alleanza nazionale poi, hanno preteso di presentarsi come una sorta di coscienza morale del paese, enormemente facilitati, in questa paradossale costruzione dell'immagine di sé, dall'essere stati sistematicamente tenuti fuori dalle stanze del potere, tanto da quello locale quanto da quello nazionale.
Impossibilitati ad accedere alle cariche istituzionali, infatti, e alle poltrone dei centri economici e decisionali, i fascisti hanno a lungo avuto buon gioco nell'affermare una loro presunta diversità, onesta e non "forchettona", rispetto a una classe politica altrimenti dedita al più sfrontato ladrocinio, alla corruzione eretta a sistema, all'utilizzo delle risorse pubbliche come fossero proprietà privata dove attingere a piene mani. E indubbiamente, in questi decenni di regimi di centro, centro destra e centro sinistra, i motivi per stigmatizzare certi comportamenti indecenti della classe dirigente non sono mancati. Ebbene, gli sono bastati cinque anni di pieno potere, per rifarsi dell'astinenza masticata per mezzo secolo. Con gli interessi, naturalmente, e che interessi!
Di tutto quello che si è mosso in questi giorni fra casa Savoia e casa Fini, indubbiamente l'aspetto giudiziario – colpevoli? innocenti? fifty and fifty? – è quello che ci interessa meno, anche perché non saranno certo gli attuali provvedimenti restrittivi della libertà o eventuali proscioglimenti a farci cambiare opinione sulle squallide glorie di questo squallido milieu. Semmai ci sembra più interessante osservare l'inarrivabile livello di volgarità e triviale sessismo con cui si è manifestata questa mutazione genetica della nuova classe dirigente fascista, da anni tanto divisa su tutto nella sua furibonda lotta interna per accaparrarsi fette di potere, quanto ammirevolmente uniforme nel riprodurre i comportamenti viziosi a lungo stigmatizzati negli anni precedenti. Si sa, per anni ce l'hanno menata con l'onore del sangue e della stirpe, con la superiorità ideale, con i valori della patria e della nazione, con l'identitarismo intriso di razzismo, con il magniloquente slogan di "legge e ordine", insomma, con tutta quella paccottiglia e quel ciarpame che da sempre mascherano, dietro parole roboanti e ridondanti, il vuoto culturale e morale di tutte le destre. E per anni, arroccati in questo castello fatto di vuoto pneumatico, hanno mostrato di possedere, loro e solo loro, una patente di alta moralità. Ma che valore avesse questa patente, ce lo dicono, impietose, le cronache di oggi. Che il potere guastasse, già lo sapevamo, ma qui, evidentemente, ci troviamo di fronte a una predisposizione "culturale" decisamente degna di nota.
Perché non si tratta semplicemente di partecipare, a man bassa, a quella lottizzazione di posti e prebende contro la quale le colonne del "Secolo d'Italia" hanno maschiamente tuonato per decenni, una lottizzazione di cui abbiamo dovuto vedere i risultati non certo encomiabili in questi ultimi cinque anni ma che tutto sommato può essere considerata un fenomeno fisiologico della partitocrazia. Si tratta, piuttosto, di aver saputo coniugare così efficacemente la volgarità del potere con la volgarità innata di chi si è trovato ad esercitare tale potere.
Non siamo ciechi, e non vogliamo pensare che volgarità e sessismo siano privilegio dei soli fascisti. Basterebbe andare col pensiero agli anni del craxismo imperante quando torme di socialisti dissiparono nelle discoteche di mezz'Italia il patrimonio ideale dei loro "padri", per rendersi conto di come certi comportamenti per così dire disinvolti, siano comuni e condivisi. In questo caso, però, mi pare ci sia davvero qualcosa di più rispetto a quanto eravamo ormai abituati, un qualcosa di peculiare e assolutamente caratteristico del portato mentale dei fascisti di ieri e di oggi. E questo qualcosa di più è il profondo disprezzo nei confronti di chiunque si trovi a subire una condizione di inferiorità, in questo caso soprattutto delle donne.
Ricomposta, finalmente, sul suolo italico la union sacrée che tenne uniti per vent'anni fascismo e monarchia, questi figuri, dopo aver sostituito l'indecente "avanti Savoia!" con l'altrettanto indecente "viva la gnocca!" – e questo la dice lunga sul cambiamento dei tempi - si sono buttati a peso morto sui divani della Farnesina, scaricando su malcapitate signorine il rancore generato da cinquant'anni di astinenza dal potere. Facendo delle più prestigiose stanze delle istituzioni il succedaneo di quei confortevoli casini subdolamente chiusi dalla iniqua legge Merlin.
Mi accorgo solo ora di essermi sbagliato all'inizio di questo articolo. Non c'è davvero stata alcuna mutazione genetica in questi gentiluomini. Tali erano e tali, appena potuto, sono tornati ad essere.
Massimo Ortalli