Umanità Nova, n.5 dell'11 febbraio 2007, anno 87

Anarchici & Politica-4
Anarchismo ed autorganizzazione

 
Sul numero 39 del 2006 di UN con il titolo "Diserzione, passione, conflitto, sperimentazione" e sul numero 2 di quest'anno con il titolo "Il politico e il sociale" abbiamo pubblicato alcuni testi dedicati al tema "Anarchici & politica". Gli articoli sono del nostro collaboratore Salvo Vaccaro che ci aveva proposto di iniziare un dibattito su questo tema, suddividendolo intorno a varie aree tematiche. Sul numero 3 é comparso il contributo di Walter Siri "Più società meno politica"
La discussione continua con questo pezzo di Massimo Varengo.

Dando per scontato che la ripetizione metodica ed immutabile dei propri contenuti, se da un lato conferisce sicurezza ai propri componenti e dall'altro non appare in grado di attrarre nuove energie, se non quelle già disponibili, per intrinseca vocazione, al coinvolgimento, occorre interrogarsi se le nostre metodiche siano adeguate al contesto di riferimento.
Il modo stesso con il quale tali contenuti vengono veicolati deve essere oggetto di un'attenta analisi, ricordandoci anche del contributo di uno dei massimi esperti di comunicazione, Noam Chomsky che ebbe a dire: "In un regime totalitario la volontà del popolo non conta: ci sono dei manganelli per sistemare tutto. Ma se lo Stato non può più fare uso del bastone il popolo può alzare la voce, allora bisogna controllarne il pensiero con la propaganda, fabbricando il consenso e con delle semplificazioni allettanti per ridurlo all'apatia. La comunicazione sta alle democrazie come la violenza sta alle dittature." Se la situazione appare più complessa, in considerazione dell'alternarsi del bastone e della carota, del manganello e della propaganda, rimane il fatto che il sistema globale dell'informazione ci é totalmente nemico (non si possono considerare le attenzioni della stampa locale, o di qualche emittente di zona, significative a riguardo).
Nemico anche nel controllo dei più moderni sistemi di comunicazione (rete e cellulari) che ci costringe ad un continua autocensura.
Nella contingenza attuale appare quindi importante utilizzare tutte le contraddizioni possibili, le smagliature più o meno evidenti, nel sistema Stato per rendere più efficace la nostra azione, rendendola in grado di favorire lo sviluppo di condizioni più propizie alla realizzazione del programma, creando situazioni e consenso intorno al nostro operare.
Una di queste é, ovviamente, il quadro socio-politico nel quale ci troviamo ad agire.
Un quadro colorato dalle tinte di una esigua maggioranza di governo costretta a rimanere unita pur dovendo differenziarsi nei confronti dei propri segmenti sociali di riferimento. Una situazione ideale per lo sviluppo di una miriade di contraddizioni con la quale occorre fare i conti.
Bisogna subito dire che tale contraddizioni non sono tutte di eguale portata, non solo; alcune di esse sono sicuramente strumentali per evidenziare una dialettica interna alla compagine governativa e vengono agitate al solo fine di placare gli animi della propria base; altre appaiono più marcate e legate all'andamento delle riforme strutturali, ma, stante il programma elettorale, difficilmente porteranno il governo alla crisi; altre ancora, e sono quelle che più ci debbono interessare, si sviluppano nel rapporto tra eletti ed elettori, tra le esigenze del ceto politico (in quanto tale) e quelle della base che lo esprime.
E' importante riuscire a smascherare le false contraddizioni ed essere presenti nelle pieghe delle vere contraddizioni, senza avere timore di trovarci al nostro fianco quegli stessi militanti che hanno portato al governo il centrosinistra, ma neanche senza l'ingenuità di farci trasportare su un terreno che non é il nostro.
Per essere chiari é evidente il tentativo della sinistra (PRC, PdCI, Verdi), definita radicale o estrema secondo i vari commentatori, di ricorrere alla piazza (o meglio di rincorrere la piazza) per cercare di bilanciare (o di modificare a proprio favore) gli equilibri di governo.
Dalle manifestazioni sul precariato a quelle attuali per Vicenza, il suo attivismo da una parte alimenta il dibattito mediatico sulla tenuta del governo (che nessuno mette in discussione) e dall'altra tende a controllare le spinte di base, per proporsi come deus ex machina della conflittualità sociale. Questo tentativo va evidentemente sconfitto, non tanto perché si usa la piazza per una politica di riforme (anche nel nostro programma é previsto l'uso dell'azione diretta di massa come ginnastica preinsurrezionale con il conseguimento di riforme sostanziali) ma in quanto si usa la piazza ai soli fini del rafforzamento della delega e quindi della gerarchia.
L'obiettivo della autoorganizzazione appare quindi fondamentale, da sostenere e da praticare, per scardinare la delega e riprendere nelle proprie mani la gestione diretta sociale. » evidente che necessiteranno volontà, energia, intelligenza e tempo affinché tutto questo avvenga, ma é altrettanto evidente che la deriva governativa della sinistra ex radicale, apra indiscutibili spazi per l'azione libertaria, a carattere gradualista.
Occorre approfittare di ogni movimento per fare crescere i processi di autoorganizzazione e di azione diretta, che rimane obiettivo primario, da conseguire con la partecipazione e la promozione di organismi territoriali e settoriali a carattere popolare, nei quali l'impegno sarà rivolto alla pratica della condivisione delle decisioni e all'annichilimento di ogni velleità gerarchica, nel rifiuto di ogni subordinazione alle logiche di rappresentanza politica, ma anche a quelle di autoreferenzialità.
Un fronte interno a tali organismi che bisognerà affrontare e che sarà estremamente valorizzante del nostro contributo specifico sarà quello della solidarietà e del superamento di ogni logica corporativa, a favore di un'individuazione dei veri responsabili degli effetti contro i quali si sta lottando.
Emerge in questo contesto la grande importanza che assumono la FAI ed il movimento libertario nel suo complesso grazie alle potenzialità legate alla sua diffusione territoriale, alla sua composizione sociale, alla sua generosità; la promozione di coordinamenti "interni" di settore, la circolazione di notizie e di analisi, l'approfondimento dei vari temi, possono essere gli strumenti per rafforzare la presenza qualificata delle compagne e dei compagni nei vari contesti.

max. var.

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