Umanità Nova, n.7 del 25 febbraio 2007, anno 87

La scuola degli sponsor
La politica del cacciavite



Il programma elettorale dell'ulivo in materia di istruzione era stato, a suo tempo, forte e chiaro: niente si distrugge; la riforma Moratti ormai è fatta, almeno per la scuola elementare e media, e non si torna indietro, casomai solo qualche aggiustamento; per il superiore si vedrà.
In perfetta coerenza, il ministro Fioroni, appena insediatosi, espose il proprio programma di lavoro definendolo suggestivamente come la politica del cacciavite, ovvero solo piccoli interventi di riparazione alle altrui malefatte.
Le iniziative intraprese finora non sono state particolarmente originali: il congelamento della figura gerarchica del tutor e del documento di schedatura dello studente noto come portfolio delle competenze – strumenti morattiani già bocciati peraltro dalla mobilitazione dei lavoratori e dai ricorsi promossi da sindacalismo di base e associazioni dei genitori. C'è stata poi l'ennesima riforma dell'esame di stato, anch'essa una consuetudine, visto che ogni ministro ne fa una, anche se, a dire il vero, non si era ancora visto una riforma dell'esame varata a metà anno scolastico e immediatamente decorrente per l'anno in corso.
Tuttavia sono i provvedimenti più recenti che hanno fatto ben capire il senso della politica del cacciavite. Sì, perché con il cacciavite si può svitare, ma anche avvitare; si può destrutturare, ma anche consolidare. Ed è proprio questo che Fioroni sta facendo, sta consolidando ben bene il già avviato processo di privatizzazione della scuola italiana.
Con un decreto legge (25.1.07) inserito nel recente decreto Bersani sulle liberalizzazioni ed un parallelo disegno di legge le scuole vengono praticamente trasformate in fondazioni gestite da consigli di amministrazione di cui faranno parte rappresentanti degli enti locali, del terzo settore e delle imprese.
Il decreto prevede infatti la detassazione per le donazioni in favore delle istituzioni scolastiche, donazioni che siano finalizzate all'innovazione tecnologica, all'edilizia scolastica e all'ampliamento dell'offerta formativa(quindi anche a particolari iniziative didattiche); gli sgravi, previsti per tutte le persone fisiche e le imprese, nonché per l'associazionismo no profit, saranno già possibili nella dichiarazione dei redditi 2008, con riferimento all'anno fiscale 2007.
A completamento del quadro, un disegno di legge prevede la delega al ministro della pubblica istruzione per emanare, entro un anno, decreti di riordino degli organi collegiali, di cui sono definiti già i contenuti. Tra le altre cose si prevede l'ingresso nel consiglio di istituto, (attualmente composto da una rappresentanza eletta di docenti, personale non docente - assistente, tecnico, amministrativo -, studenti, genitori più il dirigente scolastico) di "rappresentanti delle autonomie locali, dell'università, delle associazioni, delle fondazioni, del mondo economico, del terzo settore, del lavoro e delle realtà sociali e culturali presenti sul territorio". Si prevede inoltre un'estensione dei poteri della giunta del consigli in merito alle decisioni economico finanziarie, all'aspetto amministrativo - contabile e alla gestione delle risorse ottenute con donazioni ed altri contributi.
Si porta così a compimento il processo di aziendalizzazione della scuola pubblica in iniziato dieci anni fa con Berlinguer: adesso Fioroni trasforma un organo collegiale, sia pure condizionato da tutti i limiti del meccanismo della delega rappresentativa, in un vero e proprio consiglio di amministrazione di una struttura aziendale. Il presupposto giustificatorio è la solita vecchia storia del rapporto scuola territorio, rapporto che in realtà viene interpretato a senso unico, ovvero subordinazione della scuola alle esigenze dettate dal mercato e dall'impresa. Un processo che, come è facile capire, si fa particolarmente appetibile soprattutto nell'ambito dell'istruzione tecnica e professionale.
Ma tornando alla questione quattrini, emergono altre considerazioni. La detrazione del 19% prevista per i soggetti che effettuano donazioni comporta un costo per l'erario, che nel decreto è già stato quantificato nell'ordine di 54 milioni di euro per l'esercizio finanziario 2008 e di 31 milioni per il 2009. Ed è già previsto che il ministero dell'economia recupererà con un taglio di importo equivalente sui fondi destinati alle scuole pubbliche. Almeno due le considerazioni che si impongono: le scuole più snobbate dall'impresa (es. scuole dell'infanzia, primaria etc..) subiranno il taglio dei fondi statali senza magari aver beneficiato di donazioni private. Infine, nelle scuole private (ora dette paritarie), i genitori potranno pagare una parte della retta sotto forma di donazione, beneficiando delle detrazioni previste, che lo stato ripianerà con tagli sulle scuole pubbliche. Una rocambolesca partita di giro studiata su misura per far trionfare la scuola dei padroni; una manovra che va contrastata.

Patrizia Nesti

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