Umanità Nova, n.6 del 18 febbraio 2007, anno 87

Bologna: l'affaire pattuglianti
L'ombra della questura


La notizia è relativamente vecchia: il 30 gennaio scorso una nota di agenzia informava dell'indagine in corso riguardo un video pubblicato (con foto dal Corriere di Bologna e dal Resto del Carlino) che riprendeva una sequenza dei tafferugli occorsi il 2 giugno 2004, quando, di fronte alle proteste degli antimilitaristi contro la solita parata patriottarda e guerrafondaia, la polizia aveva svolto una "carica di alleggerimento" perché il corteo degli antimilitaristi voleva occupare la piazza.
Di quei fatti abbiamo, come di solito, reso conto nell'inform@zione di "Umanità Nova" (numero 21 del 13 giugno 2004). Quel giorno (come altri giorni ma "quello" adesso è documentato dalla cronaca) erano in azione accanto agli agenti della polizia di Stato anche i volontari della AVPL (Associazione volontariato polizia locale) e quelli delle "Pattuglie Cittadine". Due delle tante strutture di "poliziotti che non stanno in caserma"; delle tante strutture in cui poliziotti e militanti della destra si confondono; una delle tante strutture degli eserciti privati al soldo, di volta in volta, del Ministero degli Interni, del Ministero degli Esteri, del Ministero della Difesa (sic!), del Sismi, del Sisde, del Cesis, del CoPaCo, delle commissioni parlamentari di inchiesta, dei comandi militari italiani e stranieri, dei segretari di partito, degli industriali, etc.
"Body guard" li definiscono. Mercenari, sbirri e fascisti, li abbiamo sempre definiti.
Non ha fatto il giro delle redazioni la notizia "locale" che quattro agenti della questura di Bologna (questa volta agenti in servizio effettivo) sono sotto inchiesta per le percosse "fuori ordinanza" impartite durante una delle tante azioni "anti-bivacco" che si sono svolte nella nostra città. Questa volta il fatto si era svolto in piazza San Francesco, nell'estate del 2005. Malmenati punk, giovinastri, gente con la pelle scura o olivastra. Se non fosse perché fra questi c'era uno studente iraniano-statunitense (deve è lo statunitense a fare la differenza) non ne avremmo saputo più niente, infatti la prima denuncia era già stata archiviata.
Questo inciso serve a riannodare alcuni fili slacciati. Infatti le cronache, quando sono costrette ad occuparsi di questi fatti "incresciosi", omettono il possibile e, di fronte all'impossibile, spezzettano le notizie nelle pagine di cronaca locale.
Si sa, la polizia deve fare il suo mestiere e, quando non ottiene l'ordine con le buone, può fare ricorso a "misure energiche". Sempre per garantire "l'ordine e la sicurezza pubblica" la polizia (ma anche i carabinieri e la guardia di finanza e le 8 polizie di stato, delle regioni, delle province, dei comuni e zoofile e forestali, ecc, ecc) può ricorrere ad operazioni "autorizzate" che vedono l'impiego "non convenzionale" di mezzi e uomini. Quindi il fatto che dei militanti fascisti organizzati "alla luce del sole" in un'associazione di vigilantes aiutino la polizia nelle sue attività, non è cosa di cui scandalizzarsi. Chi si scandalizza ha, evidentemente, la coscienza sporca. La falsa coscienza di chi per difendere i propri privilegi o semplicemente per sfuggire alle proprie fobie non esita a "turarsi il naso" e, se del caso, a "coprirsi gli occhi".
Ma la connessione diretta fra i "pattuglianti cittadini" e la questura di Bologna ci viene confermata dalla pronta smentita del procuratore capo del tribunale di Bologna Di Nicola, come dire "la prima gallina che canta è quella che ha fatto l'uovo". Il nostro Di Nicola è tristemente famoso per aver inaugurato a Bologna il reato di "eversione" per qualsiasi manifestazione di dissenso che non abbia la copertura delle istituzioni; reato contestato "a sinistra", ovviamente, infatti il prode Di Nicola non ha nulla da eccepire di fronte alle reiterate manifestazioni di Forza Nuova, della Fiamma Tricolore e di ogni partito fascista che scorrazza per le nostre vie e le nostre piazze.
Di Nicola dichiara: ''Il fatto che io abbia delegato la Questura a fare le indagini non è casuale - ha infatti detto oggi Di Nicola - significa che ho piena fiducia nei suoi uomini di polizia giudiziaria. Se lo faccio, vuol dire che non ci sono allacci spuri su cui procedere, nemmeno come illazioni".
Ci si potrebbe andare a rileggere le dichiarazioni della procura della repubblica, del presidente della repubblica, ai tempi della Uno Bianca. Vogliamo ricordare il signor Somogy?
Come ci spiega Di Nicola che i volontari della pubblica sicurezza avessero armi proprie ed improprie, che avessero regolare porto d'armi, che siano stati segnalati come mercenari sia nelle repubbliche ex sovietiche che nei Balcani, che alcuni di loro fossero denunciati per ricostruzione del partito fascista? Non ce lo spiega! Qualora ce lo dovesse spiegare si trincererebbe dietro il riserbo, il segreto d'ufficio e, quando non bastasse, il segreto di stato. Sì, perché in quel caso, si potrebbe appurare che il Di Nicola ha degli incarichi speciali, delle dispense, per i servizi offerti allo stato.
Non c'è nessuna "nuova" morale da trarre di fronte a questa ennesima notizia. Quella descritta è la normale configurazione di uno "stato normale", in un "paese normale".
Ecco perché noi anarchici ci ostiniamo a sostenere, fino ad una prova del contrario che non abbiamo ancora avuto la fortuna di verificare, che non vi può essere libertà, solidarietà, eguaglianza, giustizia sociale fino a quando esisterà lo stato. 

Redb

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