Sul numero 39 del 2006 di UN con il
titolo "Diserzione, passione, conflitto, sperimentazione" e sul numero
2 di quest'anno con il titolo "Il politico e il sociale" abbiamo
pubblicato alcuni testi dedicati al tema "Anarchici & politica".
Gli articoli sono del nostro collaboratore Salvo Vaccaro che ci aveva
proposto di iniziare un dibattito su questo tema, suddividendolo
intorno a varie aree tematiche. Sul numero 3 é comparso il
contributo di Walter Siri "Più società meno politica"
La discussione continua con questo pezzo di Massimo Varengo.
Dando per scontato che la ripetizione metodica ed immutabile dei propri
contenuti, se da un lato conferisce sicurezza ai propri componenti e
dall'altro non appare in grado di attrarre nuove energie, se non quelle
già disponibili, per intrinseca vocazione, al coinvolgimento,
occorre interrogarsi se le nostre metodiche siano adeguate al contesto
di riferimento.
Il modo stesso con il quale tali contenuti vengono veicolati deve
essere oggetto di un'attenta analisi, ricordandoci anche del contributo
di uno dei massimi esperti di comunicazione, Noam Chomsky che ebbe a
dire: "In un regime totalitario la volontà del popolo non conta:
ci sono dei manganelli per sistemare tutto. Ma se lo Stato non
può più fare uso del bastone il popolo può alzare
la voce, allora bisogna controllarne il pensiero con la propaganda,
fabbricando il consenso e con delle semplificazioni allettanti per
ridurlo all'apatia. La comunicazione sta alle democrazie come la
violenza sta alle dittature." Se la situazione appare più
complessa, in considerazione dell'alternarsi del bastone e della
carota, del manganello e della propaganda, rimane il fatto che il
sistema globale dell'informazione ci é totalmente nemico (non si
possono considerare le attenzioni della stampa locale, o di qualche
emittente di zona, significative a riguardo).
Nemico anche nel controllo dei più moderni sistemi di
comunicazione (rete e cellulari) che ci costringe ad un continua
autocensura.
Nella contingenza attuale appare quindi importante utilizzare tutte le
contraddizioni possibili, le smagliature più o meno evidenti,
nel sistema Stato per rendere più efficace la nostra azione,
rendendola in grado di favorire lo sviluppo di condizioni più
propizie alla realizzazione del programma, creando situazioni e
consenso intorno al nostro operare.
Una di queste é, ovviamente, il quadro socio-politico nel quale ci troviamo ad agire.
Un quadro colorato dalle tinte di una esigua maggioranza di governo
costretta a rimanere unita pur dovendo differenziarsi nei confronti dei
propri segmenti sociali di riferimento. Una situazione ideale per lo
sviluppo di una miriade di contraddizioni con la quale occorre fare i
conti.
Bisogna subito dire che tale contraddizioni non sono tutte di eguale
portata, non solo; alcune di esse sono sicuramente strumentali per
evidenziare una dialettica interna alla compagine governativa e vengono
agitate al solo fine di placare gli animi della propria base; altre
appaiono più marcate e legate all'andamento delle riforme
strutturali, ma, stante il programma elettorale, difficilmente
porteranno il governo alla crisi; altre ancora, e sono quelle che
più ci debbono interessare, si sviluppano nel rapporto tra
eletti ed elettori, tra le esigenze del ceto politico (in quanto tale)
e quelle della base che lo esprime.
E' importante riuscire a smascherare le false contraddizioni ed essere
presenti nelle pieghe delle vere contraddizioni, senza avere timore di
trovarci al nostro fianco quegli stessi militanti che hanno portato al
governo il centrosinistra, ma neanche senza l'ingenuità di farci
trasportare su un terreno che non é il nostro.
Per essere chiari é evidente il tentativo della sinistra (PRC,
PdCI, Verdi), definita radicale o estrema secondo i vari commentatori,
di ricorrere alla piazza (o meglio di rincorrere la piazza) per cercare
di bilanciare (o di modificare a proprio favore) gli equilibri di
governo.
Dalle manifestazioni sul precariato a quelle attuali per Vicenza, il
suo attivismo da una parte alimenta il dibattito mediatico sulla tenuta
del governo (che nessuno mette in discussione) e dall'altra tende a
controllare le spinte di base, per proporsi come deus ex machina della
conflittualità sociale. Questo tentativo va evidentemente
sconfitto, non tanto perché si usa la piazza per una politica di
riforme (anche nel nostro programma é previsto l'uso dell'azione
diretta di massa come ginnastica preinsurrezionale con il conseguimento
di riforme sostanziali) ma in quanto si usa la piazza ai soli fini del
rafforzamento della delega e quindi della gerarchia.
L'obiettivo della autoorganizzazione appare quindi fondamentale, da
sostenere e da praticare, per scardinare la delega e riprendere nelle
proprie mani la gestione diretta sociale. » evidente che
necessiteranno volontà, energia, intelligenza e tempo
affinché tutto questo avvenga, ma é altrettanto evidente
che la deriva governativa della sinistra ex radicale, apra
indiscutibili spazi per l'azione libertaria, a carattere gradualista.
Occorre approfittare di ogni movimento per fare crescere i processi di
autoorganizzazione e di azione diretta, che rimane obiettivo primario,
da conseguire con la partecipazione e la promozione di organismi
territoriali e settoriali a carattere popolare, nei quali l'impegno
sarà rivolto alla pratica della condivisione delle decisioni e
all'annichilimento di ogni velleità gerarchica, nel rifiuto di
ogni subordinazione alle logiche di rappresentanza politica, ma anche a
quelle di autoreferenzialità.
Un fronte interno a tali organismi che bisognerà affrontare e
che sarà estremamente valorizzante del nostro contributo
specifico sarà quello della solidarietà e del superamento
di ogni logica corporativa, a favore di un'individuazione dei veri
responsabili degli effetti contro i quali si sta lottando.
Emerge in questo contesto la grande importanza che assumono la FAI ed
il movimento libertario nel suo complesso grazie alle
potenzialità legate alla sua diffusione territoriale, alla sua
composizione sociale, alla sua generosità; la promozione di
coordinamenti "interni" di settore, la circolazione di notizie e di
analisi, l'approfondimento dei vari temi, possono essere gli strumenti
per rafforzare la presenza qualificata delle compagne e dei compagni
nei vari contesti.
max. var.