La rivoluzione ungherese del 1956 fu il principale momento di crisi del
blocco sovietico negli anni '50 e favorì straordinariamente la
presa di distanza dai miti del "socialismo reale" da parte di settori
della sinistra non conformista e anche da parte di militanti di quella
istituzionale. Pubblichiamo una prima scheda informativa alla quale
seguiranno contributi nel merito dei caratteri di questa rivoluzione.
Successivamente alla II guerra mondiale l'Ungheria divenne parte della
sfera di influenza sovietica, e dopo un breve periodo di democrazia
multipartitica, si trasformò in uno stato "comunista" a partire
dal 1949, sotto la dittatura di Mátyás Rákosi.
Il 5 marzo 1953 Stalin muore. Si apre una fase caratterizzata da una relativa "destalinizzazione" .
Il 17 giugno 1953, i lavoratori di Berlino Est danno vita ad una
insurrezione, richiedendo le dimissioni del governo della SED. Questa
viene repressa rapidamente e con violenza, con l'aiuto dell'esercito
sovietico.
Tra il giugno e il luglio '53 il Politburo del Cremlino convoca i
dirigenti ungheresi al Cremlino e defenestra il primo ministro
ungherese Mátyás Rákosi, "il miglior discepolo
ungherese di Stalin", imponendogli di cedere il posto di primo ministro
a Imre Nagy. Dopo l'insediamento del governo Nagy, il 4 luglio, inizia
la liberazione di prigionieri politici vittime delle "purghe" di
Rákosi. Vengono prese diverse misure di liberalizzazione in
campo economico, politico e culturale.
Nel gennaio del 1955, però, il Politburo convoca al Cremlino i
dirigenti ungheresi e attacca violentemente Nagy. Le accuse riguardano
la gestione dell'agricoltura, che non ha replicato il sistema dei
kolchoz sovietici, un eccessivo liberalismo che ha provocato una
manifestazione antisovietica durante un incontro di pallanuoto tra le
due nazionali, a Budapest, l'anno precedente, e in generale il
"deviazionismo borghese".
Il 25 marzo 1955 l'Organizzazione giovanile comunista fonda a Budapest
il "circolo Petofi", che avrà un ruolo essenziale negli
avvenimenti del '56. Il nome è quello di Sándor Petofi,
il poeta che secondo la leggenda avrebbe scatenato al rivoluzione del
1848 con la lettura di una sua poesia.
Il 18 aprile del 1955 diventa primo ministro András Hegedus, un uomo di Rákosi.
Tra giugno e luglio 1955 continua un certo processo di
"normalizzazione". I sovietici vogliono tenere sotto controllo il
potere in Ungheria, ma non vogliono il ritorno ai metodi del passato.
Autorizzano una certa opposizione e c'è un certo fermento tra
gli intellettuali, gli scrittori, gli studenti, con giornali e
pubblicazioni.
Il 3 dicembre 1955 Imre Nagy viene espulso dal partito.
25 febbraio 1956. Ha luogo a Mosca il XX congresso del PCUS.
Chrušcëv denuncia il "culto della personalità" di
Stalin e le sue "violazioni della legalità socialista". Inizia
la destalinizzazione
28 giugno 1956. A Poznan, in Polonia, tumulti operai vengono repressi dalla polizia.
La destalinizzazione segna la fine della carriera di Rákosi. Il
18 luglio Rákosi è costretto a dimettersi da Segretario
Generale del Partito Socialista Ungherese, e viene rimpiazzato da Gero,
suo ex "fedele luogotenente", più pronto di lui a cogliere il
cambiamento di vento. Il 13 ottobre 1956. Imre Nagy viene riammesso nel
partito.
19-21 ottobre 1956. In Polonia, Gomulka viene riabilitato e eletto a
capo del Partito Comunista Polacco, dopo una "prova di forza" con i
sovietici. La reinstaurazione di Gomuuka ispirerà speranze di
grandi riforme e maggiore autonomia in tutta l'Europa Orientale.
Il 22 ottobre 1956 si svolgono assemblee studentesche nelle principali
città universitarie ungheresi. Tutti votano per la
ricostituzione di organi studenteschi autonomi e viene elaborato un
documento in 16 punti, che costituisce la piattaforma per la
manifestazione convocata per il 23 a Budapest, in solidarietà
con la Polonia. Ecco i punti principali: uguaglianza nei rapporti con
l'URSS, processo pubblico a Rákosi, reintegrazione di Nagy,
elezioni pluripartitiche, ritiro delle truppe sovietiche.
Verso le 15 del 23 ottobre 1956, studenti si riuniscono di fronte alla
statua di Petõfi a Pest, per inscenare una manifestazione di
solidarietà a favore di Gomulka. Nagy è reclamato dalla
folla, e pronuncia un breve discorso dal Parlamento. La radio trasmette
un discorso minaccioso di Gerõ. Il piccolo raduno attrae altre
persone e si trasforma rapidamente da dimostrazione in protesta. Molti
soldati ungheresi di servizio in città si uniscono ai
dimostranti, strappando le stelle sovietiche dai loro berretti e
lanciandole alla folla. Incoraggiata, questa folla crescente decide di
attraversare il grande fiume che divide in due la città e di
muoversi verso il palazzo del Parlamento. All'apice, la folla conta
almeno centomila persone senza un leader riconosciuto. I manifestanti
demoliscono l'enorme statua di Stalin e distruggono diverse librerie
sovietiche.
Davanti alla sede della radio, chiedono che venga trasmesso un
comunicato. La direzione della radio rifiuta e il palazzo è
preso d'assedio. La polizia di sicurezza (VH) apre il fuoco sulla folla
e inizia una vera e propria battaglia. Altre manifestazioni in altri
centri del paese conoscono un destino simile: l'VH spara e uccide.
In serata, il comitato centrale del partito si riunisce e decide di
"chiedere l'intervento delle truppe sovietiche in caso di
necessità". Crea un comitato militare, nomina Imre Nagy capo del
governo e coopta due suoi collaboratori. A tarda notte decidono che il
caso di necessità sussiste, e vengono fatte intervenire le
truppe sovietiche. Questo aggrava rapidamente gli scontri, e le
manifestazioni prendono un carattere insurrezionale: le auto della
polizia sono rovesciate e date alle fiamme, armi vengono distribuite
alle masse dalle fabbriche d'armi e dai lavoratori degli arsenali. Le
sedi dell'VH vengono assediate dalla folla.
L'intervento del 23 ottobre iniziò impiegando forze già
presenti in Ungheria e fu piuttosto confuso: ad esempio, quando una
colonna di carri armati incontrò una marcia di protesta sul
Parlamento, i carri accompagnarono i dimostranti.
Nelle fabbriche si formano consigli operai (soviet) che proclamano lo sciopero generale e si estende l'insurrezione.
Il 25 ottobre si insedia il governo Nagy, senza stalinisti, in cui
compare il filosofo Lukács assieme ad altri riformisti.
Kádár diventa segretario del partito.
L'VH spara dai tetti del ministero dell'Agricoltura e uccide un
centinaio di persone che manifesta pacificamente in piazza Kossuth.
Da quel momento nascono in tutto il paese emittenti libere, e i
Consigli operai che richiedono il ritiro dei sovietici e libere
elezioni. L'VH continua a sparare sulla folla, e si innescano in vari
punti del paese dei combattimenti armati.
Nagy interviene per scongiurare una carneficina, e inizia trattative
febbrili . In quel momento l'attitudine del Cremlino continuava ad
essere quella di considerare Nagy un elemento prezioso per trovare una
via d'uscita pacifica, "alla polacca", concedendo maggiore autonomia e
ritirando anche le truppe, se necessario. Mentre le trattative
procedono, i russi fanno maldestre mosse militari e vengono
sostanzialmente battuti dagli uomini di Maléter.
Nagy negozia con i sovietici un cessate il fuoco. Annuncia anche
l'imminente ritiro delle truppe sovietiche e lo scioglimento dell'VH.
Il partito socialista si "autoscioglie".
Il 30 ottobre si forma un nuovo governo Nagy quadripartito composto da
comunisti, socialdemocratici, nazionalcontadini e piccoli proprietari.
Nel frattempo inizia la guerra di Suez.
Il 31 ottobre a Mosca il Presidium del Comitato centrale dell'URSS si risolve per l'intervento.
Il 1 novembre i movimenti di truppe corazzate alle frontiere e all'interno dell'Ungheria diventano evidenti.
Il governo ungherese proclama la neutralità, chiedendo per telex
all'Onu di mettere all'ordine del giorno la questione ungherese.
Il 4 novembre l'Armata rossa arriva alle porte di Budapest e inizia
l'attacco trovando un'accanita resistenza nei centri operai. la
sproporzione delle forze in campo è tale che le resistenze hanno
comunque vita breve.
Le truppe sovietiche usate erano diverse da quelle di stanza in
Ungheria e che erano state utilizzate nelle operazioni precedenti.
Queste non avevano simpatie per gli ungheresi, e le era stato detto che
ci si poteva aspettare un attacco delle truppe americane allo scopo di
evitare tentennamenti.
Questo intervento, contrariamente a quello del 23 ottobre, non si
affidava a colonne di carri armati senza sostegno che penetravano in
aree urbane densamente popolate. L'intervento del 4 novembre venne
costruito attorno ad una strategia combinata di incursioni aeree,
bombardamenti di artiglieria, e azioni coordinate tra carri e fanteria
(i sovietici impiegarono circa 6000 carri armati) per penetrare nelle
aree urbane nevralgiche. Mentre l'esercito ungherese metteva in piedi
una resistenza scoordinata, fu la classe operaia ungherese, organizzata
dai propri Consigli, che giocò un ruolo chiave nel combattere le
truppe sovietiche.
A causa della forza della resistenza della classe operaia, furono le
zone industriali e proletarie di Budapest ad essere bersagliate di
preferenza dall'artiglieria sovietica e dai raid aerei. Queste azioni
continuarono in modo improvvisato fino a quando i Consigli di
lavoratori, studenti e intellettuali chiesero il cessate il fuoco il 10
novembre.
In serata Kádár raggiunge l'Ungheria e annuncia dalla
città di Szolnik, con un messaggio radio, la formazione di un
"governo rivoluzionario operaio e contadino". Nagy e diversi suoi
compagni trovano rifugio nell'ambasciata Jugoslava.
Il 14 novembre si forma il consiglio operaio centrale di Budapest e
dintorni che proclama lo sciopero generale, chiede il ritiro delle
truppe sovietiche e il ritorno del governo Nagy. Kádár
dovrà negoziare a lungo con i Consigli operai prima di
riguadagnare il controllo della situazione.
János Kádár formò un nuovo governo, col
supporto dell'URSS, e dopo il dicembre 1956 aumentò
costantemente il suo controllo sull'Ungheria.
Imre Nagy, Pál Maléter e il gionalista Gimas vennero
processati e giustiziati in gran segreto dal governo di
Kádár un paio di anni dopo (il 16 giugno 1958, dopo un
processo a porte chiuse durato cinque giorni). Secondo calcoli
attendibili, vi furono 1220 morti fra gli ungheresi e centinaia di
migliaia di emigrati che uscirono dal paese approfittando dei disordini.
C. S.