Non sta certo a noi anarchici metterci a sindacare sulle scelte
liturgiche della Chiesa cattolica, su chi debba essere benedetto in
punto di morte e chi abbia diritto o meno a un funerale religioso. Sono
cose loro e non ci compete certo dare giudizi di opportunità. Mi
sembra, però, che in questi ultimi tempi siano diventate
più che opportune alcune considerazioni.
Da poco ha lasciato questa valle di lacrime uno dei più efferati
boia di Stato dell'intero Novecento. Il generale cileno Pinochet,
infatti, ha pensato bene di togliere il disturbo (la sua sopravvivenza
a se stesso era ormai ingombrante anche per i famigliari che hanno
tirato un respiro di sollievo) lasciando così, dopo aver reso
orfani veri migliaia di bambini, massacrando i loro genitori, orfani
virtuali, a quanto si è visto, non pochi bravi cittadini e
patrioti cileni. Tra questi inconsolabili nostalgici di un regime nel
quale bastava essere considerati di sinistra per venire brutalmente
eliminati o torturati (però forse i treni funzionavano in
orario!), non mancano, come era prevedibile, alcuni dei più
potenti rappresentanti della Chiesa cilena. Perché i debiti
vanno pagati, soprattutto quando lo si fa volentieri. E volentieri,
molto volentieri, vescovi, cardinali e cappellani militari hanno fatto
il loro dovere, celebrando e benedicendo con tutti gli onori che
meritava il macellaio che li aveva "salvati dal comunismo". Del resto
si sa che i cani si annusano fra loro, e di annusarsi oscenamente
Chiesa ufficiale e regime cileno, non hanno mai smesso. Come
dimostrò, con la forza evocativa di un'immagine che valse
più di mille discorsi, l'indimenticabile abbraccio sul balcone
della Moneda fra un carnicero raggiante e un Giovanni Paolo II per
nulla imbarazzato. Alla faccia di quei pochi cattolici e di quei pochi
preti, vittime anch'essi, che trovarono il coraggio e la dignità
di opporsi alle infamie seguite al golpe dell'11 settembre 1973.
E perché non ci siano dubbi su come la pensino, ecco arrivare le
dichiarazioni ufficiali dei rappresentanti del compassionevole clero
del Cile. Semplicemente agghiaccianti, se si pensa quanto inumano e
miserevole sia stato il regime dei generali cileni. "La sua
caratteristica principale è rimasta l'amor di patria, sommato a
quello per Dio. Non ho mai visto un uomo con più fede. Era molto
devoto alla Vergine Maria, amava la famiglia, apprezzava amicizia e
lealtà". Così si esprime il capintesta dei cappellani
militari, che ne ha raccolto la confessione in punto di morte, ma che
evidentemente non è stato turbato nel sentirsi enumerare le
efferatezze che Pinochet avrebbe dovuto elencargli in punto di morte.
Anzi, maramaldeggia il buon curato: "Oggi il Generale sta vedendo il
volto di Dio". Il quale Dio, se esistesse, aggiungiamo noi, non deve
vivere certamente una delle sue giornate migliori.
Bella forza, dirà qualcuno. Si sa che i cappellani militari sono
il peggio del peggio, non solo preti ma anche, fortemente,
profondamente fascisti, quindi tali dichiarazioni potrebbero lasciare
il tempo che trovano. Certamente, ma allora, proprio perché non
ci siano dubbi su come la pensi la Chiesa, ecco farsi avanti il signor
arcivescovo di Santiago che cappellano militare non è mai stato,
ma che con bella presenza di spirito dichiara: "Che Dio lo perdoni" (e
questa è una formula di rito che non si nega a nessuno), "ma
tenga conto anche del bene che ha fatto" (e questa mi sembra un po'
meno una formula di rito).
Va detto comunque che se la Chiesa ufficiale cilena non ha mostrato
alcun imbarazzo nel celebrare da vivo e da morto quel bel campione di
umanità, un poco, invece, lo ha dovuto abbozzare quel cardinale
Pio Laghi che, negli anni delle feroci dittature argentina e cilena, fu
il potente nunzio apostolico in quei paesi. Se non altro, non solo in
conseguenza di una generalizzata consapevolezza sociale, ma anche
perché alcuni tribunali internazionali si sono messi a indagare
oltre che sulle efferatezze di quei regimi, anche sulle pesantissime
corresponsabilità sue e della Chiesa. Ecco quindi l'opportuna
intervista sulla «Stampa» che, con un bel gioco di sponda,
permette loro di scaricarne un po', titolando, molto
significativamente: "La Chiesa salvò in silenzio molte vite". E
deve essere stata davvero molto silenziosa, perché non se ne
è accorto proprio nessuno!
Nell'intervista più volte il povero Laghi si trova costretto ad
ammettere il proprio imbarazzo e anche un certo "rammarico" per quanto
successe sotto i suoi impassibili occhi, ma nelle sue parole si
ritrova, ancora oggi, quella sostanziale complicità offerta dal
Vaticano, che fu uno dei due puntelli fondamentali (l'altro furono gli
Stati Uniti) per la sopravvivenza delle criminali dittature
sudamericane. Il Vaticano che "non poteva certamente decidere di non
andare in Cile, essendo il Cile un paese così cattolico" e che
non poteva "interrompere un rapporto con un governo riconosciuto da
settanta, ottanta altri stati, e poi c'erano i vescovi" –
evidentemente tutti pro Pinochet – "e il compito dei nunzi
è soprattutto lavorare con i vescovi"! Insomma, per farla breve,
se si ripresentasse l'occasione, tornerebbe a fare quello che ha fatto.
E bravo Laghi!
Dicevamo all'inizio che di questi tempi non si possono non fare certe
considerazioni. Se non altro per capire un po' meglio con chi si ha
veramente a che fare, al di là delle belle parole "d'amore" che
vengono costantemente rivolte. È di questi giorni la decisa
presa di posizione di Ratzinger contro la pena di morte, giustamente
ribadita in occasione della barbara esecuzione di Saddam Hussein. Presa
di posizione che non viene inficiata nemmeno dalla assoluta assenza
contestuale di condanna delle infinite pene di morte comminate dal
dittatore iracheno contro i suoi oppositori. E delle quali fu complice
volenteroso il cristiano Tarek Aziz. Avremmo voluto che questa
opposizione alle esecuzioni di stato si fosse espressa altrettanto
decisamente anche nei giorni successivi all'11 settembre 1973. Al
macellaio cileno, responsabile di migliaia di omicidi, sono stati
concessi solenni funerali religiosi con tutti i crismi e i controcrismi
del caso. Al povero Pier Giorgio Welby, e soprattutto ai suoi
famigliari che li avevano drammaticamente richiesti, tali funerali sono
stati pervicacemente negati, rendendo ancora più tragica la loro
vicenda. Decisioni della Chiesa, si dirà, sulla cui logica e
legittimità non sta certamente a noi anarchici sindacare. Senza
dubbio, ma una domanda vogliamo comunque permettercela. Ma tutto questo
compassionevole amore, dov'è?
MOM