La scorsa settimana Amnesty International ha pubblicato l'ennesimo
rapporto sulla violazione dei diritti umani a Cuba nell'assordante
silenzio dei media italiani che, nonostante il fatto che Cuba
ultimamente sia tornata di gran moda (con Fidel morente...), hanno
pensato bene di non dedicare il minimo spazio alle denunce
dell'organizzazione umanitaria.
Sin dalle prime righe del rapporto, Amnesty ricorda le sistematiche
"violazioni dei diritti umani commesse dal governo di Cuba tra cui, in
particolare, l'imprigionamento di dissidenti politici e giornalisti",
ma ribadisce di giudicare negativamente l'embargo USA.
La libertà d'espressione e d'associazione è una pura
utopia nell'isola governata da Castro, dove "tutti i mezzi
d'informazione stampati e radiofonici sono sotto il controllo statale"
ed anche "l'accesso a Internet è fortemente limitato al di fuori
degli uffici governativi e delle istituzioni educative ufficiali".
Coloro che esprimono critiche nei confronti del regime vengono
frequentemente arrestati e imprigionati, in alcuni casi con l'accusa
(che agli italiani di buona memoria non può non ricordare gli
"arresti preventivi" del periodo fascista) di "pericolosità
pre-criminale". In particolare, "nel corso del 2006, A.I. ha registrato
un aumento delle minacce e delle intimidazioni nei confronti di
giornalisti indipendenti e bibliotecari".
Tra i casi citati nel rapporto, il più emblematico è
quello di Armando Betancourt Reina, giornalista freelance, arrestato il
23 maggio 2006 a Camarguey, mentre prendeva appunti e scattava
fotografie sul luogo in cui veniva eseguito uno sfratto. È stato
accusato di "disordine pubblico" e tenuto per una settimana in
isolamento in una stazione di polizia prima di essere trasferito, il 6
giugno, nella prigione Ceramica Roja, sempre a Camarguey, dove si trova
tuttora.
In totale, secondo Amnesty, vi sarebbero "almeno 67 prigionieri di
coscienza – sindacalisti, insegnanti, giornalisti e difensori dei
diritti umani detenuti per attività del tutto pacifiche –
attualmente in carcere". A questi detenuti andrebbero però
aggiunte altre quattordici persone (13 uomini e una donna) che stanno
scontando la pena fuori dal carcere per ragioni di salute. Inoltre
l'organizzazione umanitaria rivela di stare valutando i casi di decine
di altri detenuti che potrebbero essere considerati prigionieri di
coscienza e di "ricevere quasi quotidianamente notizie di arresti nei
confronti di dissidenti politici, giornalisti indipendenti e persone
critiche nei confronti del regime, il cui unico "reato" è quello
di documentare la situazione dei diritti umani a Cuba. Gli arrestati
vengono lasciati in carcere, in attesa di processo, per mesi o persino
anni. In altri casi, i processi e le condanne avvengono entro pochi
giorni dall'arresto".
Mentre decine di persone sono detenute senza accusa, e in alcuni casi
senza processo, per il sospetto di svolgere attività
controrivoluzionarie o per imputazioni poco chiare, dissidenti e
critici del regime vengono spesso condannati per un reato conosciuto
come "pericolosità sociale". Si tratta di una misura preventiva,
definita come "tendenza a commettere un reato", e volta a colpire
qualsiasi atteggiamento contrario alla "morale socialista" come
l'alcoolismo, la tossicodipendenza e il "comportamento anti-sociale".
In realtà, viene usata contro dissidenti politici, giornalisti
indipendenti e oppositori. Persone processate per "pericolosità
sociale" sono state condannate persino a quattro anni di carcere, anche
se la legge prevede un "trattamento terapeutico", la "rieducazione" o
la "sorveglianza da parte della Polizia rivoluzionaria nazionale".
Accanto alla polizia politica e ai tribunale, ci sono anche le
squadracce del PCC che agiscono alla luce del sole contro coloro che
manifestano le proprie critiche al Leader Maximo e alla sua cricca. Uno
dei metodi più usati è il cosiddetto "atto di ripudio"
(manifestazioni che si svolgono davanti alle abitazioni delle loro
vittime, con minacce contro i dissidenti e i loro familiari, rumori
notturni, lanci di escrementi contro le finestre etc.). A questo
proposito, "nel corso del 2006, A.I. ha registrato un incremento delle
intimidazioni e delle minacce nei confronti di oppositori e dissidenti
politici, ad opera di gruppi semi-ufficiali cui è affidato il
compito di svolgere i cosiddetti atti di ripudio" che sarebbero da
considerarsi "una forma di tortura psicologica, a causa della tensione
nervosa che producono nella vittima e nei suoi familiari".
Accanto alla denuncia delle vessazione del regime castrista, Amnesty
è anche puntuale nel mettere in rilievo gli effetti disastrosi
dell'embargo USA di cui "chiede l'abolizione ritenendo che esso
pregiudichi il pieno godimento, da parte della popolazione e
soprattutto delle sue fasce più deboli e vulnerabili, di tutta
una serie di diritti economici, sociali e culturali, come quelli
all'alimentazione, alla salute e all'igiene. Secondo l'Unicef, la
disponibilità di medicinali e di materiale medico di base
è diminuita proprio a causa dell'embargo Usa".
Il rapporto di Amnesty è invece molto lacunoso sulle situazione
dei detenuti comuni a Cuba che, secondo altre fonti come Human Rights
Watch, vivono in condizioni igieniche molto precarie e sono sottoposti
ad ogni genere di abuso e vessazione da parte delle guardie carcerarie
(in particolare le prostitute e i tossicodipendenti) in un paese che ha
uno dei tassi di popolazione carceraria più alti del mondo (487
detenuti ogni 100mila abitanti, in Italia tanto per intenderci prima
dell'indulto ce ne erano 98). Da parte sua, Amnesty ricorda che "Cuba
mantiene la pena di morte per reati gravi (.) sebbene negli anni scorsi
sia stata applicata raramente. Le ultime esecuzioni note hanno avuto
luogo nell'aprile 2003, quando tre uomini sono stati condannati a morte
per aver dirottato una nave con l'obiettivo di abbandonare l'isola".
Attualmente sarebbero "circa 40 i prigionieri in attesa
dell'esecuzione. Il loro esatto numero, tuttavia, è difficile da
determinare a causa del limitato accesso ai tribunali e agli atti
ufficiali".
Di fronte a questi dati stupisce l'ingenuità di continua a
considerare Cuba qualcosa di diverso da una spietata dittatura e che
magari sono così fessi a credere alle promesse di miglioramenti
dei diritti umani che i gerarchi castristi promettono ad ogni
occasione. Nel corso del 2006, ricorda Amnesty, è stato
rilasciato un solo "prigioniero di coscienza". Alla faccia dei
miglioramenti e delle aperture!
robertino