Il 7 febbraio sono stati liberati i tre anarchici arrestati ad Atene
in seguito agli scontri durante le manifestazioni in occasione del
Forum sociale Europeo del 2006.
Due dei tre arrestati hanno portato avanti un lungo sciopero della fame che ha avuto pesanti ripercussioni sulla loro salute.
Il loro arresto era stato eseguito dalla polizia greca in seguito alla
testimonianza di alcuni agenti, senza il supporto di alcuna prova.
Agli scioperi proclamati dai lavoratori delle Poste in tutto il
paese, le Poste Polacche hanno risposto con gli strumenti della
repressione e del ricatto. Uno dei principali promotori delle proteste,
Bartosz Kantorczyk, è stato trasferito in un altro ufficio
postale, per cercare di limitare la sua azione sindacale, mentre altri
attivisti sono stati minacciati di venire licenziati per aver
partecipato alle agitazioni. Diverse manifestazioni di
solidarietà sono state organizzate nelle principali città
della Polonia.
Venerdì 9 febbraio diversi attivisti palestinesi, israeliani
ed internazionali che fanno parte di "Anarchici contro il Muro" si sono
ritrovati a Bil'in, un piccolo villaggio a ridosso del Muro
dell'Apartheid per una manifestazione contro quello che il governo
israeliano chiama con un eufemismo "recinzione di sicurezza". Oltre a
bloccare gli spostamenti e i trasporti, il muro occupa circa
metà delle terre che gli abitanti del villaggio usavano per le
poche coltivazioni e per far pascolare gli animali, peggiorando
ulteriormente le condizioni di vita dei palestinesi, già
catastrofiche. La manifestazione è iniziata in modo pacifico,
con slogan di rabbia e scherno nei confronti della polizia e
dell'esercito israeliano, ma presto la situazione è divenuta
tesa, con lanci di pietre da parte di alcuni manifestanti e l'uso di
proiettili di gomma e granate stordenti. I poliziotti ed i soldati si
sono diretti anche contro i manifestanti non-violenti, ma i dimostranti
hanno resistito.
Sabato 10 febbraio altre manifestazioni si sono tenute nel villaggio di
Beit Ommar e nella West Bank, per protestare contro i lavori del
governo israeliano che mettono in pericolo la stabilità della
moschea di Al-Aqsa. In queste manifestazioni 6 bambini tra i 9 ed i 16
anni sono stati feriti dai proiettili sparati dalla polizia e
dall'esercito di Tel Aviv. Due di loro sono in gravi condizioni.
I lavoratori della fabbrica di componenti elettronici "Simclair",
situata in Ayrshire, nel sud della Scozia, hanno occupato lo
stabilimento per protestare contro i licenziamenti e la minaccia di
chiusura. L'azione è avvenuta sabato 10 febbraio ed ha visto 200
lavoratori entrare nella fabbrica per autogestirla. La causa diretta
è stato l'annuncio da parte del padrone di quella e di altre
fabbriche nella zona di chiudere due stabilimenti vicini e licenziare
in tronco 420 operai.
La maggior parte dei lavoratori della "Simclair" fa parte del sindacato
"Community" ("Comunità"), che riunisce soprattutto lavoratori
delle industrie metallifere e tessili.
A cura di Raffaele
Informazioni tratte dai siti internet
www.ainfos.ca
www.indymedia.org
www.infoshop.org