Morto il genocida Pinochet il popolo cileno si è riversato
immediatamente nelle piazze e il presidente Bachelet ha risposto con la
repressione. Ma questo non è stato sufficiente a frenare il
diritto a festeggiare la morte del macellaio. Mentre il governo si
riuniva nel palazzo della Moneda per decidere l'eventualità del
funerale di stato in tutto il Cile la popolazione
(lavoratori,studenti,ecc) si scontrava con la polizia. L'opposizione di
massa ha impedito quindi che all'ex dittatore venissero resi gli onori
di stato.
Il Comitato Lavoratori Cileni esiliati appena avuto la notizia della
morte del genocidi ha iniziato la festa invitando tutti i compagni che
in questi 30 anni di esilio hanno sostenuto le denunce e le campagne di
controinformazione. Noi non dimentichiamo che il regime di Pinochet
è responsabile dell'uccisione di migliaia di compagni cileni e
del sequestro e della scomparsa di più di 2.000 militanti
politici tra i quali anche 31 cittadini italiani. Riguardo questi
ultimi lo stato (governo e politici) italiano non ha mai assunto una
chiara posizione politica.
Inoltre il regime di Pinochet è stato il fautore dell'operazione
"Condor" che prevedeva l'eliminazione fisica di tutta la sinistra del
cono sud (Paraguay, Uruguay, Bolivia, Perù, Brasile e
Argentina). Questa operazione si è resa responsabile della morte
di più di 200.000 persone, addirittura mandando i suoi Servizi
Segreti in tutto il mondo per intimidire ed uccidere l'opposizione in
esilio.
La dittatura di Pinochet ha aperto le porte del Cile alle
multinazionali e consegnando tutte le ricchezze naturali del paese,
impoverendo così le condizioni di vita di tutto il popolo
Cileno. Sono state cedute le terre del popolo Mapuche confinandolo
sempre di più in vere e proprie riserve, privandolo quindi di
ogni diritto.
Con la morte del tiranno per il popolo Cileno (Mapuche, lavoratori e
studenti) non cambia assolutamente nulla perché la costituzione
attuale è quella da lui imposta nel 1980. Noi pensiamo anche che
se l'ex dittatore fosse stato processato non sarebbe cambiato nulla
poiché tutta la struttura giuridica è stata ereditata dal
regime militare.
Tanto meno oggi possiamo illuderci che ci siano delle riforme fondamentali in campo politico.
Basti pensare che l'attuale presidentessa Bachelet, figlia del generale
assassinato per ordine del dittatore, (lei stessa con sua madre
torturata durante il regime) dopo l'esilio in Germania (all'inizio
degli anni '90) rientra in Cile non per esercitare la sua professione
di medico ma per iscriversi all'accademia militare per compiere degli
studi politici e strategici. Successivamente gli Stati Uniti le
concedono una borsa di studio per continuare e finire gli studi nel
loro paese. Bachelet durante il precedente governo di Riccardo Lagos
era il Ministro della Difesa. È evidente il suo stretto rapporto
con le forze armate Cilene.
Già all'inizio del suo governo la signora Bachelet è
stata responsabile di una grande repressione nei confronti di un
milione di studenti (medie inferiori) scesi in piazza per chiedere
l'abrogazione della legge organica sull'educazione varata durante la
dittatura.
Inoltre la presidentessa è fautrice della più forte
repressione mai fatta contro il popolo Mapuche e la militarizzazione di
tre regioni del sud del Cile dove abita questo gruppo etnico.
Il capo del governo ha costretto ad uno sciopero della fame (durato 65
giorni) i prigionieri politici Mapuche che chiedevano la propria
liberazione in quanto i loro processi sono delle montature.
Sei mesi dopo, a settembre di quest'anno, gli studenti delle scuole
medie inferiori hanno occupato il liceo "Lastarria" a Santiago per
esigere l'abolizione della legge dittatoriale. Come unica risposta
hanno avuto l'irruzione violenta della polizia nell'istituto e
l'arresto di molti studenti (età media 13 – 14 anni).
Attualmente alcuni di loro sono ancora detenuti. Oltre a ciò
questa presidentessa ha dato ordine di espulsione dalle scuole di tutti
i responsabili della protesta. Questi studenti non possono più
accedere agli studi poiché vengono considerati dei piccoli
terroristi.
Attualmente la sinistra cilena ed il sindacalismo ufficiale sono molto
deboli. Basti pensare che il partito comunista ha un solo
rappresentante in tutto il territorio nazionale: un sindaco di un
piccolo paese. Il sindacato "centrale unica dei lavoratori" oggi non
rappresenta più del 10% degli operai organizzati.
Invece vediamo che altre organizzazioni politiche (anarchici e altre
realtà di base popolari) stanno portando avanti seriamente
quelle lotte sociali che porteranno ad un reale cambiamento. Noi del
Comitato dei Lavoratori Cileni esiliati pensiamo che in un prossimo
futuro i libertari e gli autogestionari avranno un grande ruolo nella
trasformazione politica e sociale del Cile.
Comitato lavoratori cileni esiliati