"Sono attualmente disponibili circa
92mila ricerche e pubblicazioni scientifiche sulla cannabis e nessuna
di queste suggerisce che fumare cannabis sia più nocivo di
fumare tabacco. Anzi, molti ricercatori (tra cui quelli dell'Istituto
Nazionale di Ricerca sulle Droghe del governo americano) ritengono che
la marijuana sia da paragonare piuttosto alla caffeina e alla
cioccolata per il basso impatto dei suoi effetti sulla salute. Le
notizie che circolano sui giornali sulla pericolosità della
marijuana sono solo il frutto delle oscure fantasie di fanatici
moralisti e religiosi, politici senza scrupoli e di qualche psichiatra
di dubbia fama ed hanno lo stesso valore scientifico delle leggende
urbane sulle baby-sitter cannibali e sui gatti esplosi dentro i forni a
microonde (...) in generale le leggi contro le droghe non hanno nulla
di razionale, sono motivate soltanto dall'odio viscerale contro certi
stili di vita alternativi che a torto o a ragione vengono associati al
consumo delle sostanze proibite"
(Kenneth Drake, psichiatra inglese)
Il ritorno in piazza del movimento antiproibizionista sabato 11
novembre con la Street Antipro di Bologna (che ha visto scendere alcune
migliaia di persone in piazza, nonostante i boicottaggi di Questura e
Comune, l'autorizzazione all'ultimo minuto e le centinaia di sbirri in
minacciosa tenuta antisommossa che hanno accompagnato il corteo) ha
avuto un immediato, piccolo risultato. Dal 18 novembre è,
infatti, in vigore il decreto legge, firmato dai ministri della Salute
Livia Turco e della Giustizia Clemente Mastella, che raddoppia la
quantità massima di principio attivo di cannabis (Thc)
considerato per uso personale, da 500 milligrammi a 1 grammo. Il
decreto legge, promesso fin dall'estate, ma messo in cantiere solo dopo
l'inaspettato successo della Street bolognese aumenta il limite
stabilito dalle tabelle previste dalla legge Fini-Giovanardi sulle
tossicodipendenze, considerando ''le caratteristiche differenziali dei
principi attivi della cannabis (Thc) rispetto alle altre sostanze
stupefacenti, anche per quanto riguarda il minor potere di indurre
alterazioni comportamentali e scadimento delle capacità
psicomotorie'' ed ha immediatamente scatenato le furie non solo degli
esponenti della Destra, ma anche di una parte della stessa maggioranza
di governo e della Chiesa Cattolica. 51 Parlamentari dell'Unione hanno
immediatamente inviato una lettera alla Turco per dissociarsi dalla sua
decisione, mentre L´Osservatore Romano ha scritto di "grave
errore, di un rischio, di segnale negativo che favorirà consumo
e spaccio di droga". Tutto questo can can perché è stato
raddoppiato il quantitativo (non permesso, ma punito con sanzioni
amministrative che possono andare dal ritiro della patente al divieto
di allontanarsi dal comune di residenza) di una sostanza pericolosa
quanto il caffè potrebbe anche far sorridere se non fosse che
gli effetti della Legge Fini si fanno sentire sempre di più.
Secondo i dati ufficiali, nel periodo che va dal primo maggio fino al
31 ottobre 2006, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente sono
aumentati del 10,1% gli arresti per possesso di hashish, mentre gli
arresti di chi era in possesso di marijuana è aumentato
addirittura del 63,9%, e per quelli in possesso di piante intere di
cannabis c'è stato un incremento del 17,85%. Questi dati sono
tanto più drammatici se si considera che, come dice il sociologo
e presidente del Guido Blumir già "negli ultimi due o tre anni
della passata legislatura gli uomini di An al governo hanno esercitato
pressioni per un aumento di attenzione, da parte delle forze
dell'ordine, verso i consumatori di cannabis. Come risultato i fermi e
le segnalazioni sono schizzati da 25mila a 80mila l'anno. Ciò ha
inoltre portato a delle vittime: cinque ragazzi coinvolti in questo
tipo di operazioni si sono suicidati perché non hanno retto ai
meccanismi che scattano (fermo, arresto, processo, foto sui giornali)"
La Legge Fini (che ha fatto dell'Italia uno dei pochi paesi al mondo
insieme a Cina, Cuba, Iran, Vietnam, Corea del Nord e Bulgaria in cui
le droghe leggere sono equiparate a quelle pesanti) ha avuto come unico
risultato quello di aumentare la diffusione di droghe pesanti ed in
particolare di cocaina,visto che il numero di persone che fanno
uso della polvere bianca tanto amata dai fascisti è passato dai
350.000 stimati nel 2001 si passa ai 700.000 del 2005, ma il blando
provvedimento della Turco oltre a non scalfire neanche un po' lo
spirito della legge, sembra soltanto un contentino per tutta una serie
di motivi:
- non si capisce perché la Turco non abbia abolito tutte le
tabelle ereditate dal precedente governo, visto che queste tabelle sono
state stilate da un gruppo cosiddetti esperti che non avevano altro
merito che quello di essere "vicini" ad AN e all'UDC;
- secondo il decreto della Turco 1000 mg di THC corrisponderebbero a
circa 10 g di marijuana o di hashish (che quindi avrebbero il 10% di
principio attivo) anche se secondo le statistiche della Polizia Di
Stato il principio attivo dell'erba e del fumo sequestrati in Italia
è del 3,5% (e quindi 1000 mg di THC dovrebbero corrispondere a
circa 30 g di marijuana o di hashish);
10 g di marijuana o di hashish sono comunque un quantitativo molto
più basso dei 20 g previsti dai codici penali tedesco e russo o
dei 28 g previsti dalle legislazioni di quasi tutti gli stati USA.
- i primi risultati dei questionari informativi sul consumo che diversi
gruppi antiproibizionisti stanno diffondendo in diverse zone d'Italia
indicano che circa il 20-25% dei consumatori acquista abitualmente dai
20 g alla volta in su. Col decreto Turco tutti questi consumatori che
amano farsi le scorte e bazzicare poco il mercato nero saranno
considerati spacciatori, visto che per la Legge Fini oltre la soglia di
quantità per uso personale si incorre nel reato di spaccio
(punito con pene da 1 a 6 anni per i casi "di lieve entità" e da
6 a 20 anni per gli altri casi, cioè con pene molto superiori a
quelle previste per reati come lo stupro e il tentato omicidio);
- dulcis in fundo, secondo lo stesso ministro Ferrero, "il decreto
Turco non equipara nemmeno il quantitativo di cannabis a quello di
cocaina già presente nelle tabelle. Il precedente governo aveva
inserito un quantitativo tollerabile di cocaina molto più alto
di quello della cannabis: in questo modo un consumatore di cocaina
quasi mai veniva identificato con uno spacciatore, cosa che capitava
spesso invece per i consumatori di cannabis (.) Ora la soglia tra le
due sostanze è quasi simile, anche se per la cannabis il livello
rimane ancora al di sotto della cocaina".
A questo punto, l'iniziativa ritorna ai movimenti antiproibizionisti
che certo avranno la lucidità di non accontentarsi di un piccolo
decreto-gabola come quello appena varato dal Ministro Turco.
robertino