Il programma elettorale dell'ulivo in materia di istruzione era stato,
a suo tempo, forte e chiaro: niente si distrugge; la riforma Moratti
ormai è fatta, almeno per la scuola elementare e media, e non si
torna indietro, casomai solo qualche aggiustamento; per il superiore si
vedrà.
In perfetta coerenza, il ministro Fioroni, appena insediatosi, espose
il proprio programma di lavoro definendolo suggestivamente come la
politica del cacciavite, ovvero solo piccoli interventi di riparazione
alle altrui malefatte.
Le iniziative intraprese finora non sono state particolarmente
originali: il congelamento della figura gerarchica del tutor e del
documento di schedatura dello studente noto come portfolio delle
competenze – strumenti morattiani già bocciati peraltro
dalla mobilitazione dei lavoratori e dai ricorsi promossi da
sindacalismo di base e associazioni dei genitori. C'è stata poi
l'ennesima riforma dell'esame di stato, anch'essa una consuetudine,
visto che ogni ministro ne fa una, anche se, a dire il vero, non si era
ancora visto una riforma dell'esame varata a metà anno
scolastico e immediatamente decorrente per l'anno in corso.
Tuttavia sono i provvedimenti più recenti che hanno fatto ben
capire il senso della politica del cacciavite. Sì, perché
con il cacciavite si può svitare, ma anche avvitare; si
può destrutturare, ma anche consolidare. Ed è proprio
questo che Fioroni sta facendo, sta consolidando ben bene il già
avviato processo di privatizzazione della scuola italiana.
Con un decreto legge (25.1.07) inserito nel recente decreto Bersani
sulle liberalizzazioni ed un parallelo disegno di legge le scuole
vengono praticamente trasformate in fondazioni gestite da consigli di
amministrazione di cui faranno parte rappresentanti degli enti locali,
del terzo settore e delle imprese.
Il decreto prevede infatti la detassazione per le donazioni in favore
delle istituzioni scolastiche, donazioni che siano finalizzate
all'innovazione tecnologica, all'edilizia scolastica e all'ampliamento
dell'offerta formativa(quindi anche a particolari iniziative
didattiche); gli sgravi, previsti per tutte le persone fisiche e le
imprese, nonché per l'associazionismo no profit, saranno
già possibili nella dichiarazione dei redditi 2008, con
riferimento all'anno fiscale 2007.
A completamento del quadro, un disegno di legge prevede la delega al
ministro della pubblica istruzione per emanare, entro un anno, decreti
di riordino degli organi collegiali, di cui sono definiti già i
contenuti. Tra le altre cose si prevede l'ingresso nel consiglio di
istituto, (attualmente composto da una rappresentanza eletta di
docenti, personale non docente - assistente, tecnico, amministrativo -,
studenti, genitori più il dirigente scolastico) di
"rappresentanti delle autonomie locali, dell'università, delle
associazioni, delle fondazioni, del mondo economico, del terzo settore,
del lavoro e delle realtà sociali e culturali presenti sul
territorio". Si prevede inoltre un'estensione dei poteri della giunta
del consigli in merito alle decisioni economico finanziarie,
all'aspetto amministrativo - contabile e alla gestione delle risorse
ottenute con donazioni ed altri contributi.
Si porta così a compimento il processo di aziendalizzazione
della scuola pubblica in iniziato dieci anni fa con Berlinguer: adesso
Fioroni trasforma un organo collegiale, sia pure condizionato da tutti
i limiti del meccanismo della delega rappresentativa, in un vero e
proprio consiglio di amministrazione di una struttura aziendale. Il
presupposto giustificatorio è la solita vecchia storia del
rapporto scuola territorio, rapporto che in realtà viene
interpretato a senso unico, ovvero subordinazione della scuola alle
esigenze dettate dal mercato e dall'impresa. Un processo che, come
è facile capire, si fa particolarmente appetibile soprattutto
nell'ambito dell'istruzione tecnica e professionale.
Ma tornando alla questione quattrini, emergono altre considerazioni. La
detrazione del 19% prevista per i soggetti che effettuano donazioni
comporta un costo per l'erario, che nel decreto è già
stato quantificato nell'ordine di 54 milioni di euro per l'esercizio
finanziario 2008 e di 31 milioni per il 2009. Ed è già
previsto che il ministero dell'economia recupererà con un taglio
di importo equivalente sui fondi destinati alle scuole pubbliche.
Almeno due le considerazioni che si impongono: le scuole più
snobbate dall'impresa (es. scuole dell'infanzia, primaria etc..)
subiranno il taglio dei fondi statali senza magari aver beneficiato di
donazioni private. Infine, nelle scuole private (ora dette paritarie),
i genitori potranno pagare una parte della retta sotto forma di
donazione, beneficiando delle detrazioni previste, che lo stato
ripianerà con tagli sulle scuole pubbliche. Una rocambolesca
partita di giro studiata su misura per far trionfare la scuola dei
padroni; una manovra che va contrastata.
Patrizia Nesti