Umanità Nova, n.2 del 21 gennaio 2007, anno 87

Cile. Non è cambiato nulla

 
Morto il genocida Pinochet il popolo cileno si è riversato immediatamente nelle piazze e il presidente Bachelet ha risposto con la repressione. Ma questo non è stato sufficiente a frenare il diritto a festeggiare la morte del macellaio. Mentre il governo si riuniva nel palazzo della Moneda per decidere l'eventualità del funerale di stato in tutto il Cile la popolazione (lavoratori,studenti,ecc) si scontrava con la polizia. L'opposizione di massa ha impedito quindi che all'ex dittatore venissero resi gli onori di stato.
Il Comitato Lavoratori Cileni esiliati appena avuto la notizia della morte del genocidi ha iniziato la festa invitando tutti i compagni che in questi 30 anni di esilio hanno sostenuto le denunce e le campagne di controinformazione. Noi non dimentichiamo che il regime di Pinochet è responsabile dell'uccisione di migliaia di compagni cileni e del sequestro e della scomparsa di più di 2.000 militanti politici tra i quali anche 31 cittadini italiani. Riguardo questi ultimi lo stato (governo e politici) italiano non ha mai assunto una chiara posizione politica.
Inoltre il regime di Pinochet è stato il fautore dell'operazione "Condor" che prevedeva l'eliminazione fisica di tutta la sinistra del cono sud (Paraguay, Uruguay, Bolivia, Perù, Brasile e Argentina). Questa operazione si è resa responsabile della morte di più di 200.000 persone, addirittura mandando i suoi Servizi Segreti in tutto il mondo per intimidire ed uccidere l'opposizione in esilio.
La dittatura di Pinochet ha aperto le porte del Cile alle multinazionali e consegnando tutte le ricchezze naturali del paese, impoverendo così le condizioni di vita di tutto il popolo Cileno. Sono state cedute le terre del popolo Mapuche confinandolo sempre di più in vere e proprie riserve, privandolo quindi di ogni diritto.
Con la morte del tiranno per il popolo Cileno (Mapuche, lavoratori e studenti) non cambia assolutamente nulla perché la costituzione attuale è quella da lui imposta nel 1980. Noi pensiamo anche che se l'ex dittatore fosse stato processato non sarebbe cambiato nulla poiché tutta la struttura giuridica è stata ereditata dal regime militare.
Tanto meno oggi possiamo illuderci che ci siano delle riforme fondamentali in campo politico.
Basti pensare che l'attuale presidentessa Bachelet, figlia del generale assassinato per ordine del dittatore, (lei stessa con sua madre torturata durante il regime) dopo l'esilio in Germania (all'inizio degli anni '90) rientra in Cile non per esercitare la sua professione di medico ma per iscriversi all'accademia militare per compiere degli studi politici e strategici. Successivamente gli Stati Uniti le concedono una borsa di studio per continuare e finire gli studi nel loro paese. Bachelet durante il precedente governo di Riccardo Lagos era il Ministro della Difesa. È evidente il suo stretto rapporto con le forze armate Cilene.
Già all'inizio del suo governo la signora Bachelet è stata responsabile di una grande repressione nei confronti di un milione di studenti (medie inferiori) scesi in piazza per chiedere l'abrogazione della legge organica sull'educazione varata durante la dittatura.
Inoltre la presidentessa è fautrice della più forte repressione mai fatta contro il popolo Mapuche e la militarizzazione di tre regioni del sud del Cile dove abita questo gruppo etnico.
Il capo del governo ha costretto ad uno sciopero della fame (durato 65 giorni) i prigionieri politici Mapuche che chiedevano la propria liberazione in quanto i loro processi sono delle montature.
Sei mesi dopo, a settembre di quest'anno, gli studenti delle scuole medie inferiori hanno occupato il liceo "Lastarria" a Santiago per esigere l'abolizione della legge dittatoriale. Come unica risposta hanno avuto l'irruzione violenta della polizia nell'istituto e l'arresto di molti studenti (età media 13 – 14 anni). Attualmente alcuni di loro sono ancora detenuti. Oltre a ciò questa presidentessa ha dato ordine di espulsione dalle scuole di tutti i responsabili della protesta. Questi studenti non possono più accedere agli studi poiché vengono considerati dei piccoli terroristi.
Attualmente la sinistra cilena ed il sindacalismo ufficiale sono molto deboli. Basti pensare che il partito comunista ha un solo rappresentante in tutto il territorio nazionale: un sindaco di un piccolo paese. Il sindacato "centrale unica dei lavoratori" oggi non rappresenta più del 10% degli operai organizzati.
Invece vediamo che altre organizzazioni politiche (anarchici e altre realtà di base popolari) stanno portando avanti seriamente quelle lotte sociali che porteranno ad un reale cambiamento. Noi del Comitato dei Lavoratori Cileni esiliati pensiamo che in un prossimo futuro i libertari e gli autogestionari avranno un grande ruolo nella trasformazione politica e sociale del Cile.

Comitato lavoratori cileni esiliati

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